Barba ci cova 13

Barba ci cova 13

Enzo Rossi Ròiss

Vuolsi così antologizzare testi d’autori diversi occasionalmente barbilogi in prosa e in versi con Addenda. «Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia». (Giulio Andreotti)

Tiziano - Probabile autoritratto (1512) London National Gallery.

«La barba contribuisce alla bellezza dell’uomo, come una bella capigliatura contribuisce alla bellezza di una donna». Lo ha detto tanto tanto tempo fa San Clemente D’Alessandria (150 - 215). Altri, successivamente, lo hanno scritto e trascritto a gogò. L’ornamento peloso, arredo pilifero facciale, è stato la norma durante molti secoli. I soldati americani hanno importato e imposto il viso glabro in Europa durante la seconda guerra mondiale: il viso glabro che consente a molti uomini di dissimulare una pelosità mancante. Non esiste una barba aristocratica o regale, se chi la porta non è aristocratico o regale. La barba si adora o si detesta, sapendo che non suscita indifferenza. No alla barba di tre giorni, però: o si è barbuti o non lo si è. C’è chi perpetua la barba rivendicativa, per ideologizzarsi come individuo pensante refrattario alla somatizzazione massificata. Siccome la barba non si può nascondere, se crescono soltanto pochi peli sul mento, non conviene coltivarla. Conviene, invece, quando è costituita da peluria folta e compatta. Ciò detto, necessita di cure mirate e lavaggio frequente. «La barba invecchia» sostengono in molti. Ciò è vero, ma consente a chi la coltiva di testare la resistenza personale ai diktat del tempo. Poiché non è facile decidere di portare la barba nella vita professionale, una vacanza nel ruolo di single offre occasioni e interrelazioni per testarsi barbuti lasciandosela crescere lontano da occhi amicali, parenterali o abituali. Alain Delon barbuto sarebbe stato percepito meno bello, diversamente da Errol Flyn e Clark Grable percepiti belli perché baffuti inimitabili. Il principe Ranieri di Monaco era meglio barbuto che con i baffi. Senza barba, Hemingway ha un viso qualunque, con la barba ha un viso singolare. Cosa importa, allora, se la barba invecchia chi la porta? La risposta nei testi d’autori diversi antologizzati qui di seguito in ordine anagrafico.

PLINIO IL VECCHIO (23/24-79 dC)
Antiquis Graeciae in supplicando mentum attingere mas erat. (Lib.II, cap.45)

GIULIANO (imperatore romano 332-363 d. C.)
(MISOPOGON – Brano tradotto per Schiarimenti e Note alla Storia di Cesare Cantù edita nel 1845 in 35 volumi)
Comincio dalla mia faccia. Non avea cosa regolare né abbastanza gentile; e per bizzarria non per altro e per castigarla di non esser bella, l’ho resa mostruosa col portar questa lunga barba, foresta ove s’annidano animaletti fastidiosi, ch’io vi lascio vagare impunemente. Essa mi costringe a mangiar e bere con somma circospezione, che certo io la raderei se non ci ponessi ben mente. Fortuna ch’io non mi curo né di dare né di ricevere baci. Voi dite ch’è buona di far corde: adopratela, ve lo consento: ma è dura, e temo non riuscireste a strapparla senza offendere le delicate vostre manine. Credete voi di affliggermi colle vostre celie? Non vedete ch’io le affronto? Sì poco mi costerebbe il far cadere sotto il rasoio questa barba densa e puntuta, e dare alle guancie mie un’aria fresca, le grazie infantili che a donne convengono e che le rendono amabili. Quanto a voi anche coi capelli bianchi, cercate somogliare alle vostre fanciulle. Per raffinamento di delicatezza, anzi, forse per semplicità, mantenete sul vostro viso un’eterna gioventù; e non al mento ma ai lineamenti s’accorge che voi siete uomini. Se non basta il lasciar imboscarsi la barba, i miei capelli arruffati non danno a fare a barbieri; di rado mi netto le unghie e porto le dita annerite dall’inchiostro. Volete sapere i segreti? Ho il petto villoso ed irto come quello del re degli animali. Mai non ho cercato il soccorso dell’arte per seguire l’usanza; la piccolezza di conservare quanto mi diede la natura. Un porro solo che avessi non ve ne farei mistero, ma non n’ho alcuno, neppur di quelli che meritano la vostra indulgenza.

