armi di distrazione di massa

Armi di distrazione
di massa

Enrico Caine

La sperimentazione medico-farmaceutica unitamente agli innumerevoli test sugli animali finalizzati a verificare la tossicità dei prodotti di largo consumo che include una vastissima lista di articoli — similmente alla filiera dell’industria alimentare macello/allevamento intensivo-consumatore — ha potenti alleati, tra i quali le tecniche di distrazione. Il percorso che termina sugli scaffali delle farmacie, dei negozi, o del supermercato, non ha visibilità né accesso alle preliminari fasi dell'approvvigionamento, della cattura, della detenzione, della paura, della sofferenza fisica e psichica, della tortura, dell’orrore, in attesa di una liberatoria morte.

Pablo Picasso, Cubismo 1937 (Tate Gallery, Londra).

La mano dell’inconsapevole consumatore che riceve dalla commessa il farmaco, o che raccoglie dal ripiano la fettina di manzo o la crema antirughe o il detergente per la casa, brancola nel buio dell’ignoranza o della (quasi) totale disinformazione, generata da una conscia o inconscia volontà di rimuovere quel senso di disagio che immediatamente emerge al pensiero di essere messi nella condizione di dover o poter prendere coscienza di quello che c’è dietro.

È un aspetto fondamentale: collegare la vendita di un prodotto o di un servizio ad uno stato emotivo è un caposaldo delle tecniche pubblicitarie e di marketing. Fare breccia sulla leva del cuore o comunque rientrante nell’ampia sfera emozionale piuttosto che su quella razionale quale mezzo di persuasione, determina risultati sorprendenti.

Il grande successo di prodotti con tecnologia touch che a quanto sopra coniuga la riconquista da parte dell’adulto della piena legittimazione a toccare a piacimento le lisce e multicolori superfici di tavolette elettroniche e telefonini intelligenti ne sono una chiara dimostrazione.

Pertanto, al contrario, scollegare e dissociare la vendita di un farmaco, di una crema o delle ali di pollo alla penosa realtà retrostante, attraverso le varie tecniche di distrazione, solleva i consumatori da una presa di posizione, autorizza ad una sospensione se non ad un indeterminato rinvio di giudizio, legittima la continuazione dei (presunti) bisogni.

Veniamo distratti dal dover conoscere la verità, dal formulare un’opinione, dal guardare il dolore e la disperazione delle vittime innocenti negli occhi. Veniamo distratti dall’inaccessibilità a informazioni e dati, dalla persuasione pubblicitaria e mediatica, dall’associazione ad atteggiamenti aprioristicamente definiti come utili od etici, dalla presentazione asettica delle merci, dalla pigrizia o dalla paura di sapere.

La giovane mamma compra le scaloppine, rilucenti nell’attraente confezione senza dover vedere e sentire niente: non deve tapparsi le orecchie per levarsi dalla testa le urla della mucca cui viene sottratto il figlio. Non deve chiudere gli occhi per non guardare gli occhi terrorizzati del vitellino, separato dalla madre (c’è sventura peggiore per un cucciolo?) e costretto ad una immobile e dolorosa contenzione per mantenere chiare le sue carni. La signora accarezza la costosa confezione di crema antirughe senza dover assistere al test di Draize per effettuare il quale si utilizzano i delicati occhi dei conigli albini fino a ridurli ad informi ammassi sanguinolenti.

Il grande consumatore di farmaci in cui l’umano è stato trasformato ingolla la pasticca senza dover partecipare alla scioccante vivisezione di un cucciolo di beagle, identico al suo tanto amato Pillo, che lo attende scodinzolante sul divano di casa, pronto a mangiare quei deliziosi croccantini (frutto di altra sperimentazione animale!).

La vegliarda sfoggia vezzosa la pelliccia di visone ma è sollevata da una visita agli allevamenti-lager ove poter ammirare le procedure di detenzione delle bestiole fattrici e di scannamento della prole.

Carenza di informazione, quindi.

O forse disinformazione.

Viviamo nel paradosso di una società sempre più connessa e nella quale è apparentemente possibile accedere ad ogni dato senza renderci conto che le informazioni cui si ha accesso, sono quelle che altri hanno preparato per noi. Le hanno preparate per noi le agenzie governative, le grandi lobbies, le multinazionali, le big pharma, le catene distributive, i detentori dei grandi network, e gli strateghi della comunicazione, i creativi, i pubblicitari ce le rendono digeribili…

Reagire a tale stato di cose è impresa assai difficile. La potenza della tecnica di distrazione si basa sulla capacità di generare negli individui un meccanismo di auto-assoluzione liberatoria da ogni eventuale senso di colpa. È necessario un atto di volontà forte e consapevole. L’infinito oceano di internet nel quale è possibile trovare tutto ed il suo contrario, fornisce qualche aiuto, non solo sul piano della capacità di diffusione anche del pensiero libero, della posizione contro e critica, impensabile prima, ma anche sul piano dei contenuti.

Molti dei dati oggigiorno reperibili sul web, frutto del coraggio di molti attivisti (spesso ingiustamente incriminati per i loro atti di liberazione), e della determinazione di cittadini sempre più sensibili alla sofferenza animale, cominciano a squarciare il velo di protezione.

Ma il grosso del lavoro spetta ad ognuno di noi. Sono convinto che una piena consapevolezza della realtà delle cose trasformerebbe radicalmente i nostri stili di vita. Voglio credere che ben pochi del popolo dei consumatori sarebbero in grado di commettere atrocità o provocare la morte ad altri esseri senzienti, se ne fossero richiesti.

Sono cose che quando si incontrano lasciano il segno e spesso è indelebile: lo dimostra l’effetto che suscitano le rare trasmissioni e servizi giornalistici che affrontano coraggiosamente questi temi: la risposta dell’audience è sempre pronta, e capace di determinare clamorose conseguenze. Anche i meno sensibili potrebbero essere interessati ad un consumo realmente più consapevole. Magari solo per non sentirsi presi per idioti.

Anche popolazioni di umani vengono maltrattate al fine di soddisfare altri umani: una enormità di prodotti, specialmente di abbigliamento, vengono confezionati da poveri disgraziati, molti minorenni, per una paga in decimi di euro al giorno, in condizioni facilmente immaginabili. I consumatori stessi vengono colpiti: innumerevoli prodotti, specialmente alimentari, contengono sostanze di bassa qualità, se non nocive (per quanto non ancora illegali).

Consultate le etichette di moltissimi prodotti industriali da forno: oli o grassi vegetali (seppur trionfalmente descritti come «non idrogenati», una vera carognata al fisico propinataci fino a ieri) sono una costante nella lista degli ingredienti ma andrebbero evitati se non temuti, come alcuni oli tropicali (cocco, palma, etc.). Per non parlare degli ogm, che promette un futuro pieno di potenziali pericoli ma un presente colmo di miliardi (di euro). ★

Giugno, 2013