Aisha e Aleksandre lacrime e bugie

Aisha e Aleksandre
lacrime e bugie

Più lacrime per la giraffa che per l'ippopotamo. Aveva commosso l'Italia, due anni fa, la storia di Aleksandre, la giraffa maschio di quattro anni morta di crepacuore a Imola dopo essere scappata dal circo di Rinaldo Orfei. La morte di Aisha, un ippopotamo femmina di otto anni, uccisa da un'auto a Macerata dopo essere stata liberata in un blitz animalista dal circo di Miranda Orfei, non ha destato la stessa indignazione.

Barnum & Bailey greatest show on earth : The only baby giraffe in America (1916, litografia 102x77 cm; Boston Public Library, flickr.com).

Strano. Eppure le storie si assomigliano: animali che fuggono dai circhi e che trovano la morte. Uguale l’inizio, uguale la stessa, tragica fine.

Aleksandre, un bel giraffone alto tre metri e mezzo, novecento e venti chili di peso, si trovò libero all’improvviso, fuori dal recinto, una limpida mattina di settembre. Erano le otto e mezza del 21 settembre 2012, primo giorno d’autunno.

Respirò profondamente, si guardò intorno. Non aveva mai visto quel mondo. E cominciò a caracollare. Piano. Poi iniziò a correre. Veloce, sempre più veloce. Dalla zona dell’autodromo, nella parte sud della città, dove si era attendato il circo, fino alle strade del centro, e poi fino al recinto di uno stabilimento della Coop, in via Selice. Fu qui che lo trovarono, dopo un lungo inseguimento, gli agenti della polizia provinciale.

Gli spararono un paio di siringhe di anestetico con un fucile a narcotico. Una dose doppia, per addormentarlo. Lo riportarono al circo. Alle tre del pomeriggio si svegliò, si alzò in piedi, crollò e morì. Arresto cardiaco. Ucciso da un misto di paura, stress e adrenalina, dissero.

La morte della giraffa commosse grandi e piccoli. E fu l’occasione per mettere sotto accusa, per l’ennesima volta, i circhi. E per rinnovare alle autorità le richieste di vietare l’impiego di animali sotto gli chapiteau.

Anche l’ippopotamo Aisha, una femmina pesante otto quintali, ha trovato la morte su una strada. La provinciale 361, a Villa Potenza, vicino a Macerata. Anche lei stava correndo, anche lei, sicuramente spaventata, non sapeva bene dove andare.

È stata centrata in pieno da un’auto, una Polo, è morta sul colpo. Il giovane che guidava, un ragazzo di venticinque anni, è rimasto ferito. Ha detto che non credeva ai suoi occhi quando i fari della macchina hanno illuminato l’ippopotamo. Non ha potuto fare nulla per evitarla, ha raccontato. Erano le dieci e mezza della sera del 28 dicembre 2014.

Aisha viveva al circo da quando era nata. La sera in cui è morta era stata liberata da un blitz di alcuni mentecatti che si definiscono animalisti, e che pensano che liberare gli animali dai circhi significhi ridare loro quella libertà di cui sono stati ingiustamente privati. Non capiscono che così facendo li condannano invece a morte certa.

Avevano spaccato le serrature, aperto cancelli e recinti e fatto fuggire anche cavalli, lama, struzzi e zebre, tutti poi recuperati. «Quello che fanno è criminale, non pensano alle conseguenze dei loro gesti», accusa Daviso Montemagno, titolare del circo che porta il nome di Miranda Orfei.

Non sanno che da decenni ormai una legge vieta l’importazione di animali esotici. Che quindi tutti gli animali che vivono nei circhi sono nati nei circhi. E che fuori dai circhi non sopravvivrebbero. «Nei circhi gli animali si riproducono, fuori si estinguono«, dicono i soci del Cadec, il club degli amici del circo.

Inoltre non capiscono, i sedicenti animalisti, che se è lecito manifestare contro l’impiego di animali nel circo, non lo è affatto far fuggire gli animali, sabotare le attrezzature, danneggiare i camion, tagliare i tendoni, strappare i manifesti, insultare i circensi, gli artisti, gli spettatori.

Non vorremmo che la grande emozione per la morte della giraffa fosse stata suscitata dal fatto che l’animale era scappato dal circo – così sembrava – per colpa della disattenzione dei cattivi circensi, mentre la fine dell’ippopotamo, liberato dai buoni animalisti dalle grinfie dei suoi persecutori, è stata percepita soltanto come l’epilogo tragico e fortuito di una fuga giusta e felice.

Dispiace deludere qualcuno. Ma in entrambi i casi, l’ippopotamo e la giraffa sono stati condannati a morte proprio da quei minus habens che sbraitavano di volerli salvare.

«La fuga della giraffa è stata provocata da qualcuno che ha tagliato la cinghia che si utilizza per fissare la recinzione», aveva dichiarato Aldo Martini, responsabile del circo intitolato a Rinaldo Orfei, il giorno stesso della fuga dell’animale.

Non lo ha ascoltato nessuno. Nessuno gli ha creduto.

Gennaio, 2015