HADRIANUS JUNIUS ou ADRIEN de JONGHE (1511 - 1575)
Dans son Commentaire sur les cheveux, assure que la barbe est un préservatif de plusieurs maux.

WILLIAM SHAKESPEARE
Chi ha la barba è più che un giovane, e chi non ha barba è meno che un uomo

GILLES MENAGE (1613 – 1692)
Un homme prenoit gran soin de sa barbe. Elle lui coutoit trois ecus par mois. Le Cardinal Campége dit: A la fin la barbe couterà plus que la tete ne vaut. Ce qu’on dit ici de la barbe, se peut appliquer à la perruques.
(Menagiana, tomo II, pag 12)

Sais-tu pourquoi, cher camarade,
Le beau sexe n’est point barbù?
Babillard comme il est, ou n’aurait jamais pu
Le raser sans estafilade.
(Menagiana, tomo IV, pag.206)

GIOVANNI VERGA
Ciascuno deve pensare alla sua barba prima di pensare a quella degli altri

AMERICO SCARLATTI - Carlo Mascaretti (1855 - 1928)
(Et ab hic et ab hoc, UTET Ed. Torino 1918)
…quell’altro distico, poco pulito, che il padre gesuita Grisel, della città di Rouen in Normandia, mandò come strenna di fine d’anno al suo imberbe confratello padre Balée:
Optat Normannuss i ut hic barbifer annus,
Ut faciat Janus ne videaris anus,
al quale distico padre Balée più pulitamente, ma con acrimonia non minore, rispondeva:
Radere de mento barbam, Normanne, memento;
Ne setosus aper, vel videare caper…
Dove si vede che le discordie fratesche tanto argutamente satireggiate dall’Ariosto, furono anche documentate
in prosodia (…)
La botta e risposta dei due distici, relativi alla barba, ricordano il graffito pompeiano: Barbara barbaribus barbant barbara barbis. Questo graffito trovasi citato in un articolo intitolato Le voci di una città dissepolta, pubblicato dalla rivista “Il Secolo XX“, dove è preceduto da questo commento: «Fra i giuochi di parole è forse da mettere quel verso sonante composto di vocaboli simili, e che non dànno senso, fatto per biasimare i poeti sonori e vuoti, intraducibilissimo». Certamene l’articolista non avrebbe pensato ad una satira ai poeti sonori e vuoti, e tanto meno avrebbe tirato fuori l’“intraducibilissimo“, se avesse saputo che anche attualmente in Roma, nelle botteghe dei barbieri, si ode non di rado lo scherzo: O barbaro barbiere che barbasti barbaramente la barba a quel povero barbagianni! Giuoco di parole quasi identico a quello che usava più di duemila anni fa; cosicché il graffito pompeiano ci mostra semplicemente che il bisticcio ancora in uso in Roma quale scherzoso motteggio ai barbieri ha proprio…tanto di barba!

GIORGIO MANGANELLI (1922 – 1990) incontra Nostradamus
("La interviste impossibili" - programma radiofonico 1974 / 75)
Manganelli - Se, come spero, le indicazioni accordatemi rispondevano al vero; se sono pervenuto al cielo dei profeti, non è irragionevole sperare che quello che ora mi sta davanti, maestoso e astratto, altri non sia che il dotto Nostradamus. E posso sperare che Ella vorrà accordarmi un breve colloquio?
Nostradamus - (voce astratta) Enea, tapiro elettrico, l'Acheronte attraversato, la grande pista incisa strada per caviglie e ciance; l'occhiale stolto indaga la sapiente barba; bufera sindacale sul Giappone in crisi, oleosi balzelli, domeniche ingrugnite, barba di successo. Perché mai avrò scritto queste fanfaluche? Mah, sono cose da lasciare leggere ai posteri, che ci vedranno tutto e il contrario di tutto; se non che ho l'impressione che codeste strofette in qualche modo mi riguardino. Chi sarà mai questo «tapiro elettrico»?

