Barba ci cova 15

Barba ci cova 15

Vuolsi così esemplificare campionariato il barbiloquio pro barbidulia con Dizionarietto Paralipomenizzato

Enzo Rossi Ròiss

Barbiduli e barbiclasti antologizzati e appendicizzati con dizionarietto apposito. Gli opposti schieramenti, a favore e contro il portar la barba, messi a confronto con tautologiche e taumaturgiche asserzioni palindrome.

George Clooney con barba (2008, fonte wikimedia).

COSMOPOLI — Da cui si evince che gli stessi argomenti possono essere portati con indomita indifferenza da entrambe le parti in ragionevole conflitto.

L’amore fa venire la barba lunga?

di T.C.B.
(La Ribalta, 9 marzo 1973 Bologna)

Sembra che il luogo comune della noia che fa crescere la barba sia completamente da rivedere a favore del rapporto sessuale: sono queste le conclusioni traibili da un rapporto medico apparso su alcune riviste inglesi. Secondo questa relazione il rapporto sessuale eseguito e concluso in tempi brevi stimola la crescita della barba, così come il primo rapporto dopo una lunga astinenza la mantiene a un livello ancora più alto, mentre i rapporti ulteriori, divenuti consueti, non hanno più un effetto marcato e la velocità di crescita della barba si abbassa a livelli normali, come nei periodi prolungati di astinenza.

Sempre nella stessa relazione appare esistente uno stretto rapporto con tale fenomeno da parte di alcuni ormoni e soprattutto del testosterone, tanto che si potrebbe considerare il tasso di crescita della barba come parametro per esprimere quantitativamente e con una certa precisione, i valori di attività e di produzione dello stesso ormone nell’uomo.

Tutto questo è segnalato come risultato di una attenta analisi, a conclusione della quale è stato scritto il rapporto da un medico che, avendo svolto accurati esperimenti su se stesso, per spiegare le modalità della sua scoperta, ha deciso di restare anonimo per ovvii motivi. Tale medico inglese ha scritto di avere intuito prima e sperimentato poi le sue intuizioni, in modo del tutto fortuito, dopo avere osservato alcuni dati, naturalmente imprecisi, che ha potuto controllare con maggior precisione: allorchè durante un periodo di tempo, abbastanza lungo, per ragioni di lavoro, fu costretto a stare lontano dalla consorte dal lunedì al venerdì, per fare ritorno nel talamo solo il sabato. Desideroso di saperne di più, ha elaborato un metodo di misurazione quantitativa della barba rasa ogni giorno (in parole povere, l’ha pesata con estrema precisione), annotando di volta in volta le opportune osservazioni.
Sin dalle prime settimane gli è risultato subito regolare il diagramma di volta in volta tracciato in base ai dati rilevati. Le quantità minori di barba rasata e pesata, infatti, gli sono risultate invariabilmente le stesse misurate nei giorni che andavano dal lunedì al giovedì; le quantità maggiori, con una brusca elevazione del dato quantitativo, quelle misurate il venerdì (nell’attesa dell’incontro con la consorte): quantità persistente, poi, il sabato e si diminuita la domenica, malgrado la reiterazione del rapporto sessuale. Da tutto ciò gli è stato facile trarre le conclusioni argomento del rapporto medico scritto e divulgato.

Barbuti di tutto il mondo, rasatevi

di Salvatore Gajas
(Europeo, 18 febbraio 1984 Milano)

«Barba e baffi? Una fonte permanente di malattie, un inutile serbatoio di germi e veleni, da eliminare al più presto». La sentenza, che chiama in causa milioni di barbuti di tutto il mondo, è stata emessa pochi giorni fa dall’autorevole cattedra del Susyn, l’istituto d’igiene dell’Accademia delle Scienze Mediche Sovietiche. A questa conclusione, resa pubblica dal dottor Valerian Shlegov dalle pagine del Trud, il quotidiano dei sindacati sovietici, i ricercatori moscoviti sarebbero arrivati dopo un lungo lavoro di ricerche e statistiche. «I peli hanno un elevato potere assorbente», ha spiegato il dottor Shlegov, «e trattengono molte delle sostanze che l’organismo elimina al momento dell’espirazione. Poi, quando l’individuo inspira di nuovo, restituiscono i veleni, creando un pericoloso ciclo chiuso». Ma non basta: Alle sostanze tossiche emesse dai polmoni si aggiungono quelle contenute nell’ambiente, che vengono rastrellate in quantità proprio dalla barba e baffi. Secondo gli esperti dell’istituto sovietico, chi sfoggia barba e baffi deve rassegnarsi a spedire nelle vie respiratorie una quantità da sei a dieci volte maggiore di microbi, veleni e sostanze che possono causare anche reazioni allergiche.

