In ordine cronologico

Conte, Duca e pur Patrono

Una vicenda immaginifica

Lo scrittore Gian Antonio Cibotto, scomparso il 12 agosto, si fregiava di tre titoli: Conte di Lendinara, Duca di Vallier, Patrono della Vangadizza. E' avvolta nel mistero la genesi di questi riconoscimenti, così come la loro autenticità, sulla quale peraltro c'è chi è disposto a giurare. Ma altri propendono invece per un gioco, sottilmente ironico, imbastito dallo stesso scrittore che amava gli scherzi e le iperboli. Noi abbiamo provato ad indagare sul campo, partendo dal Caffè Grande di Lendinara, insieme allo scrittore Giancarlo Marinelli. E abbiamo fatto alcune scoperte. Eccole.

Prima o poi giocherò con te

Correva l'anno 1955 quando la mia famiglia si trasferì dal centro storico di Venezia all'isola del Lido. Fino a un secolo prima, il Lido era solamente una striscia di sabbia lunga dodici chilometri, che divideva la laguna dal mare Adriatico. L'attività prevalente era l'agricoltura. Ma qualcosa di speciale doveva comunque avere, il Lido, in quanto personaggi come Lord Byron, Alfred De Musset, George Sand e altri scrittori, artisti e poeti, spesso si rifugiavano lì a cercare l'ispirazione per le loro opere.

E dopo di allora io sarò mei miei libri

Toni Cibotto e l'idea della morte

Avevo letto Cibotto e volevo andare a Scano Boa. Dice già tutto questa frase del giornalista e scrittore Gianni Mura riferita al romanzo più celebre di Gian Antonio "Toni" Cibotto, Scano Boa. Talento purissimo, sognatore anarchico, sempre controcorrente, Cibotto, scomparso a 92 anni il 12 agosto, è uno dei maggiori scrittori del Novecento. Lo ricordiamo con un suo scritto tratto dal libro "Il principe stanco" edito da Neri Pozza, in cui dialoga sulla morte con un altro grande scrittore, e suo amico, come Giovanni Comisso.