Al diavolo il sirtaki

Al diavolo
il sirtaki

Ma che diamine! Ci avete torturato per mesi, ed era solo un anno fa, con questa storia della Grecia, Grecia sì Grecia no, Grecia corrotta, Grecia piena di debiti, Grecia fuori dal controllo, Grecia fuori dall'Europa, Grexit, Oddio che paura, se crolla la Grecia crolla anche l'Europa, ma no poverini, come faremo senza Omero, senza l'Iliade e l'Odissea, senza Aiace Telamonio e Piè Veloce Achille, senza la tragedia greca, senza l'ouzo, il bouzouki e il sirtaki.

Danzatori di sirtaki (fonte: www.pinterest.com).

Ci avete parlato ogni giorno, fino allo sfinimento, di quel ragazzo dalla faccia pulita e dal nome che fai fatica a pronunciare perché è come un fischio fastidioso tra le labbra, Tsipras, il volto nuovo della politica europea, ma che dico europea, mondiale, la rivelazione degli anni duemila, il difensore dei poveri, il nuovo leader della sinistra internazionalista, finalmente, il faro che mancava, beati i greci che nel loro disastro hanno trovato un grande leader, candidiamolo anche in Italia, anzi, chiediamogli che faccia il presidente del consiglio.

Tanto, noi e i greci, i greci e noi, una faccia una razza.

E quell’altro bel tomo, poi, di Varoufakis, il pensatore, il filosofo, il nuovo guru della finanza mondiale, lo stratega, quello che conosce tutte le mosse vincenti, quello che sa trasformare in oro l’immondizia, il nuovo sex simbol inseguito in ogni parte del globo da donne di varie età e condizione sociale, che ha finito per affondarsi da solo prima ancora di cominciare a navigare.

Sarebbe comica se non fosse tragica. Quante stupidaggini. Quante illusioni. Quanti inganni. Quante parole buttate. Quanto tempo perso.

Un anno è passato dai giorni della grande crisi greca che minacciava di travolgere l’Europa e dopo l’Europa il mondo. Un anno è passato da quando Tsipras ha formato il suo nuovo governo e si è inchinato a novanta gradi ai diktat dell’Europa per non farsi buttare fuori come uno straccione dal salotto buono.

Un anno è passato. Appunto. E della Grecia, misteriosamente, non si parla più. Prima ne parlavano tutti. Anche (e soprattutto) quelli che non ne sapevano nulla. Ora non ne parla proprio più nessuno. Nessun articolo sui giornali, nessuna trasmissione televisiva, nessun dibattito in nessun parlamento, nulla di nulla anche sul web.

Che strano. Cosa sarà successo alla Grecia? Sarà affondata come Atlantide? O avrà incredibilmente risolto, con un colpo di bacchetta magica, tutti i suoi pesantissimi problemi?

Abbiamo provato a fare una piccola indagine, chiedendo conto ad alcune persone che conoscono la situazione, anche perché vivono lì. Le loro risposte sono sorprendenti. Anche se poi non tanto. E sono univoche: rispetto a un anno fa non è cambiato proprio niente. Il Paese è sempre alla bancarotta. Povero. Indebitato. Sull’orlo del collasso. I conti sono sempre in rosso, e non si vede, non dico una ripresa o uno sviluppo, ma nemmeno una via d’uscita.

È solo che, curiosamente, della Grecia non si parla più. Argomento già usato, dimenticato, non serve più. Adesso ci sono altre questioni da gettare nel calderone. La Libia, per esempio. Massì, meglio occuparsi della Libia, almeno lì c’è la guerra, e con la guerra si guadagna. Al diavolo il sirtaki.

LA PAGELLA
Tsipras, Varoufakis : voto 4

Marzo, 2016