Di norma l’organismo si difende dalle sostanze tossiche contenute nell’aria che respira grazie a diversi sistemi. «Si tratta in pratica di una serie di filtri», spiega in proposito Mario Tellini, primario di pneumatologia negli Ospedali di Roma, «che vanno da quello grossolano costituito dalla peluria dell’interno del naso a un sistema più complesso, presente nel tragitto tracheo-bronchiale dell’albero respiratorio». Man mano che le particelle da espellere vengono individuate dall’organismo, entra in azione il cosiddetto «ascensore muco-ciliare», una serie di ciglia vibrano verso l’alto nei bronchi e nella trachea. Alle sostanze che sfuggono a questo rastrellamento provvedono infine gli «spazzini dell’alveolo», cellule specializzate degli alveoli bronchiali, capaci di inglobare e distruggere le sostanze estranee. Secondo gli studiosi dell’equipe di Shlegov, la presenza della barba finisce per rappresentare un contro-filtro con azione opposta a quella delle nostre difese naturali, un antagonista quindi indesiderabile e pericoloso. Come giudicare queste affermazioni che mettono fuorilegge, almeno dal punto di vista dell’igiene, perfino il venerabile barbone di Karl Marx? Gli scienziati occidentali, in attesa di conoscere i dettagli dello studio effettuato dai colleghi sovietici, preferiscono andare con i piedi di piombo.

«Anche se, come il nome dell’Accademia delle scienze sovietiche lascia pensare, la ricerca è stata condotta con buon rigore metodologico», commenta per esempio Sergio Bonini, ricercatore della prima clinica medica e docente di semeiotica e allergologia dell’Università di Roma, «restano diversi aspetti da verificare. In altre parole, non è detto che la causa di certe patologie sia proprio la presenza della barba». L’argomento è di quelli sottili, e tocca da vicino i problemi della ricerca sperimentale. «Qualche anno fa, per esempio», spiega lo stesso dottor Bonini, «ci è capitato un caso emblematico. Stavamo cercando di valutare l’incidenza di allergie respiratorie in un gruppo di addetti alla preparazione di cosmetici. I risultati dovevano essere confrontati con quelli di un altro gruppo, scelto dal professor Giovanni Berlinguer, ordinario di igiene dell’ambiente all’università di Roma. Con nostra grande sorpresa, scoprimmo che proprio il gruppo di riferimento, in teoria il meno esposto ad agenti allergici, registrava i valori più elevati di anticorpi responsabili di allergie. Il mistero fu sciolto dopo molte analisi. Il gruppo di riferimento era composto solo da sindacalisti, gente abituata a fumare di continuo durante le frequenti e interminabili riunioni che caratterizzano la loro attività. E il fumo, si sa, è un elemento di maggiore predisposizione alle allergie.

Quanto alla maggior presenza di germi che, secondo il dottor Valerian Shlegov e i suoi collaboratori, sarebbe favorita dalla presenza della barba, in molti fanno notare che il fenomeno, se esiste, non costituisce davvero un pericolo. «Non dimentichiamo», sostengono, «che l’organismo è perfettamente in grado di tenere sotto controllo gli insediamenti batterici che gli sono abituali, elevando nella misura necessaria le proprie difese immunitarie. La sfida costituita da una colonia batterica piuttosto robusta non fa altro che sollecitare le difese del corpo: finendo per irrobustirle piuttosto che renderle più deboli o penetrabili».

