In ordine cronologico

Marco, il pinguino che si credeva uomo

Una fantastica avventura

Un pinguino di nome Marco usciva tutti i giorni dall'acquario di Trieste e se ne andava tranquillamente a passeggio per le vie della città. Se vedeva una macchina fotografica si metteva in posa. Ha vissuto 32 anni -un autentico record- nell'acquario triestino, dal 1953 al 1985. Per Trieste è stato un simbolo. Un mito e una leggenda. Un delizioso libriccino di Roberto Covaz ne ricostruisce la storia. Svelando anche alcuni retroscena ancora inediti. Come il fatto che Marco, in realtà, venne rapito, e che diversamente da quel che si credeva non era un maschio ma una femmina. La scoperta fu fatta solo dopo la sua morte, con l'autopsia. Venne imbalsamato e chiuso in una teca. Ma non è mai stato esposto al pubblico.

In morte del clown

Una riflessione d'autore

Di antica e blasonata famiglia circense, Giancarlo Cavedo, cremonese trapiantato a Verona, che con l'esilarante personaggio del celebre clown Cirillino ha fatto ridere più generazioni -viene considerato uno dei maggiori artisti del Novecento- si è scoperto scrittore alla bella età di ottantuno anni, e ha sfornato un delizioso libriccino intitolato "Al Circo, non solo salti mortali", che è una gustosa vetrinetta di personaggi circensi antichi e moderni, con storielle, scritti e aneddoti vari. E' la sua seconda fatica letteraria dopo "La mia vita sotto il tendone" uscito due anni fa. E non sembra avere intenzione di smettere. Il suo baule di memorie è ancora bello pieno.

La forza pura della parola nuda

Un evento d'eccezione

Sorprende, in questi tempi malati, vedere una città che pullula di incontri letterari, con piazze strapiene di gente che ascolta parole, liriche e racconti, come accade a Rovigo nei giorni magici del festival dei libri e della musica "Rovigoracconta". Moltissimi appuntamenti con scrittori celebri e non, nuove scoperte, e personaggi della musica e dello spettacolo. Concerti e animazioni anche per i bambini. Aperti bar, negozi e librerie in una città viva e brulicante, che dedica anche un omaggio commosso a Gian Antonio Cibotto, il suo scrittore più celebre.