Auguste Rodin e Camille l'arte, l'amore e la pazzia

Auguste Rodin e Camille
l'arte, l'amore e la pazzia

Le avventure delle coppie più celebri

Maria Luisa Pavanini

Iniziamo un viaggio a ritroso nel tempo fra intrighi e misteri delle coppie più famose del mondo, unite dall'amore e dalla ricerca artistica. In questa prima puntata, la straziante vicenda dello scultore francese Auguste Rodin e della sua allieva prediletta Camille Claudel, che finì tragicamente i suoi giorni rinchiusa in un manicomio rimpiangendo di non essersi dedicata ai bei vestiti e ai bei cappelli anziché a quelle stupide, ruvide pietre.

Camille Claudel a diciannove anni (1884,  fonte wikipedia.org).
Camille Claudel (con Jessie Lipscomb) nell'atelier al 117 di rue Notre-Dame-des-Champs (foto  William Elborne, 1887; fonte wikipedia.org).)
Auguste Rodin fotografato da Nadar nel 1891 (fonte wikipedia.org).

Che coppia! Si usa dire così, in molti Paesi del mondo, quando si vuole indicare un’unione fuori dal comune fra due persone fuori dal comune. Alcune si fregiarono persino del titolo de «la coppia più bella del mondo». Adriano Celentano ci scrisse anche una canzone. Molte sono state, in tutti i tempi, le coppie celebri. Nell’arte, quelle unite dall’amore e dalla ricerca artistica hanno portato, nel secolo scorso, una linfa preziosa con lo scambio di idee, di intuizioni, di scoperte spesso rivoluzionarie. Ma solo raramente queste intense e romantiche storie d’arte e d’amore ebbero un lieto fine. Più spesso si conclusero in modo tragico, soprattutto per le donne.

La creatività di coppia è vitale e ambigua, fatta oltre che di passione e di dialogo, anche di competizione e gelosia. Basta pensare che fin dall’antichità le donne potevano essere pittrici, come Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi. Ma scultrici, no. Le cose non cambiarono molto nell’Ottocento, anche se la presenza di donne scultrici crebbe. In quasi tutte le accademie e scuole pubbliche d’Europa l’ammissione delle donne venne accettata faticosamente solo negli ultimi decenni del secolo.

La storia di Camille e Auguste è esemplare: una bella ragazza, giovane e volonterosa, vuole fare la scultrice. Incontra un maestro di cui s’innamora. Lavora ed è felice. Lui è Auguste Rodin, lo scultore ufficiale di Francia, alle prese con commissioni di stato difficili e impegnative, ma insoddisfacenti per i committenti, perché sta rivoluzionando la concezione della scultura tradizionale. Rodin scioglie le teste e le facce dei grandi. Un esempio per tutti: Balzac.

Quando dalla provincia arriva la bella Camille, scultrice portentosa, alla quale Rodin farà tagliare il marmo, un compito di massima fiducia, il destino è segnato. Genio e follia caratterizzeranno la vita di questa dotata allieva di uno dei più rivoluzionari scultori. Follia per aver scelto di dedicarsi alla scultura, creando scompiglio in famiglia, per essersi innamorata di uomo molto più anziano di lei e legato a un’altra donna, sconvolgendo i canoni di comportamento delle ragazze di buona famiglia del suo tempo. Ma anche per non essere mai riuscita a inserirsi nei tradizionali binari borghesi che la società, la famiglia e lo stesso innamorato Rodin le proponevano.

Dopo un periodo d’amore e di lavoro insieme, nel 1892-93 il rapporto comincia a entrare in crisi, sia perché Camille si sente usata e trascurata dal maestro-amante, sia perché non ha più la forza per continuare un rapporto senza futuro. I primi anni d’amore furono sicuramente pieni di gioia e nessuno dei due amanti s’interrogò mai sul loro fragile equilibrio. Camille comprende che Rodin non la sposerà, vede crollare l’illusione del coronamento di un rapporto che avrebbe riscattato anni di compromessi, ansie e risentimenti. Agli inizi del Novecento una donna libera, nubile, e che era anche un’artista, costituiva uno scandalo vivente.

Nel 1902, la scultrice rifiuta un invito a esporre a Praga soprattutto perché le sue opere sarebbero state collocate accanto a quelle di Rodin. La sua paura è quella di essere considerata sempre un’allieva che ha approfittato della sua protezione. È sempre più ossessionata dall’idea che tutti coloro che la circondano abbiano l’unico obiettivo di rubarle le idee, di plagiarla, di rovinare la sua opera.

Gli uomini che aveva amato di più: Rodin, suo maestro e compagno, e il fratello Paul Claudel, lasciarono che questa dotata scultrice morisse per la società e per l’arte il 10 marzo 1913 quando, in seguito alla presentazione di un certificato medico rilasciato dal dottor Michaux venne internata in manicomio. Così Camille fu ufficialmente dichiarata pazza. Questa scultrice viene oggi riconosciuta come una rivoluzionaria artista, e la sua colpa fu di aver superato con la sua arte le norme del suo tempo.

«Sono stata sollevata da un ciclone, insieme al mio atelier – disse – ma, per uno straordinario effetto del tornado, i miei gessi sono finiti direttamente in tasca a Rodin e compagni, mentre la mia sfortunata persona si è trovata trasportata delicatamente in un luogo chiuso, pieno di grate, in compagnia di parecchi pazzi».

Nel settembre 1914 viene trasferita a Montdevergues presso Avignone, nel manicomio che non lascerà più. Sempre consapevole della sua situazione cercherà in tutti i modi di sfuggire alla sua sorte, lanciando appelli alla famiglia, agli amici, ai conoscenti. Le sue ossessioni vanno aumentando insieme al peggioramento delle sue condizioni fisiche: un declino inesorabile che la porterà alla morte nel 1943.

Lasciò detto che avrebbe fatto meglio a «comperare bei vestiti e graziosi cappelli che evidenziassero le mie qualità naturali piuttosto che dedicarmi alla passione per le sculture, per i gruppi più o meno arcigni. Quest’arte disgraziata è fatta piuttosto per grandi barbe e brutte facce che per una donna verso la quale la natura è stata benevola».

(1- continua)☛

Marzo, 2015