Prima di impugnare forbici e rasoi, dunque, i barbuti farebbero meglio ad aspettare: per quanto serissimi, gli scienziati sovietici possono sempre aver seguito una strada sbagliata, attribuendo all’onor del mento responsabilità non sue. Di questa opinione è, ad esempio, il professor Tellini: «Sembra difficile», aggiunge, «che le sostanze pericolose per l’organismo presenti nell’atmosfera possano depositarsi sui peli della barba in quantità tali da provocare danni rilevabili». Gas, molecole pesanti (cioè di metalli e dei loro composti), e altri veleni organici presenti nell’aria vengono respirati dalla bocca e dal naso in quantitativi molto elevati: se un «effetto barriera» della barba esiste, non dovrebbe dunque essere così importante.

Il discorso si fa diverso se si considerano gli effetti della barba in individui predisposti alle allergie. «Oltre agli allergeni», dice il dottor Bonini, «cioè alle sostanze che scatenano le reazioni allergiche e che sono contenute nei pollini di alcune piante (graminacee, ulivi, parietarie, platani), ci sono allergeni che un tempo venivano indicati genericamente come “quelli della polvere di casa» . Oggi sappiamo che si tratta in tali casi degli escrementi di certi microrganismi, alcuni acari detti dermatofagoidi perché si cibano di forfora e di sebo dei mammiferi». La temperatura e il grado di umidità per lo sviluppo di questi acari sono proprio quelli del corpo umano: è evidente che gli allergici alla polvere di casa rischiano crisi continue, se intorno alla bocca lasciano crescere la barba e i baffi, terreno ideale per gli acari».

In attesa che le ricerche condotte dall’Accademia delle scienze di Mosca ricevano conferma, le maggiori controindicazioni a barba e baffi vengono dal dermatologo. «Prima di tutto», spiega il dottor Giovani Conti dell’Istituto Dermatologico dell’Immacolata di Roma, «c’è un effetto meccanico, una irritazione continua della cute, specie se secca e delicata, dovuta allo sfregamento. Poi va considerata la difficoltà di detergere a fondo la pelle, un elemento che spesso crea le condizioni per guai più gravi». I pericoli? Innanzi tutto la follicolite, cioè l’infiammazione della sede in cui si impianta il pelo. Un disturbo fastidioso provocato di norma da microscopici funghi nella zona del mento e da stafilococchi in quella dei baffi. Quando non viene curata, la follicolite degenera in una malattia più grave, la sicosi, che può portare perfino alla perdita del pelo nella zona colpita.

Secondo il dermatologo, dunque, la barba è consigliabile solo a chi ha una pelle perfetta: «La difficoltà di pulizia», aggiunge il dottor Conti, «porta facilmente chi ha la pelle grassa e la barba a soffrire di continui eczemi seborroici, una malattia fastidiosa che è molto più diffusa di quanto si creda». Per evitarla c’è un solo rimedio: tagliare la barba, soprattutto d’estate, permettendo così ai raggi ultravioletti contenuti nella luce solare di esercitare la loro azione di contenimento della produzione di sebo da parte della pelle. Poi, se proprio della barba non si vuole fare a meno, si potrà farla ricrescere ma non prima che sia trascorso qualche mese.

Fra le tante ipotesi, argomentazioni e commenti suscitati dall’allarme degli scienziati sovietici non manca comunque chi dà di tutta la faccenda una interpretazione squisitamente politica: «Ai tempi del fascismo qualche medico compiacente tirò fuori la teoria che il saluto fascista era consigliabile anche perché più igienico: stringersi la mano significava favorire eventuali contagi. Chi ci dice che in Unione Sovietica, dove ci sono più conformisti che barbuti, non stia avvenendo la stessa cosa? Chi porta la barba, secondo il Cremlino, può ben essere un oppositore del regime: contestatori di stampo religioso come Solgenitzin e i giovani credenti, oppure filo-occidentali come i malvisti capelloni. Del resto non c’è un solo membro in tutto il Politburo che non sia rigorosamente rasato.

In barba al nordest

L’onor del mento (non mente)

ritratti fotografici di Francesco Sovilla
(http://www.francescosovilla.it/in-barba-al-nordest-2/)
di Francesco Piero Franchi (Belluno)t
Chissà se è più verace il proverbio arabo tawil al-liyah qasir al-‘aql («lungo di barba corto d’ingegno») o quello latino barba facit philosophum («è la barba che identifica il filosofo», ma forse anche «basta la barba a fare un filosofo»: per fare onore a una faccia austera e solenne, sei obbligato ad avere solenni ed austeri pensieri…).

