Ah! Brisighella

Ah! Brisighella

L'età dell'oro delle Feste Medievali di Brisighella
in un bel libro (a tiratura limitata).

Luca Colferai

Per tutti gli anni ottanta dello scorso secolo, e po' dopo, le Feste Medievali di Brisighella furono un appuntamento eccezionale e irrinunciabile di tutte le estati italiane. Create dal genio visionario di Andrea Vitali (esperto di medioevo e di tarocchi) e dal genio amministrativo di Vincenzo Galassini (due volte sindaco della cittadina) unite all'ospitalità di tutto il paese, erano in quegli anni al vertice della cultura italiana ed europea, offrendo non solo spettacoli colti e divertenti, coinvolgenti e unici, ma anche artisti di grande livello. Un libro ricorda, succinto ma esaustivo (e con tante foto), quegli appuntamenti irripetibili.

Feste Medievali di Brisighella - Gli Anni d'Oro 1980-1995 (a cura di Andrea Vitali e Vincenzo Galassini; editore Fondazione La Memoria storica di Brisighella; 288 pagine; isbn 9788897550457; s.i.p.).
Da sinistra: Roberto Bianchin (inviato de La Repubblica); Andrea Vitali (direttore artistico delle Feste Medievali di Brisighella); Paolo Emanuele Zancopè (Gran Priore e Fondatore della Compagnia de Calza «I Antichi») nel 1986.

COSMOPOLI – Il volume, stampato a tiratura limitata di trecento copie (senza indicazione di prezzo, ma in vendita in rete a 20 euro), in formato quadrotto, è edito da Carta Bianca Faenza, per conto della fondazione  La Memoria storica di Brisighella «I Naldi - Gli Spada» nella collana I Quadri della Fondazione (quindicesimo titolo); è composto di 288 pagine stampate a colori su carta patinata;, copertina su carta modigliani avorio; esso raccoglie con dovizia foto e testi (un po' meno purtroppo didascalie): testimonianze, contributi, ricordi. È un'opera fondamentale per capire rapidamente due cose (i testi sono rapidi ed essenziali): uno, come fare un festival di grande successo, di grande novità, di grande cultura; due, che è praticamente impossibile farlo. Tranne ovviamente se non siete Andrea Vitali, Vincenzo Galassini e tutta Brisighella giù nei lontani anni ottanta.

Sarà sicuramente un titolo imprescindibile per tutti i ricercatori del futuro, di storia, di costume, di arte e spettacolo.

Per fare meno fatica (ma perché è già stata fatta, non per altro) riproponiamo qui il contributo inviato ai redattori del libro come testimonianza della partecipazione della Compagnia de Calza «I Antichi» a molte edizioni delle Feste Medievali di Brisighella.

«Ah Brisighella! Siamo ancora tutti là. C'è Zane Cope che monta a cavallo facendo esplodere l'armatura (preda bellica da incursione nei magazzini di un teatro lirico veneziano) scagliando rivetti a metri di distanza; c'è il conte Emile Targhetta d'Audriffet de Greoux, ambasciatore plenipotenziario di Francia in visita alla Rocca, accompagnato dal fido scudiero Michele; c'è la contessa Mafalda Malpighi, già Regina delle Cortigiane di Venezia, che scatena gli ormoni della soldataglia reclutata su per le colline a Fagnano, Pieve Tho, e giù giù fino alla pianura forlivense; c'è Bobby R. White Fra Dolcino e i suoi dolciniani tra cui il frate tremendo John Matthews; e il Doge dei Nicolotti e i suoi armigeri sfavillanti d'ottoni e puntuti di daghe e di picche; e i Compagni de Calza cinquecenteschi dalle torce sgocciolanti; e Dionigi di Naldo da Brisighella; e il Nano Guido (di Castità); e le mense che si mangiano e prima si pagano in brisighelli.

«Ah Brisighella! E c'è Gigiolè che si aggira fumigante di tartufi brandendo poderose pignatte ramate; e c'è il campanile che batte tutte le ore di notte e tutte le mezz'ore che ci sono dentro; c'è Francisco D'Andrea l'usignolo di Caracas che gorgheggia in onore dell'uomo d'arme Dionigi di Naldo; c'è Andrea Vitali al fulmicotone che insegue luci fumi attori e attrezzi, commedie e funambolismi; ci sono anche le ceramiche, gli strozzapreti, l'olio e l'albana che scorre a fiumi; zanzare, corazze ed elmi roventi; un treno che passa, oppure no, ed è impossibile fermare.

«Ah Brisighella! C'è il Ponte del Trapasso e tutti i Cavalieri dell'Apocalisse, il Farmacista Papa Pazzo e suoi recalcitranti assistenti e soprattutto pazienti; c'è il Banco per l'Arruolamento alle Crociate con le scosciate cortigiane veneziane giovani e anche anziane; c'è un cannone di cartone a grandezza innaturale trainato a cavalcioni dell'automobile giù fino al grande campo del Trionfo della Morte. C'è il Principe Maurice nei veli e corni di Marchetta Polo e c'è il Gran Kahn CuginoMichele che parla solo Pechinese (uof uof!); Marney Taylor il tastierista pazzo e astemio che ha preso la cotta e la solana. Ci sono amori che nascono in piscina; resse e risse; avventure alle terme; confessioni tra i castagni; razzi sparati ad esplodere contro la grandine.

«Ah Brisighella! Le Feste Medievali non sono uno spazio nel tempo né un tempo nello spazio: sono un buco, un nucleo, un gioiello nello spazio e nel tempo. Sono un infundibulo (iso)cronosinclastico: esse esistono di per sé iperuranicamente fuori e dentro questo universo e lì rimarranno per sempre (almeno finché continueremo a ricordare qualcosa) e ogni tanto appaiono e dispaiono nel presente, nel passato e nel futuro.

«Ah Brisighella! Il prato davanti a Pieve Tho costellato di torce fumanti; angeli e demoni che volano sprizzando scintille e vampe; gli ebani intarsiati nella penombra della curia di Faenza, dove un supplice Zane Cope chiede anticipato permesso al vescovo per giocare con il Giudizio Universale; le mense all'aperto per figuranti interpreti e comparse che siedono a tavola e non hanno smesso né costumi né personaggi; l'ipertricotico dorso di RagazzoCarlo.

«Ah Brisighella! Ci sono Capitani da Mar senza vascelli né ciurme né remi; c'è Messieur Le Roi vessillifero dell'enteroclisma che riceve lettere osannanti in falsetto francese; ci sono angeli palestrati e poeti al prosecco; e ci sono cornamuse medieval hard rock punk metal e ghironde, flauti pifferi e tamburi; ci sono i tornei tra cavalieri in pesante romanesco; c'è la Strega Jurubeba tra filtri e macumbe; Cleonice la mamma di tutte le cortigiane e le sue ancelle; c'è il Pitima e c'è il Poeta al Bazuka; c'è anche il principe Tavor di Transilvania.

«Sì: siamo ancora tutti là. A Brisighella.

«Ah Brisighella!»

Aprile, 2016