Aldo Manuzio: un rivoluzionario editore

Aldo Manuzio
un rivoluzionario editore

Libri e dipinti da un'epoca affascinante

Maria Luisa Pavanini

Alle nuove Gallerie dell’Accademia è in corso una mostra ricca e raffinata per celebrare il quinto centenario della morte di Aldo Manuzio (Bassiano 1449 - Venezia 1515). L’esposizione, a cura di Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Giulio Manieri Elia, commemora uno dei più famosi ed illuminati stampatori della storia dell’editoria del cinquecento. Esposti non solo libri rari e bellissimi ma anche dipinti provenienti dai musei d’America ed Europa. Una mostra intelligente ed affascinante con ottima audioguida.

L'ancora e il delfino (Festina Lente: affrettati con calma) il simbolo delle edizioni aldine.
Lorenzo Lotto, Allegoria della Virtù e del Vizio (National Gallery of Art, Washington, Samuel H. Kress Collection).

VENEZIA – Se protagonista è la pagina stampata i curatori fanno, con sapienza, dialogare i libri di Manuzio con alcuni capolavori della pittura e della scultura di quel rivoluzionario periodo. Dal 1490 alla morte di Manuzio Venezia si trasforma da una città ancora legata alla cultura tardo gotica, in una metropoli cosmopolita e rinascimentale.

Una fiorente stagione, che vede protagonisti della statura di Giovanni Bellini anziano, ma ancora capace di rinnovarsi attraverso gli occhi del suo allievo Giorgione, Carpaccio, Cima da Conegliano, Tiziano, Durer oltre a scultori come Tullio Lombardo, calligrafi come Bartolomeo Sanvito e incisori come Giulio Campagnola.

Aldo Manuzio rese disponibili i testi per questa nuova cultura in edizioni impeccabili per la cura filologica ed un design innovativo capace di migliorare la leggibilità e facilità d’uso da parte del lettore.
Non solo stampò i classici greci e latini, ma anche i nuovi esponenti della letteratura in volgare da Dante a Petrarca, Bembo, Sannazzaro ed Erasmo da Rotterdam.

Per la prima volta apparvero i classici tascabili (al tempo conosciuti con il termine greco enchiridion ἐγχειρίδιον, che sta in una mano) ed ottennero un successo non solo presso gli studiosi, ma anche presso le corti italiane ed in tutta l’Europa colta e cosmopolita. Questo precursore della BUR fece entrare nelle case dell’aristocrazia e della nuova borghesia mercantile veneziana libri, ritratti individuali e dipinti mitologici.

La diffusione di quadri di soggetto naturalistico, di cui il più famoso è La tempesta di Giorgione ebbe un ruolo fondamentale nell’Italia del tempo. È una cultura nuova che si manifesta, sia nella rivoluzione delle arti figurative, che in campo scientifico con i ritratti di Luca Pacioli e Guidubaldo da Montefeltro del 1495 e di Erasmo da Rotterdam del 1515.

Aldo Manuzio segna un passaggio epocale, quello che conduce dalla cultura del manoscritto all’età della stampa.

La rilettura della cultura classica greco-romana non è più intesa come sterile esercizio erudito, ma come stimolo potente verso la comprensione del presente. Un colpo d’occhio esaltante sul tipo di stampe prodotte a Venezia tra il 1490-1515 che riesce a restituire l’entusiasmo, l’innovazione, la sperimentazione, che permearono quel periodo cruciale.

L’esposizione intende anche chiarire i contorni e le differenze tra «la produzione di stampe» e «la stampa». Ove con stampa s’intenda la produzione di libri e per «produzione di stampe» le calcografie realizzate incidendo lastre di rame a bulino per riprodurre immagini oltre le xilografie.

Il catalogo dei libri di questo rivoluzionario stampatore ha incarnato in tutta l’Europa del Cinquecento ed oltre l’idea stessa di biblioteca ideale.

«Aldo ha intenzione di costruire una biblioteca che non abbia altro confine che il mondo stesso» (Erasmo da Rotterdam).

Aldo Manuzio, nonostante gli anni tremendi in cui si trovò ad operare, anni di guerre, di paure, ma anche di stimoli culturali, fu il primo a comprendere le potenzialità del libro tipografico. Egli trasformò il libro in ciò che sarebbe diventato: il più efficace strumento di trasmissione della conoscenza umana. Non solo, ma seppe infondere stile e bellezza, armonia di geometrie nella composizione tipografica delle pagine, e perfino nel disegno dei caratteri a stampa (sua l'invenzione del corsivo, o meglio, dell'italico.

Quest’uomo di origini quasi ignote, maestro di latino e greco, divenne il più autorevole interprete di quella rivoluzione. La mostra racconta un’arte ed una cultura nuove. Non sono esposti solo libri rari e bellissimi ma anche dipinti provenienti dai musei d’America ed Europa; con le parole di Cesare De Michelis, presidente del comitato per il cinquecentenario di Manuzio: «è una mostra sui doni del libro».

Aprile, 2016