In ogni caso, questa caratteristica maschile è impregnata di simbolismo, variante a secondo delle epoche, delle tribù, delle religioni, delle civiltà; la spiegazione della sua utilità evolutiva è controversa: difesa contro il freddo (ma allora perché le donne no?) o segnale di attrazione sessuale, o di prestigio per la raggiunta maturità (insieme alla canizie), o protezione contro graffi e morsi nelle zuffe preistoriche (ma può anche essere un appiglio per l’avversario); comunque sia, l’umanità maschile si può dividere in due comode categorie: quelli che hanno tempo e voglia di radersi ogni mattina, e quelli che non hanno questo tempo o questa voglia.

Non sembra che giudizi o incitamenti femminili abbiano peso in queste scelte: certo preferiscono anch’esse (come gli uomini) pelli lisce e morbide, ma tutta la storia dell’arte, l’archeologia, la storia delle religioni, la poesia epica e le tradizioni montanare e alpine sono lì per dimostrare che, all’occorrenza, le donne se ne infischiano del fatto che l’uomo a cui sono interessate porti o non porti la barba. Ci sono peraltro tracce, nella storia dei santi, di vergini a cui, per opera divina, crebbe immediata una repellente barba per difenderle da aggressioni sessuali di malvagi e di pagani: santa Paula e santa Liberata, per esempio.

L’uomo, invece, ne fa una questione primaria d’onore e d’orgoglio, specie nelle società arcaiche: la Bibbia vieta di tagliare la barba sulle guance, ma lo si può fare in segno di lutto; tagliare la barba a qualcuno è ingiuria suprema (Jahvé lo minaccia come punizione agli Ebrei), e presso gli attuali islamisti fanatici è segno di purezza religiosa, ed è obbligatoria come il burqa per le donne.

Ma, si sa, qui si tratta di popoli lontani dalla nostra civiltà, però anche Greci e Romani erano impegnati in questa discussione: in età greco-classica radersi era segno grave di effeminatezza (gli Spartani obbligavano i vili a radersi una guancia); ma dopo Alessandro Magno che, a differenza di suo padre Filippo il Grande, non portava barba è stato difficile coniugare viltà e rasatura (anche Cesare era sbarbato, e di Scipione l’Africano si sa che fu il primo romano a radersi quotidianamente: Annibale, suo nemico, invece aveva una bella barba ben curata).

L’imperatore Adriano ci teneva ad essere barbuto, per coprire i difetti del volto; i suoi successori Antonino Pio e Marco Aurelio erano invece barbati in quanto saggi e filosofi. Gli imperatori cristiani tendenzialmente si radevano, ma Giuliano l’Apostata, che si ribellò al Cristianesimo, portava una gran barba; ci scrisse anche un’opera, il Misopogon («l’odiatore della barba») per polemizzare con dei sudditi, cristiani ma eccessivamente raffinati, che lo deridevano per la sua barba da filosofo-soldato.

Ma più tardi i Padri della Chiesa polemizzano contro gli sbarbati, e ascetismo e barba, monaco e peluria vanno insieme. Ma veniamo all’età moderna: ci sono curiose opposizioni ottocentesche: i preti non la portano, i medici condotti sì; i contadini tendono a sbarbarsi, i proprietari terrieri a infoltirsi; notai, avvocati, commedianti, e persone di servizio sono quasi obbligati a radersi.

Anche la politica ha i suoi segnali: il Risorgimento è barbuto, l’Illuminismo tendenzialmente rasato; nelle rivoluzioni, Marx è barbuto, ma Mao no, Ho Chi Minh e Castro sì, Stalin e Mussolini no. La Resistenza è barbuta, il Sessantotto è capellone; la musica country ammette la barba, il rock no.

Hanno la barba i pirati e gli uomini crudeli (Barbarossa, Barbanera — che peraltro è anche un frate da calendario popolare — Barbablù), e quelli autorevoli: «el me barba» diciamo noi, per indicare lo zio (importante, nelle famiglie tradizionali), da cui Barba Sep dai Piai e Barba Toni da Castion, poeti bellunesi di epoche passate. Ma lo dice anche Dante «del barba e del fratel».