DESMOND MORRIS (1928)
La scimmia nuda (Bompiani 1974)
In molte civiltà, i maschi eliminano alcuni caratteri sessuali secondari, radendosi barba e baffi, mentre le femmine si depilano le ascelle.

PIER PAOLO PASOLINI (1922 – 1975)
(Il Mondo del 13. 11. 1975)
…ho partecipato una sera di questa estate a un dibattito politico in una città del Nord. Come sempre poi succede, un gruppo di giovani ha voluto continuare il dibattito anche per strada, nella serata calda e piena di canti.
Tra questi giovani c’era un greco. Che era, appunto, uno di quegli estremisti marxisti “simpatici“ di cui parlavo. Sul suo fondo pieno di simpatia, si innestavano però manifestamente tutti i più vistosi difetti della retorica e anche della sottocultura estremistica. Era “adolescente“ un po’ laido nel vestire; magari anche addirittura un po’ scugnizzo: ma, nel tempo stesso, aveva una barba di vero e proprio pensatore, qualcosa tra Menippo e Aramis, ma i capelli lunghi fino alle spalle, correggevano l’eventuale funzione gestuale e magniloquente della barba, con qualcosa di esotico e irrazionale: un’allusione alla filosofia braminica, all'ingenua alterigia die gurumparampara. Il giovane greco viveva questa sua retorica nella più completa assenza di autocritica: non sapeva di averli questi suoi segni così vistosi, e in questo era adorabile esattamente come coloro che non sanno di avere diritti.

SERGIO QUINZIO (1927)
(La Stampa del 19. 08. 1990)
L’uomo ben rasato è l’uomo intensamente civilizzato, che considera normale ciò che artificialmente modifica e per così dire corregge ciò che è “naturale“; l’uomo che lascia crescere la barba corrisponde, invece, a una concezione, forse barbarica, che fondamentalmente vede, così, positivo ciò che è libero e spontaneo. Per questo le barbe, come i lunghi capelli, insospettiscono facilmente i benpensanti.

PIERO OTTONE (1924)
(Il Venerdì / la Repubblica del 10-12.2004)
In altri tempi la regola era tassativa: o si portava la barba lunga, intendo dire lunga e fluente, il che dava origine all’uomo barbuto, o si portava la barba a zero. Intendo dire rasata fino alla pelle. Non c’era altra soluzione, si poteva dire, se si amavano le dizioni latine, che tertium non datur. (…) In particolare, enuncerò una legge: Se la peluria sul volto è dovuta a pigrizia, alla riluttanza a radersi perchè ci si è alzati tardi, o semplicemente a trascuratezza, la condanna è inevitabile. Se è dovuta a una scelta cosciente, coloro che fanno tale scelta hanno tutto il diritto di presentarsi in pubblico con la peluria, convinti di essere più eleganti, più virili, più à la page. Mi scuserete se non sarò tra quelli.

THAR BEN JELLOUN (1944)
(la Repubblica del 15. 11. 2001)
Davanti alle immagini delle barbe tagliate in massa a Kabul in segno di libertà, viene da domandarsi perchè i Taliban si fanno crescere la barba e dove hanno scovato questa regola. E perchè la barba non deve soltanto essere rigogliosa, ma anche lunga, folta e selvaggia. Si potrebbe trattare l’argomento con umorismo e ironia, se non fosse che è uno degli aspetti del totalitarismo dei Taliban che hanno sgravolto l’Islam per farne una ideologia detestabile. Portare la barba è obbligatorio, come per le donne nascondersi dietro un burga. Ciò che caratterizza i fanati è che invadono la vita privata della gente. (…) La barba è un segno di allineamento. (…) Il profeta Maometto aveva la barba. I suoi compagni lo hanno imitato. Mal lui non obbligava nessuno a farsi crescere la barba e tantomeno a fare come lui. E’ come segno mimetico che i Taliban portano la barba. E poi è anche un segno di virilità, o, almeno, loro devono crederlo. Ciò che non è stato detto ai Taliban, è che al centro della loro nevrosi c’è la sessualità. La paura delle donne è la paura di sè. Per mascherare questa paura che viene da lontano, ci si fa crescere la barba. Ci si nasconde e si dissimula, si gioca con le apparenze. Nessun uomo barbuto riconoscerà che l’altro sesso gli fa paura. Eppure, anche senza spingerci a scomodare Freud, le cose funzionano proprio così. (…) Se il Profeta portava la barba, non lo faceva per nascondersi o per allontanare la paura delle donne (contrariamente agli integralisti, il Profeta le amava e le celebrava: si ha notizia di almeno 9 sue mogli). Era per una ragione estetica. Si dice che fosse bello, che si mettesse del khol nero attorno agli occhi e si curasse la barba per essere attraente. I Taliban hanno capito tutto alla rovescia e con questa storia della barba selvatica hanno fatto al Profeta un omaggio di cativo gusto. (…) Oggi urge sbarrare la strada ai fanati (…) Radersi la barba è un modo per sbarazzarsi della dittatura e di riassaporare la libertà. In Europa la moda vuole che gli uomini esibiscano una barba di qualche giorno. Pare che dia un tono virile… Bisognerebbe interrogarsi sulla capacità di esistere senza ricorrere ad artifici folcloristici. Finchè la barba non è un segno di appartenenza politica, finchè è un elemento di seduzione, è tollerabile.

NATALIA ASPESI (1929)
(la Repubblica 27.11.2001)
Barba o non barba? Farla crescere o rasarla? L’onor del mento era sul punto di dilagare al di là delle barbe ormai codificate: quella da Barbablù del filosofo Cacciari, da Babbo Natale del sindacalista Cofferati, da nonno del celebre avvocato Cesare Romiti, da Conte Dracula del ministro Ignazio La Russa, più quelle appena arrivate a Beautiful, la barbina con favoriti del maltrattato Deacon e il pizzetto da moschettiere del probabile sieropositivo Tony e in attesa di quelle che stanno per arrivare sugli schermi con “Harry Porter e la pietra filosofale“: la barbona bianca di Mosè del professor Albus Silente (Richard Harris) e la barbona nera da Mangiafuoco di Hagrd (Robbie Coltrane). A fermare le barbe è stata quella assassina di Bin Laden, che ha invaso trucemente le nostre paure. Esperti di pelo maschile assicurano che si tratta di barba finta e mechata, che il satanasso saudita indossa per mostrarsi in pubblico e soprattutto alle tivu (come il medico nerpo di “Viaggio a Kandahar“). Gli afgani senza talebani e i talebani stessi che non vogliono dar nell’occhio, stanno diventando tutti glabri. Per ora le riviste di moda maschile se la cavano usando modelli quindicenni e quindi forzatamente imberbi, poi si vedrà.

ITALO CUCCI (1939)
La barba al palo (in Avvenire, 21/02/2009)
Sono barbuto, non sono barboso. Gli allievi della Lumsa, a Roma, spesso si divertono e io mi chiedo se sia giusto che un prof sia divertente.

LUCIA DE PASCALIS
(“Milady” magazine, 31. 3. 2012)
Sicuramente preferisco essere punta da una barba sexy piuttosto che vedere il viso di un uomo liscio come il culetto di un neonato! E non sono l’unica a pensarla così, l’uomo con la barba trionfa in tutto il mondo. Secondo un sondaggio effettuato su 1300 donne tra i 25 e i 55 anni, infatti, l’uomo barbuto ha più fascino. La ricerca è stata coordinata dal dottor Savo Trovato, sociologo esperto in fenomeni di costume: «Abbiamo scoperto che il nuovo sex symbol maschile è affascinante, tenebroso, autorevole, mascolino, protettivo. Tutte qualità che, secondo le donne che hanno preso parte alla nostra indagine, sono rappresentate proprio da un dettaglio ben preciso: la barba. Inoltre è anche una perfetta arma di seduzione, tanto che è una caratteristica fisica apprezzata dal 34% delle signore». Ma questo non solo in Italia, lo stesso risultato è arrivato anche da uno studio fatto a Newcastle, in Gran Bretagna dalla Nothumbria University.
Otto donne su dieci oggi preferiscono i maschi con barba, non importa che sia folta, ridotta a pizzetto, ben curata, incolta o appena accennata, il volto con la barba rende l’uomo più misterioso e incuriosisce le donne, pronte a chiedersi che cosa nasconda l’uomo che ha deciso di farsela crescere. Marco Borriello (nella foto a sinistra), cosa nascondi dietro quella barba? Potresti svelarlo a me, manterrei il segreto!!! Da un punto di vista psicologico la barba esprime mascolinità, maturità, saggezza, senso di protezione: tutti elementi che noi donne cerchiamo e pretendiamo dall’uomo che sta al nostro fianco. Non sarà certamente la barba a rendere un uomo saggio, ma di sicuro per il nostro immaginario è così e quindi saremo più tentate a conoscere un uomo barbuto.

LAURA LAURENZI
(Venerdì / la Repubblica, 2.1.2013)
Barba che va, barba che viene. Niente è per sempre. Perfino Marchionne, uno che nella vita e sul lavoro non ha mai fatto affidamento alla seduttività, se l'è fatta crescere e poi se l'è tagliata. Per gli attori è un accessorio utilissimo anche fuori dal set. Accresce il mistero, piace fa personaggio. Un tempo si diceva che a farsi crescere la barba era chi doveva occultare un difetto, mimetizzare un mento sfuggente o troppo pronunciato, coprire una cicatrice, nascondere
la pelle butterata. Niente di tutto questo per bellissimi di professione: da George Clooney a Johnny Depp e Jude Law, fra gli italiani Raoul Bova, Alessandro Gasmann, Luca Argentero e altri. A volte la barba c'è, a volte sparisce. Ognuno ha una motivazione diversa. Certo un Pierfrancesco Favino completamente rasato non fa lo stesso effetto di quando ha la barba. Anche Nanni Moretti sta meglio quando non si rade. C'è la barba da malato, quella da contestatore, la barba borghese, quella da guru, da padreterno, da canaglia, da professore, da naufrago, da mangiafuoco e molte altre. Sia come sia, otto italiane su dieci – lo confermano i sondaggi – trovano più attraenti e virili gli uomini con la barba, non importa di che foggia. A ogni uomo, se non si radesse mai, crescerebbero nel corso della vita circa 9 metri di barba, ma, per evitare che questa barba cresca, ogni uomo impiega - calcolando 10 minuti al dì – chi dice che si lascia crescere la barba perchè si è stufato e non vuole perdere tempo, però, mente. La barba finto-trascurata in particolare, la più sexy e la più copiata, quella che sembra di tre giorni non uno di più non uno di meno, è la barba che in assoluto richiede maggiore costanza e una più attenta e meticolosa manutenzione.

NICK NEAVE, psicologo inglese della University of Northumbria at Newcastle, ha dimostrato con uno studio come l’uomo con barba non rasata da due giorni risulti molto più sexy e attraente, soprattutto per una notte di sesso.

COME FRATELLI (Salmo 133)
Ecco quanto è bello e quanto è soave
che i fratelli abitino insieme!
È come olio prezioso sul capo
che scende sulla barba,
sulla barba di Aronne,
che scende sul collare della sua veste.
È come rugiada dell'Hermon
che scende sui monti di Sion.
Là il Signore ha disposto la sua benedizione
e la vita in eterno.

MARCO VALERIO MARZIALE (40 - 102 d. C.)
Perchè depili la tua vecchia fica?
Perchè tormenti la tua spenta bragia?
Simili raffinatezze, Ligeia mia divina,
sono piuttosto adatte a una ragazzina.
A te che più che vecchia sei,
credimi, non s’addicon queste cose,
Ligeia, già alle nonne, ma alle spose.
Sbagli se ancora fica vuoi chiamare
ciò che ha finito il cazzo di mirare,
perciò se tu hai pudore e non vuoi torto
non tirar più la barba ad un leone morto.

LUCIANO (120 -180/92 d. C.)
(In “Antologia Palatina“)
Se facendoti crescere la barba
tu credi ci diventi un sapientone,
con la sua bella barba anche una capra
è tutta un autentico Platone.

