Azoto e Ossigeno

Azoto e Ossigeno

Attraverso la respirazione la Terra comunica con le sue creature

Enzo Bordin

I testi sapienziali antichi danno estrema importanza alla respirazione, in quanto determinata da movimenti opposti: aspirazione ed espirazione. Lo impone la legge dell'armonia che vige in natura. Pena la morte. Anche gli animali respirano, come altri esseri viventi posti in un grado inferiore della creazione. Fiori, alberi e piante aspirano ossigeno ed espirano azoto. Lo stesso mare respira nel suo flusso e riflusso. E la Terra nutre la Natura.

Basilius Valentinus, Azoth (fonte wikimedia).
Raffaello Sanzio, La scala di Giacobbe (1511, fonte www.wga.hu)

La terra è un uomo rilevò il filosofo, scienziato, mistico, medium e chiaroveggente svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772). Come uomo di scienza ed inventore si occupò di chimica, anatomia, matematica, filosofia, filomanzia, musicologia, alchimia, massoneria, omeopatia, astrologia, chiromanzia. Parlava con disinvolta naturalezza qualcosa come dodici lingue.
Nel 1734 compose l'Opera Philosophica et Mineralia sui metalli.

Durante la sua vita scrisse una cinquantina di libri, gran parte in latino. Tra quelli spirituali fa spicco Regnum animale (1744-1745) in cui Swedenborg esaminò i misteri dell'anima. Un'altra sua opera fondamentale, composta tra il 1746 e 1747, è Arcana Caelestia, dove viene elaborata la cosiddetta dottrina della corrispondenza: riguarda la relazione che intercorre fra le cose del nostro mondo materiale e quelle del mondo spirituale. Risultato: ogni mondo materiale ha un suo corrispettivo nel mondo spirituale, a partire dalla nostra natura umana, espressione naturale di Dio.

È attraverso la respirazione che la Terra comunica con le sue creature attraverso l'immensa catena collegata agli altri i mondi viventi. Tutte le figure umane e celesti battono lo stesso movimento. Non a caso, per i cabalisti l'aspirazione e l'espirazione della Terra incarna la luce astrale. Anche perché essa stessa è un astro.

Viene figurata come il grande agente magico descritto di volta in volta come tetragramma, fluido magnetico, serpente e Inri. Inri, nelle rappresentazioni artistiche della crocefissione di Cristo, è il titulus crucis che riporta le iniziali dell'espressione latina Jesus Nazarenus Rex Judeorum, ossia Gesù il Nazareno Re dei Giudei, traduzione del testo greco del vangelo di Giovanni.

Lucifero (portatore di luce) rappresenta proprio questo agente sconosciuto, questa forza latente e luciferina chiamata calore, elettricità, magnetismo. I cabalisti spiegavano così gli influssi magnetici tra la terra e gli astri del firmamento. Vedevano il sole come miraggio del riflesso di Dio, mentre l'anima della terra veniva concepita come uno sguardo permanente del sole che essa conserva e custodisce per impregnazione.

Durante la notte, la luna concorre a tale impregnazione respingendo verso la terra l'immagine solare, o meglio il suo riflesso. Per questo motivo Hermes (nella Tavola Smaragdina) parla con ragione del grande agente latente definendolo in questi termini: «Il sole è suo padre, la luna è sua madre». Per poi aggiungere: «Il vento l'ha portato nel suo ventre».

L'atmosfera viene vista come un recipiente, come un crogiolo che raccoglie l'immagine vivente del sole il cui raggi penetrano nella terra, la vivificano, la fecondano e ne determinano gli effetti, talvolta benevoli e talaltra devastanti. Questo agente solare viene tenuto in via da due forze contrarie: una forza d'attrazione ed una forza di proiezione. Una forza che sale ed un'altra che scende.

È attraverso tale forza biunivoca che tutto sussiste. Seguendo il pensiero di Hermes, i cabalisti ritenevano che lo spirito universale si lanciasse senza interruzione dal più alto dei cieli. Considerato forza inesauribile della luce e del fuoco si riteneva che attraversasse tutte le sfere celesti per poi confluire verso la terra. Era questa l'immagine icastica dell'aspirazione prospettata fin dai tempi antichi.

Nello stesso tempo però, attraverso l'azione del fuoco centrale del sole, salgono dalla terra verso il cielo continue emanazioni allo scopo di liberarsi delle loro impurità. È l'espirazione.

Questa eterna rotazione delle molecole vitali viene dipinta nella Genesi sotto l'emblema della «scala misteriosa di Giacobbe» per la quale salivano e scendevano gli angeli.

La Scala di Giacobbe è oggi conosciuta in tutto il modo grazie al celebre affresco di Raffaello Sanzio del 1511, facente parte della decorazione della volta della Stanza di Eliodoro nei Musei Vaticani. Tale capolavoro, posto al di sopra della Liberazione di San Pietro dal carcere, è legato alla storia di Giacobbe. Deriva da un passo biblico (Genesi XVIII, 10 e ss.) che racconta il sogno fatto dal profeta biblico una notte durante un viaggio: vide una scala protendersi fino al cielo, con angeli che salivano e scendevano. Dalle parole di Dio in sogno, Giacobbe ebbe promessa la terra sulla quale era coricato ed un'immensa discendenza. La scena, con sfondo di un azzurro intenso, mostra il giovane addormento. Alla sua destra, da uno squarcio di nube, appare Dio in una sfolgorante aurea luminosa. Verso di lui sale una scala con presenze evangeliche.