Ci può anche essere un tono dispregiativo o ironico: che barba! una figura barbina, farla in barba, servire qualcuno di barba e capelli, barboso, barbogio, barbassore, barbagianni e barbacheppio. «Barbùn, va’ a laurà!» (Umberto Bossi, Opere filosofiche complete, vol. XIII: «Tolleranza e galateo nella bassa Bergamasca», Padania Editrice): e ci si dimentica che i Longobardi, cioè gli antichi Lumbàrd, si chiamano così perché, secondo leggenda, sono Longibarbi, «dalle lunghe barbe».

Per quanto riguarda questa serie di ritratti fotografici, è evidente il narcisismo che ispira i soggetti, felici di affidarsi all’abilità interpretativa e pittorica dell’Autore; gli oggetti che hanno con sé sono una chiave decifrativa del loro voler apparire, ma la verità primaria sta già nella barba (verità deprecativa,«mento non mente», come nel proverbio arabo, se «mente» è un sostantivo; o elogiativa, come nel proverbio latino, se «mente» è un verbo).

Cioè, in sintesi, come dice l’antico mistico mussulmano Mevlana: «Fatti vedere così come sei, oppure diventa così come ti fai vedere».

In ogni caso, c’è chi sta con Dante: «barbuto, cui lussuria e ozio pasce» (Purg. VII 102).

Sfociamo nel barbierismo – La barba di James Harden

(http://thegameilove.wordpress.com/)

Lui dice che tutto è nato da un giorno in cui ha visto Baron Davis e la sua barba. Da allora l’ha voluta anche lui. Per qualunque ragione la coltivi in maniera così attenta, James Harden rimane il personaggio da barbiere per eccellenza di tutta l’Nba. La barba di James Harden è ormai un luogo comune, come la Torre di Pisa. La barba di James Harden ha addirittura una sua pagina Facebook costantemente aggiornata. E c’è una rubrica in un blog sparso per la rete che ogni tot giorni svela nuovi oggetti che si nascondono dentro quella barba. Non che la barba di Harden sia nata con l’arrivo dell’ex Arizona State in Nba. No, la barba è nata proprio ai tempi di Asu, e da allora non se ne è praticamente più andata. Era il febbraio del 2009 e James diceva chiaro e tondo: «L’ho vista a Baron Davis e ho deciso di provare. Il coach voleva che la tagliassi un po’. Cresceva in fretta ma io dicevo coach, non farmela tagliare, stiamo facendo bene con la barba». Tanto che la moda attecchì addirittura presso altri atleti della sezione basket di Asu. Dall’Ncaa all’Nba non è cambiato molto. La barba di James c’è e si vede. La gara tra lui, Baron Davis e Ronny Turiaf è quantomai aperta. E «fear the beard», «occhio alla barba», «stai attento alla barba» diventa, come scrivono diversi blog, un canto di guerra.

Da quando tutti hanno la barba mi rado

di Federico Mascagni
http://www.facebook.com/groups/106708342830694/

Io provengo da una famiglia di barbe. Barbapapà, Barbazoo che sta sugli appennini, tutti portammo la barba a stento. Ma adesso che vedo nelle pubblicità delle macchine, con il guidatore cor fisicone e la barba ci rimango male. E poi a tutte le donne di colpo piacciono le barbe. E Simon le Bon? E Joey Tempest? Avevano forse essi le barbe? Eppure li avete amati!! Volubili!!!! È mostruoso pensare a un Babbo Natale palestrato che esce fuori dalla mercedes. Lasciate la barba a chi se la merita.

Perché gli uomini portano la barba?

http://www.nodeju.com/19431/why-men-wear-beards.html

Un Centro di Ricerca della Nuova Zelanda in collaborazione con un RC del Canada ha chiesto durante una indagine: «Perché gli uomini portano la barba?» . I suoi interlocutori hanno risposto: Per esigere il rispetto dagli altri uomini, per proteggere la pelle fragile dal sole, perché la barba raccoglie tutti i tipi di residui di polvere, sporco, cibo e bevande, insetti et altro sconosciuto che potrebbe diffondere malattie e generare infezioni. Significando, così dicendo, che gli uomini barbuti sono in grado di prevenire e combattere meglio le malattie e sono, perciò, più sani rispetto agli uomini sbarbati. Lo stesso Centro di Ricerca, durante un test, ha stato chiesto a 200 donne di guardare 19 foto di uomini barbuti, chiedendo successivamente alle stesse 200 donne di guardare una nuova serie di foto degli stessi 19 uomini sbarbati e dichiarare le loro preferenze. La stragrande maggioranza delle donne testate hanno detto che gli uomini fotografati sbarbati risultano molto più belli, più sexy, più sani.

