Al museo delle maschere un carnevale speciale

Al museo delle maschere
un carnevale speciale

Antiche collezioni in mostra in Friuli Venezia Giulia

Luca Alfonsi

Alla scoperta di storie e tradizioni dimenticate attraverso le maschere suggestive esposte nei numerosi musei etnografici della regione. Da quello di Udine a quello di Malborghetto, dal Museo carnico delle arti e tradizioni popolari di Tolmezzo a quello dell'arte e della civiltà contadina di Andreis. Per finire tra le sorprese di Casa Ruttar a Clodig di Grimacco nelle fantastiche Valli del Natisone. Un viaggio avventuroso nei carnevali del passato.

Maschera da regina e maschera da uomo (fonte museocarnico.it).

TOLMEZZO (Udine) – Mica c’è solo il carnevale di Venezia. Nemmeno solo quello di Viareggio. E tanto meno solo quello, caldissimo, di Rio. Grandi e piccoli, belli e brutti, sono molti i carnevali in giro per il mondo. Simbolo del paganesimo per eccellenza, il carnevale è stato infatti nei secoli un momento dell'anno particolarmente sentito e festeggiato quasi ovunque.

In Friuli Venezia Giulia, per esempio, una regione in cui le manifestazioni pagane sopravvissute o che si sono fuse e confuse con quelle cristiane sono ancora significative, ecco che il carnevale diventa una scusa per scoprire storia e tradizioni di questo speciale territorio attraverso le collezioni di maschere dei suoi musei etnografici.

Già, perché se Venezia, sempre per fare un esempio, a differenza di molte altre città del mondo non ha un Museo del Carnevale, che pure non stonerebbe nella variegata panoplia di istituzioni museali cittadine, nella vicina regione si possono invece trovare interessanti tracce e testimonianze carnascialesche di varie epoche in parecchi musei.

A Udine, il nuovo Museo etnografico del Friuli ha una sezione dedicata alla divisione del tempo nel corso dell'anno e al calendario con i vari eventi e culti. Qui scopriamo che la tradizione delle maschere non riguarda solo il breve periodo di carnevale, ma l'intero inverno.

Ce lo conferma il Museo etnografico Palazzo Veneziano di Malborghetto, dove si ammirano in particolare le maschere dei krampus, gli spaventosi diavoli che nella Val Canale accompagnano San Nicolò il cinque dicembre.

Molto diversa è invece la tradizione della Carnia, documentata al Museo carnico delle arti e tradizioni popolari di Tolmezzo: le numerose maschere qui conservate non sono mai terrificanti, ma anzi sono per lo più ridanciane e caricaturali. Si tratta di solito di maschere di legno, che potevano essere arricchite con materiali prodotti dall'agricoltura locale, come le barbe del mais o la canapa.

Esempi del genere si trovano anche al Museo dell'arte e della civiltà contadina di Andreis, che testimonia delle tradizioni culturali della montagna pordenonese.

Infine, un'autentica sorpresa attende il visitatore a Clodig di Grimacco, nelle Valli del Natisone, dove la passione di un solo uomo ha messo insieme una collezione imponente di oggetti di uso quotidiano di vario tipo: casa Ruttar, che offre anche un servizio di bed&breakfast, è un vero e proprio museo etnografico ricchissimo di collezioni ordinate e sorprendenti.

Due sono in particolare i tipi di maschere presenti: quelle in alluminio o acciaio, ricavate dalle gavette militari non più usate («Una volta non si buttava via niente», dice il signor Ruttar), e quelle in vimini, utilizzate nelle sfilate del pust, il carnevale tipico di queste valli di lingua e cultura slovena.

Per chi apprezza le maschere tradizionali, ma allo stesso tempo non vuole perdersi la festa, un altro appuntamento da non mancare è a Tarcento, dove il sabato di carnevale le maschere tipiche, chiamate tomàts, sono utilizzate negli
strîts, scenette satiriche che vengono proposte di borgo in borgo nell'intera cittadina. ★

Gennaio, 2015