Alla ricerca di identità

Alla ricerca
di identità

Kokoro di Lali Ayguadé

Francesca Federica Fattorini

Anima e Cuore sono i poli concettuali racchiusi nel termine Kokoro, il titolo della coreografia di Lali Ayguadé, presentata al Teatro India, nel grande insediamento industriale, sulle rive del Tevere, nei locali dell’ex fabbrica Mira Lanza. Il luogo è suggestivo e graffiante come lo spettacolo di Lali Ayguadé, l’exceptional dancer, come la critica inglese l’ha denominata nel 2010.

Sergí Parés, Diego Sinniger de Salas, Anna Calsina Forrellad, Nick Coutsier, in Kokoro di Lali Ayguadé.

ROMA – Nata a Barcellona, Lali Ayguadé, dopo un percorso professionale in varie compagnie tra cui Anne Teresa De Keermaeker, Wim Vandekeybus e Akram Khan, nel 2010 decide di fondare la sua compagnia di teatro-danza, per esprimere un linguaggio versatile e imporsi al pubblico internazionale con una propria estetica.

Selezionata da Aerowaves, il network europeo volto al supporto dei coreografi emergenti, è giunta a Roma con la sua prima coreografia lunga  Kokoro, presentata all’interno del programma  dna: :aerowaves del Romaeuropa Festival.

Per i giapponesi la parola  kokoro, letteralmente cuore, è intesa come sentimento, ma anche come pensiero, racchiude un significato ampio e apparentemente contraddittorio. In Occidente, infatti, spirito e mente afferiscono a sfere interiori diverse. Emozione e raziocinio. C’è una divisione dicotomica tra il sentimento e il pensiero, tra il corpo e l’anima. Nella concezione orientale, invece, c’è continuità: anima, mente e spirito sono un  unicum nell’esperienza umana. Ed è a questa visione amplificata dell’essere che allude la coreografa.

Quattro danzatori. Quattro identità. Complici ed ostili, affiatati e annoiati, vitali e sensuali, ciascuno esprime la propria personalità e la continua trasformazione della vita, dell’amore, l’effimera bellezza dell’essere umano, la transitorietà delle cose. Un giorno bambini, un giorno adulti, un giorno vecchi. Particolare è l’uso delle mani che guida e lancia il corpo dei danzatori nella direzione di un racconto personale, ciascuno caratterizzato da un’energia specifica. Alla ricerca dell’amore per se stessi e per l’altro, alla scoperta della propria identità.

Ironia e pessimismo si alternano ritmicamente indagando la relazione esistente tra lo spazio pubblico e lo spazio privato dell’individuo. In scena, lo spazio sociale è rappresentato da tre panche da chiesa, in cui la varia umanità si mostra con tutte le sue bizzarrie e i suoi pudori. Lo spazio privato, invece, è rappresentato da una poltrona in cui, a turno, i danzatori-attori si siedono e rivelano il vissuto interiore.

A consentire questo visionario percorso coreografico, quattro danzatori con background professionali molto diversi: c’è l’acrobata Sergí Parés, c’è Diego Sinniger de Salas formatosi nell’hip hop, c’è Anna Calsina Forrellad attrice e danzatrice e il ballerino Nick Coutsier. Lo stile di ognuno apporta allo spettacolo ricchezza e varietà, un incontro di stili e influenze.

Kokoro, in fondo, è un elogio alla bellezza della diversità, un invito a guardare oltre ciò che è noto, per scoprire che la differenza può tradursi in un’opportunità di crescita e di diversa complementarietà. Per dare un senso a ciò che ne sembra privo.

Dicembre, 2016