Allegri si cambia

Allegri si cambia

La dura legge del pallone

Gabriele Drago

Può sembrare strano, per non dire folle, che una società di calcio che vince il campionato per cinque anni di seguito, come ha fatto la Juventus in Italia, decida di cacciare il proprio allenatore, Massimiliano Allegri, che solo qualche giorno prima aveva invece annunciato che restava. Non sono state dette in pubblico le ragioni del divorzio. Che risiedono nella delusione della sconfitta in Europa. Sono cinque anni che Allegri non risce a vincere la Champions, l'unico obiettivo che interessa veramente alla società. E non ce l'ha fatta nemmeno quest'anno che gli avevano messo a disposizione uno dei più forti giocatori del mondo come Cristiano Ronaldo. Licenziamento a questo punto inevitabile.

Massimiliano Allegri quando giocava nel Cagliari (fonte: Vistanet).

Può sembrare folle cambiare un allenatore che vince lo scudetto da cinque anni di seguito, come nel caso di Massimiliano Allegri detto Max alla Juventus detta Juve. E invece no. Perché, anche se non l’hanno detto, e hanno divorziato con una certa eleganza (stile Juve, lo chiamano, mah), meglio sarebbe dire con la ben nota ipocrisia sabauda nonché bianconera, la ragione c’è, ed è una sola.

Semplicissima e anche plausibile: la Juventus ha cacciato Allegri, che aveva ancora un anno di contratto, perché non ha vinto la Champions League, nonostante che proprio per vincerla gli avessero messo a disposizione, con un enorme sacrificio economico, uno dei due migliori giocatori al mondo (non ci interessa qui aprire l’infantile dibattito se sia migliore lui o Messi La Pulce), come Cristiano Cr7 Ronaldo.

La Juve, infatti, mica ha preso Ronaldo per vincere il campionato italiano (noiosissimo appunto, inutile e monocorde da cinque anni per mancanza assoluta di competitività), per il quale bastavano e avanzavano i giocatori che aveva, e che avrebbe conquistato anche con Cuccureddu in panchina. La rosa, secondo la Juve, era competitiva anche per la Champions, non a caso lo stesso Allegri in cinque anni era arrivato per ben due volte alla finale, che poi aveva perso contro Real Madrid e Barcellona per manifesta inferiorità. Ovverosia perché mancava quel top player, come si dice oggi, vale a dire quel fuoriclasse capace di fare la differenza, che invece Barcellona (Messi) e Real (Cr7) avevano.

Per questo i signori padroni menti pensanti (pensanti?) della Juve ritenevano che bastasse acquistare un fuoriclasse per colmare il divario, et voilà, il gioco fosse fatto. Sbagliato. Il calcio non è matematica e dieci più uno non fa sempre undici. Serve anche qualcos’altro. Con Ronaldo, che comunque il suo dovere lo ha fatto fino in fondo, la Juve che quest’anno avrebbe dovuto vincere la Champions a mani basse e ad occhi chiusi, si è fermata addirittura ai quarti di finale, cacciata via da un’anonima squadrettina, peraltro peperina, di sconosciuti olandesini.

Indiscutibilmente un fallimento. Che se non è colpa di Ronaldo, forse è colpa di una rosa di giocatori molto sopravvalutata, ma probabilmente è colpa anche di un allenatore anche lui sopravvalutato, e soprattutto senza alcuna esperienza internazionale. Come Allegri appunto, che ha zero esperienza in questo campo, non avendo mai allenato fuori dai confini dello stivale (i suoi orizzonti si fermano tra Grosseto e Sassuolo), e che le uniche partite che ha giocato all’estero sono solo quelle che ha fatto con la Juve. Troppo poco.

Per questo Allegri ha (giustamente) pagato. Perché se ha vinto in Italia, dove non ha rivali (mancanza di concorrenti validi, in realtà), ha sempre perso in Europa, anche quando ha avuto in squadra il top player che mancava. Forse non consapevole di questo (è livornese), Allegri ha fatto un altro errore dopo quelli fatti in Champions: quello di dire, solo pochi giorni fa, che lui aveva deciso di rimanere alla Juve. Lui. Non sapeva, il poverino (o non credeva), che la Juve aveva invece deciso che non lo voleva più. Che figura. Ma così va il mondo.

Ora avrà modo di meditare, e magari di fare qualche esperienza all’estero, che potrà insegnargli qualcosa. La Juve, invece, se vorrà, com’è logico, puntare a vincere quella Champions che non riesce proprio a conquistare (per lo scudetto nessun problema, può giocare anche senza allenatore), dovrà cercare di accaparrarsi un tecnico con comprovata esperienza internazionale.

I nomi che corrono, di mister italiani, peraltro validi, non servono a nulla: si ricadrebbe nell’identico errore della scelta di Allegri. Ma i tecnici italiani di spessore internazionale sono rarissimi, per la precisione soltanto due, ma pare che non siano disponibili, perché uno dovrebbe restare a Napoli, l’altro potrebbe andare all’Inter. Non resterà allora che volgere lo sguardo oltreconfine. Senza badare a spese o suggestioni di altro tipo. Il calcio ribalta e rovescia, e tutto quello che fino a ieri sembrava impossibile, da domani all’improvviso può sembrarne un’altra cosa. E capovolgere dogmi e certezze.

LA PAGELLA

Juventus Football Club. Voto: 5,5
Massimiliano Allegri. Voto: 5,5

Maggio, 2019