In ordine cronologico

Libertà e dintorni al tempo del virus

Opinioni d'autore

Sull'emergenza coronavirus e le sue conseguenze, soprattutto in tema di libertà individuali, abbiamo chiesto un'opinione a un noto legale, l'avvocato Francesco Mocellin, da tempo in prima fila nella battaglia per i diritti civili. La sua è una riflessione piuttosto critica nei confronti delle disposizioni "pesantemente e progressivamente sempre più restrittive" emanate dal governo italiano per il contenimento dell'epidemia. Misure che "ci lasciano perplessi" sostiene il legale. "Il perdurare della situazione attuale di castrazione di qualsiasi relazione sociale e di annullamento dell'attività economica non appare sostenibile nel medio o ancor meno nel lungo termine, piaccia o no ai fautori del principio: la salute prima di tutto".

Ne usciremo solo bevendo

Cronache marziane

Mentre tutto il mondo si affanna, attraverso le proprie più e meno valide comunità scientifiche, a cercare di trovare la pallottola capace di ammazzare lo stupido nemico invisibile (e invincibile, almeno per ora) che ci affligge e che ci sta uccidendo, dal quale possiamo solo scappare nascondendoci perché se ci ammaliamo non sappiamo nemmeno che medicine prendere, è confortevole sapere che c'è chi, pur non appartenendo ad alcun gruppo di scienziati, un antidoto lo ha trovato. E pare che funzioni davvero. Ecco i consigli preziosi dell'Assoenologi italiana e del presidente della repubblica di Bielorussia Aljeksandr Lukashenko, l'unico Paese d'Europa dove si gioca ancora al calcio. Per sorridere un po'. Ci salveranno il vino, la grappa e la vodka. Magari.

Panic room 5

Nessuna resa mai

Smettetela di dire che andrà tutto bene. Per favore. Non andrà tutto bene. Non potrà più andare tutto bene. E' andato tutto male. E' già andato tutto male, e non si potrà tornare indietro. Possiamo solo aspettarci che vada anche peggio. Abbiamo contato migliaia di morti e milioni di danni. E ne continueremo a contare ancora. Non si può più dire che andrà tutto bene. Quella che era una speranza bella, un grido di ottimismo, di voglia di vita, aveva un senso quando non c'erano ancora delle vittime. Adesso non ha più alcun senso. Anzi. Davanti a quel corteo di bare che sfila silenzioso per le strade, diventa persino irritante. Offensivo e irrispettoso per tutti quelli che non ci sono più a causa del coronavirus.

Avete ragione sono vecchio fatemi andare

Cronache dell'altro mondo

Che siano rimasti pochi posti disponibili nei reparti di terapia intensiva degli ospedali italiani a causa del coronavirus, è un problema reale e drammatico. Un Paese normale si preoccuperebbe di aumentare ovunque il numero dei posti letto, e conseguentemente di respiratori, macchinari, medici e infermieri, anche con soluzioni di emergenza, come l'allestimento di ospedali da campo. A nessun Paese normale verrebbe in mente di lasciar morire i vecchi, come invece suggeriscono di fare non dei tristi e lugubri burloni ma addirittura dei medici anestesisti rianimatori di una "Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva" chiamata Siaarti. Questi affermano senza alcun pudore che "può rendersi necessario un limite di età nell'accesso alla terapia intensiva". Semplicemente aberrante.

Salviamoli ci sono anche loro

Uomini, donne, bambini e animali

E' un piccolo problema, per carità, rispetto al grande dramma che si sta consumando. Ma è pur sempre un problema. E piuttosto grave, anche. Perché ci sono delle persone, uomini, donne, bambini, e degli animali, che non stanno morendo di coronavirus ma stanno morendo di fame a causa del coronavirus. Sono gli artisti e gli animali dei circhi italiani (un centinaio i circhi, duemila gli animali più diversi, dai cavalli ai cammelli, dalle tigri ai leoni agli elefanti, alcune decine di migliaia i posti di lavoro). Sono costretti alla fame, loro e i loro animali, per l'impossibilità di dare spettacoli e quindi di incassare i soldi necessari alla sopravvivenza quotidiana. Loro non possono fare nient'altro, nemmeno cercare un altro posto di lavoro, dato che è tutto chiuso. Noi qualcosa possiamo fare.

Panic room 4

E' sempre più emergenza

Il micidiale coronavirus non sembra volersi arrestare. Anzi. Continua la sua corsa dappertutto, e con lui l'escalation di contagiati e di vittime. Ormai non più solo in Italia ma nel resto dell'Europa e del mondo. Unico dato positivo è che in Cina la situazione migliora. Ma quello che preoccupa, più che l'assenza di un antidoto, è che nessuno, nemmeno tra gli scienziati, riesce a prevedere quando inizierà la curva discendente del contagio. Chi si spinge ad azzardare qualche previsione, ipotizza che il contagio proseguirà, con numeri sempre crescenti, ancora per un mese. Sarà durissima. Ma avremo il tempo di pensare al dopovirus, che non si presenterà per niente facile. Perché nulla tornerà uguale a prima. Ma intanto stiamo in casa per favore.