I 5 benefici di avere la barba incolta

http://www.maancheno.info/2013/06/i-5-benefici-di-avere-la-barba-incolta/
Avere la barba? Per molti una scelta di vita. Per altri una situazione temporanea. Per tutti, c’è da dire che garantisce benefici anche dal punto di vista della salute. Coloro che scelgono di farsi crescere la barba per migliorare il proprio look o per seguire la moda, potrebbero restare stupiti dallo scoprire come portare la barba sia garanzia di effetti positivi per il benessere e non solo sinonimo di benefici estetici. Quali sono i benefici per la salute per chi porta la barba?
Protezione del viso dai raggi solari - I raggi del sole possono causare danneggiamento e cancro alla pelle, stando ad uno studio condotto a livello universitario e pubblicato su riviste scientifiche del calibro di Radiation Protection Dosimetry. Gli esperti sostengono che le parti del volto coperte da barba e baffi subiscono un’esposizione ai raggi UV considerati dannosi inferiore di un terzo rispetto ad altre zone del volto.
Prevenzione di eventuali attacchi di asma - Barba e baffi creano una barriera in grado di impedire a pollini ed allergeni di raggiungere le cavità nasali, evitando che essi possano raggiungere i polmoni mediante inalazione, secondo quanto dichiarato da parte di Carol Walzer, esperta del Birmingham Trichology Centre.
Mantenere giovane la pelle del viso - La barba consente che l’idratazione della pelle rimanga intatta, bloccando l’evaporazione dell’acqua da essa. I follicoli piliferi consentono che la pelle venga protetta mediante sostanze oleose che creano una barriera nei confronti degli agenti esterni, rendendo nel contempo la pelle più resistente.
Riparo dalle malattie da raffreddamento - Se la barba copre il mento e la gola, aumentando la temperatura, protegge da raffreddori e altro. La barba è composta da peli che funzionano come isolanti termici, evitando la dispersione del calore corporeo e riparando viso e collo dalle correnti fredde. Infine, radersi meno spesso permette di evitare infezioni della pelle ed eritemi, a parere del dottor Martin Wade, esperto della London Skin and Hair Clinic.
Virilità - Dulcis in fundo, la barba è sinonimo di virilità.

Dizionarietto Paralipomenizzato

BARBANI: gli appartenenti alla chiesa protestante sono detti «barbani» , il pastore valdese è detto anche «barba» .

BARBABIANCA (白ひげ Shirohige): è il soprannome di diversi personaggi immaginari. Fra i quali meritano di essere segnalati: Ser Barrsitan Selmy, personaggio delle «Cronache del ghiaccio e del fuoco» e Edward Newgate (二ューゲート エドワードNyūgēto Edowādo), personaggio del manga ed anime «One Piece» del fumettista giapponese Eiichiro Oda (nato nel 1975). Il nome Edward è un riferimento che riguarda la identità anagrafica del pirata Barbanera.
Barbabianca: è anche la testata di un almanacco bolognese (1851-1855)

BARBABLU: è il titolo di una fiaba trascritta da Charles Perrault (1628-1703), già pubblicata nella raccolta «Histoires ou contes du temps passé» , altrimenti nota come «I racconti di mamma l'oca» , nel 1697, protagonista un sanguinario uxoricida. E divenuto soprannome affibbiato ad alcuni assassini seriali, a cominciare dal barbuto Henri Désiré Landru (1869-1922).

BARBACANI: a Venezia sono una struttura architettonica utilizzata per recuperare spazio abitativo senza diminuire quello a disposizione per la viabilità pedonale. Si tratta di elementi di travatura emergenti, in legno o in pietra, che sorreggono al livello del primo piano la sporgenza di un edificio rispetto alla calle o al campo sottostante. In questo modo il primo piano e tutti i piani superiori possono usufruire di una superficie utile maggiore rispetto a quella disponibile a pian terreno.