DANTE ALIGHERI (1265 - 1321)
Ogni bontade propria in alcuna cosa, è amabile in quella: sì come ne la maschiezza essere ben barbuto, e nella femminezza esser ben pulita di barba in tutta la faccia. (Convivio I-XII-8)

E parranno a ciascun l’opere sozze del barba (zio) e del fratel (Paradiso)
barbuto, cui lussuria e ozio pasce (Purgatorio VII-102)

AGNOLO FIRENZUOLA (1493 – 1543)
Ordinariamente si dorme più in sulla tempia destra che in sulla sinistra; laonde avviene che quella parte, per essere più depressa e più ammaccata viene avvallare alquanto più che l’altra; come eziandio si vede nelle barbe degli uomini, le quali per la medesima cagione sempre son men folte nella destra che nella sinistra parte.

GIOVANNI BOCCACCIO (1313 – 1375)
E avendo la barba grande e nera e unta, gli par sì forte essere bello e piacevole, che egli s’avvisa che quante femmine il veggono tutte di lui s’innamorino (Decamerone, III-6-10)
NOSTRADAMUS (1503 - 1566)
(Quartina 29 - 10° Centuria)
Di POL MANSOL in caverna caprina,
Nascosto e preso, tirato fuori per la barba,
Condotto prigioniero come animale mastino,
Dai Bigorresi condotto presso Tarbes.
MONTAIGNE (1533 – 1592)
L’usage nous dérobe le vrai visage des choses.

WILLIAM SAKESPEARE (1564 – 1616)
Chi ha la barba è più che un giovane,
e chi non ha barba è meno che un uomo

SATIRA MENIPPEA (1576)
Qui aux Quarante a fait la figue,
Qui n’a point la barbe à la Ligue,
Qui a vu Lettres de delà,
Ne vous fiez en tout cela.
………………………………….

FRANCISCO DE QUEVEDO (1580 - 1645)
(Un tignoso giustifica la sua tintura)

Il tempo, lavandaio di baffetti
con le saponature dell’età
mise a asciugare alla mia barba i panni
lasciando Iscarioti i miei mustacchi.

Io cucino con salsa gioventù,
e peli rossi mescolo e castagni,
chè la neve che buttano giù gli anni
sulla testa non fa bella figura.

Migliore è magia scura che giallina,
la mia barba è miscuglio tutt’intero,
tinto e bianco, e verdino, e screziato.

Nera fu sempre, nera fu in principio,
e dopo la scialbò il tempo tiranno:
emendamento chiedo al calamaio.

MOLIERE (1622 – 1673)
Du coté de la barbe est la toute puissance.
Dove sta la barba, là sta anche il potere.

GABRIELE D’ANNUNZIO (1863 – 1938)
……………………….
E sento che il mio vólto
s'indora dell'oro
meridiano,
e che la mia bionda
barba riluce
come la paglia marina;
………………………….
La timidezza è imberbe?
E baffuta e barbuta è la presunzione?

ADDENDA

LUDOVICO ANTONIO MURATORI (1672 – 1750)
Respice finem = Bada al fine, alle conseguenze! È massima, questa, che ha la barba bianca: e sempre sarà necessaria, sempre utile per chi ama operare da saggio.
ARTUR SCHOPENHAUER (1788 - 1860)
La barba, essendo quasi un maschera, dovrebbe essere proibita dalla polizia. Inoltre, come distintivo del sesso in mezzo al viso, è oscena e per questo piace alle donne.
GEORGE LICHTENBERG (1742 – 1799)
Aforismi 1766/99 (postumo 1902/08) - È impossibile portare la fiaccola della verità in mezzo alla folla senza bruciare qua e là una barba o una parrucca.
ALEXANDRE DUMAS (padre 1802 - 1870)
Dio, nella sua divina previdenza, non ha dato la barba alle donne perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate.
GIOVANNI VERGA (1840 – 1922)
Ciascuno deve pensare alla sua barba prima di pensare a quella degli altri.
AMBROSE BIERCE (1842 – 1914) - Dizionario del diavolo 1911
Barba: i peli che abitualmente si tagliano coloro che giustamente detestano l'assurda usanza cinese di radersi il capo..
CHARLES BUKOWSKI (1920 – 1994) Musica per organi caldi 1983
Come m'immagino Dio? Capelli bianchi, barba lunga e niente uccello.
DIEGO ABATANTUONO (1955 attore)
La barba sono le mutande della faccia.
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Barba ci cova© Per gentile concessione dell'autore — Riproduzione vietata

Maggio, 2013