Per analogia, la natura ci rivela ogni giorno questo grande mistero. Come il sole quando aspira le acque paludose facendone delle splendide nuvole che poi ridiscendono sotto forma di benefica pioggia.

I movimenti perpetui che regolano la natura sono quelli dell'avvolgere e dello svolgere, dell'aprirsi e del chiudersi, attuati attraverso spirali dinamiche e contrarie destinate a non incontrarsi mai. È lo steso movimento del sole che attira e nel contempo respinge tutti gli astri del suo sistema.

Nel suo talentuoso libro Les mysteres de la main, scritto nel 1860 da Adolphe Desbarrolles, considerato il padre della chiromanzia moderna, rileva: «Questo movimento è sempre doppio e si moltiplica in senso contrario e reciproco: attrattivo a sinistra e repulsivo a destra». Gli antichi cabalisti e astrologi reputavano che gli astri fossero incatenati gli uni agli altri attraverso dei raggi di luce attrattivi e indistruttibili che li tenevano in equilibrio e li facevano muovere regolarmente nello spazio. Ancora: ogni astro possiede, a loro dire, un tasso calorico latente e uno splendente, una forza centrifuga e una centripeta, una forza d'attrazione e una di repulsione. E poiché tutto in natura risulta in armonia, anche l'uomo è in armonia con gli astri.

Rileva Desbarrolles: «Anche l'uomo, come l'astro, aspira mediante il cuore ed il cervello facendo irradiare attorno a lui un fluido attraverso la sua voce, i suoi gesti e i suoi occhi». Al centro della Terra c'è un focolare di luce astrale mantenuta incessantemente dall'impregnazione del sole e che risale di continuo verso di lui. Ciascun astro ha un nucleo centrale che si ricollega agli altri. Pure l'uomo stesso possiede un nucleo centrale correlato ai turbini di luce.

Ne consegue: «il mondo è animato dalla luce del sole, mentre l'uomo è animato dalla luce astrale. Ciò che si sviluppa nei corpi del pianeta si ripete in noi».
Convivono in noi tre mondi analoghi e gerarchicamente organizzati, come nell'intera natura.

Seguendo l'ordine delle analogie, ciò che esiste nel grande mondo si produce anche in scala minore, nel microcosmo. Esistono pertanto tre centri d'attrazione e proiezione fluidica: cervello, cuore o epigastrio, e pene. Ciascuno di questi organi attira da un lato e respinge dall'altro. «È tramite questi apparati che l'uomo si mette in contatto col fluido universale trasmessogli attraverso il sistema nervoso» puntualizza Desbarrolles calandosi nel credo sapienziale dei cabalisti.

E precisa: «Utilizziamo il termine "fluido" solo in termini esplicativi, poiché non vogliamo qui entrare in una discussione di parole: disquisizione inutile, perché finora nessuno è riuscito a produrre prove convincenti. Per qualcuno si tratta di vibrazioni, per altri di emissioni, per altri ancora di movimento. A nostro parere quest'ultimo termine sembra il più appropriato poiché, lo abbiamo ripetuto a sazietà, il movimento è legge di vita».

I quattro elementi (luce, calore, elettricità e magnetismo) venivano considerati dagli antichi quattro manifestazioni di un principio unico del quale si è persa ogni capacità dimostrativa, indicato con un nome preciso: l'azoto.
Lo scrivevano con due lettere latine, una lettera greca e un'altra attinta dall'alfabeto ebraico.

Eccone la scansione: A, la prima lettera di tutti gli alfabeti; Z, l'ultima lettera dell'alfabeto latino; Omega, l'ultima lettera dell'alfabeto greco; Thau, l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico.

È dunque l'inizio unico e universale (A), assieme alle tre diversi lettere che indicano la fine, a rappresentare i tre mondi: Z, mondo latino, mondo naturale; Omega, mondo greco, mondo spirituale; Thau, mondo ebraico, mondo divino. Puntualizza Desbarrolles: «I franco-massoni rappresentano la luce astrale sotto forma di stella splendente: il sole invia i raggi alla luna che li riflette verso la stella splendente, pronta a sua volta a rinviarli verso il sole formando così un triangolo di luce».

Tutti i testi sapienziali antichi di filosofia affrontavano il tema della luce astrale partendo da un concetto: «L'anima universale, indicata sotto il nome di spiritus e comparata allo spirito di vita che anima tutta la natura, si distribuiva principalmente nelle sette sfere celesti, la cui azione combinata era finalizzata a regolare i destini dell'uomo e diffondere tutti i germi vitali ad essa collegati. Gli anziani pettinavano questo soffio unico, in grado di produrre l'armonia delle sfere, attraverso un flauto a cinque canne che mettevano in mano a Pan, la cui immagine era destinata a rappresentare la natura universale».

Gli stoici posizionavano l'intelligenza di Giove, intesa come intelligenza sovranamente saggia che regge il mondo, nella sostanza luminosa del fuoco Ether, visto come sorgente dell'intelligenza umana. ★

Ottobre, 2013