BARBACHEPPPIO: insulto in osteria .

BARBA D’ORO: è la testata di un almanacco.

BARBAGIA: è una vasta regione montuosa della Sardegna centrale che si estende sui fianchi del Massiccio del Gennargentu.

BARBAGIANNI: uccello notturno di rapina.

BARBANERA: è il soprannome del celebre pirata britannico Edward Teach (1680 circa –1718), che ebbe il controllo del Mar dei Caraibi per un breve periodo fra il 1716 e il 1718, durante la cosiddetta età d'oro della pirateria. È stato scritto che avesse l’abitudine di bere rum mischiato con polvere da sparo e che la sua barba fosse così lunga che se la attorcigliava attorno alle orecchie.
Barbanera: è anche la testata di un lunario pubblicato per la prima volta nel 1762, edito attualmente da Feliciano Campi a Foligno, dove si racconta che Barbanera sia stato un eremita astronomo, sapendo che per altri la sua origine è più antica, poiché è l’Uomo Nero buono delle leggende umbre che appare dove sta per accadere qualcosa.
Barbanera: è il soprannome dato nel territorio veneto ai medicanti di professione, provenienti da Sibiu, Medias e Blai, località della Transilvania, rom cattolici emigrati nei territori della UE dopo il crollo del blocco sovietico: si presume siano 10 milioni, complessivamente, accampati in zone abbandonate, prevalentemente in Spagna, Francia e Italia.
Barbanera bel tempo si spera: è il titolo di una rivista musicale del 1953 di Scarnicci e Tarbuse, interpretata da Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, musiche di Lelio Luttazzi.

BARBAPAPÀ: è il nome di un personaggio creato casualmente nel 1969, per un fumetto, da Annette Tison (architetto e designer) e Talus Taylor (professore di matematica e biologia) in un bistrò parigino: tale nome deriva dall'espressione francese Barbe à papa, che significa «zucchero filato».

BARBAPEDANNA: cantastorie ambulante ottocentesco milanese barbuto.

BARBARELLA: è un personaggio creato dal fumettista Jean-Claude Forest: una bella eroina dalle numerose avventure, anche erotiche, ambientate nel 40.000 d.C., protagonista di un film di fantascienza diretto nel 1968 da Roger Vadim (1928-2000).

BARBARICCIA: è il nome di un diavolo inventato da Dante Alighieri (Inferno, canti XXI, XXII e XXIII): «E Barbariccia guidò la decina».

BARBAROSSA: è il soprannome di Federico I di Hohenstaufen (1122?-Selef, Asia Minore, 1190), Imperatore del Sacro Romano Impero. Divenuto alcuni secoli dopo, nell’ambiente cristiano italico, nome bellico di Ariadeno Barbarossa, alias Khair al-Din (Mitilene, 1466 circa – Istanbul, 1546), re di Algeri estimatore di Pietro Aretino e noto mangiacristiani durante il 1500. Lo stesso Ariadeno Barbarossa conosciuto anche come Haradin, Kaireddin e Cair Heddin, corsaro e ammiraglio ottomano, Dey di Algeri e di Tlemcen, nonché ammiraglio della flotta ottomana, titolare di un Mausoleo a Besiktas (Istanbul).
Barbarossa: è il nome di uno dei principali co-protagonisti del fumetto «Dago» creato dal fumettista paraguaiano Robin Wood (nato 1944), che narra le gesta di un avventuriero veneziano, Cesare Renzi, detto appunto Dago, emulo del corsaro Ariadeno Barbarossa, sullo sfondo delle tumultuose vicende europee della prima metà del Cinquecento.

BARBASSORE: parola ottocentesca da usare per indicare con toni spregiativi chi racconta frottole in maniera spudorata.

BARBATRUCCO: (da Wikipedia) è un neologismo che definisce un trucchetto, un metodo ingegnoso per la risoluzione di un problema, una scorciatoia, una via alternativa, un'astuzia, per ottenere un risultato non raggiungibile normalmente. Può anche assumere una connotazione negativa, quando si usa per indicare che non si è riusciti a risolvere un problema direttamente e in modo consono, ma lo si è semplicemente aggirato. