È guerra aperta ai circhi equestri

È guerra aperta
ai circhi equestri

Arriva un'imponente campagna mediatica

Michele Casale

Dosi sempre più massicce, ma non sempre corrette, di propaganda contro l'uso degli animali nei circhi. Una battaglia che i complessi italiani, qualche volta colpevoli, stanno perdendo senza avere la forza per combatterla. Una crociata che non va curiosamente a toccare altre situazioni, dagli ippodromi agli zoo fino ai macelli, dove gli animali sono trattati molto peggio. Ma i circhi italiani, diversamente da altri Paesi d'Europa, soffrono anche per l'incapacità di rinnovarsi.

Stéphanie di Monaco con gli elefanti. La Principessa, che presiede il Festival del circo di Montecarlo, ne ha adottati due, Baby e Nepal, salvandoli dalla morte (fonte it.lifestyle.yahoo.com)..

ROMA – Finite ormai da un bel pezzo le vacanze di Natale, i circhi italiani sono ritornati alla consueta calma piatta e al solito barcamenarsi fra una piazza e l'altra in cerca di fortuna. In questi giorni però, l’ambiente circense ha subìto un forte scossone per mano dall’agguerrito popolo animalista, nell’infinita ed estenuante battaglia contro gli spettacoli con gli animali. Qualcuno giustamente potrebbe obiettare: dove sta la novità?

In effetti la questione è vecchia come il cucco, se non fosse che questa volta è in atto una vera campagna anticirco su giornali e televisioni nazionali come forse mai si era vista prima. Fino a qualche tempo fa, infatti, l’argomento al massimo veniva trattato in piccoli giornali e televisioni di provincia, e vedeva come protagonisti della protesta spesso singoli soggetti particolarmente sensibili alle sorti animali.

Questa volta il clamore è maggiore, ma come succede sempre, la materia circense risulta praticamente ostile per i giornalisti di casa nostra, i quali sovente inciampano nei classici luoghi comuni e nella spiccata sensibilità esibita a buon mercato, senza una vera ricerca di informazioni sul campo che renderebbe il tutto più trasparente e credibile. Adoperarsi per chiedere in giro se si è contro il maltrattamento degli animali, è come chiedere se si è contro la fame nel mondo o contro la guerra. La risposta è di un’ovvietà imbarazzante, oltre al fatto che il maltrattamento, in ogni caso, deve essere provato.

Il buon Giuseppe Caporale su Repubblica – per citarne uno dei tanti – ha affrontato la questione basandosi unicamente sulla voce animalista, prendendo tutto come oro colato e condannando il circo italiano senza alcuna possibilità di appello. Nell’articolo si parla di trenta milioni di euro di soldi pubblici percepiti dai circhi italiani negli ultimi anni, mentre bastava consultare la ripartizione del Fus, il fondo unico per lo spettacolo (disponibile in rete, senza fare troppa strada), per accorgersi che in realtà i soldi elargiti alle strutture circensi non sono nemmeno la metà.

Insomma, è assolutamente legittimo mettere in discussione la presenza degli animali nei circhi, ma è importante farlo in maniera trasparente e consentendo a tutti i soggetti in causa – come avviene di norma nei paesi civili e democratici – di poter esprimere le proprie ragioni. In più, pur volendo comprendere le ragioni animaliste, risultano oscure le differenze tra un animale esibito al circo per scopi di lucro e un animale esibito in una fotografia per la raccolta di fondi e la vendita di gadget per il sostentamento delle associazioni stesse.

Nel frattempo, il circo italiano per giocarsi al meglio le sue carte ha schierato le truppe cammellate chiamate a raccolta per serrare le fila, con i siti del settore e le associazioni di categoria scatenate su tutti i fronti. La visione giustamente di parte, però, probabilmente non sarà sufficiente a sbrogliare l’ingarbugliata matassa.

Indubbiamente, tutto questo clamore non può certo nascondere le problematiche dei circhi italiani, arroccati da anni esclusivamente nella strenua difesa degli animali, e incapaci di aprirsi a nuove forme di spettacoli che non prevedano necessariamente la presenza di animali esotici. Discorso a parte per i cavalli, tassello importante nella storia del circo, grazie all’ufficiale Philip Astley e ai suoi spettacoli equestri.

Oltretutto, pur volendo obiettare sui numeri a cavallo, si dovrebbero mettere in discussione ippodromi, stalle e maneggi, e la faccenda diventerebbe troppo ampia e complicata. Non sappiamo in tutto questo, le reazioni alle invettive animaliste da parte di artisti e operatori di circo contemporaneo, i quali, non toccati dalla faccenda, solitamente si mantengono a distanza.

Negli ultimi anni nel nostro Paese, bisogna dire, c’è stato un sensibile e innegabile aumento di realtà contemporanee e di festival di una certa importanza artistica. L’esempio della Francia, da anni impegnata esclusivamente nel finanziamento di progetti circensi meritevoli, senza particolari preclusioni in fatto di animali, magari potrebbe essere una valida alternativa alla nostra spesso scriteriata ripartizione di soldi pubblici.

Marzo, 2015

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