Non andrà tutto bene

Nel Paese della paura

Sono belli, poetici, allegri e colorati. Anche commoventi, pieni di ottimismo, di speranza (e ce n'è tanto bisogno), quegli arcobaleni con la scritta "Andrà tutto bene", che tanti bambini disegnano in questi giorni nelle loro case di tutta Italia, dove sono costretti loro malgrado a vivere da reclusi senza averne alcuna colpa, per ripararsi dalle insidie di un morbo nuovo, un nemico cattivo che non conosciamo, che non sappiamo come affrontare, e che continua a farci del male, molto male. Possiamo solo proteggerci, più che possiamo, seguendo strettamente le indicazioni delle autorità sanitarie. Ma siamo sicuri che quando passerà -perchè prima o poi è certo che passerà, questa è l'unica cosa certa- sarà andato davvero tutto bene?

Le strade di Vienna la notte

Le nuove poesie di Fabio Strinati

Non finisce mai di sorprenderci Fabio Strinati, uno dei più interessanti giovani poeti italiani dallo stile raffinato, profondo e originale. Anche stavolta, in queste nuove poesie tradotte in tedesco dalla penna felice di Klaus Ebner, poeta, scrittore, saggista e traduttore molto conosciuto in Austria (scrive sulle società multiculturali, le mentalità differenti, le lingue e le etnie), mostra il suo deciso respiro internazionale dopo gli approdi in altre lingue come il catalano e l'albanese. Chi avesse voglia di rileggerlo, può richiamare dal nostro archivio elettronico gli articoli "Soffia nel vento la poesia di Strinati" (tradotto in catalano da Carles Duarte i Montserrat), "Tutto un respiro il vento di Berat" (tradotto in albanese da E. Sella), e "Un lipogramma a onor del Baffo".

Panic room 3

Emergenza continua

Ormai è chiaro: il coronavirus non è soltanto un'influenza "appena più seria di un'influenza normale" come sembrava in un primo momento, e come qualche virologo l'aveva incautamente battezzata. Ora il rischio è davvero quello di una pandemia, mette in guardia l'Organizzazione mondiale della sanità. Proprio quello che nessuno si aspettava. Prepariamoci a chiudere il Belpaese e a blindare sessanta milioni di italiani come la Cina ha blindato, e con misure assai più drastiche, sessanta milioni di cinesi, ottenendo qualche risultato positivo nel contenimento del morbo. Ma niente panico né ribellioni inutili e sciocche. Diamoci una calmata e seguiamo con scrupolo e attenzione le regole che ci vengono date dalle autorità sanitarie competenti. Una volta tanto non facciamo gli idioti.

Dagli incubi di Gaudì ai fantasmi del Corsaro

"Il mio folle temerario giro del mondo", II° puntata

Prosegue la demenziale crociera intorno al mondo del medico-scrittore pluripremiato Giorgio Bertolizio (ultimo riconoscimento il prestigioso Premio Nabokov) con la complicità della leggiadra consorte, la celebre modista Vera Storani. Eccoci alla seconda tragica puntata, in esclusiva per "Il Ridotto", de "Il mio folle temerario giro del mondo". Indagando con acutezza e ironia sul passaggio tra mito e realtà sulle orme di Giulio Verne, lo scrittore racconta il suo peregrinare città dopo città con risultati ora esilaranti ora deprimenti. E' uno scellerato diario di bordo sulla scia del famoso "Giornale di Viaggio" scritto da Michel Montaigne, però con abissali differenze. Anzitutto perché Montaigne era Montaigne. E poi perché Bertolizio non ha avuto la sua audace disinvoltura descrivendo dettagliatamente i momenti critici della sua diuresi e delle sue funzioni intestinali. Buon divertimento.

Panic room 2

Un contagio tira l'altro

Sarebbe interessante sapere -ma nessuno ce lo ha detto- quanti dei morti per coronavirus nel nostro Paese si erano vaccinati contro l'influenza. In Italia è ancora bassissima la percentuale di coloro che si vaccinano (appena il 15 per cento) nonostante che l'influenza cosiddetta "normale" abbia fatto -almeno finora- molte più vittime del famigerato coronavirus. Intanto nella fogna dei social spunta chi si diverte a dar la colpa ai giornali per aver scatenato il panico tra la popolazione spingendola ad assaltare i supermercati per fare incetta di generi alimentari neanche fossimo in guerra. E' un colossale equivoco: non tocca ai media rassicurare, come neanche drammatizzare. Ai media spetta l'unico compito di informare correttamente verificando l'esattezza delle notizie date. Tutto il contrario di quanto avviene nelle pattumiere dei social.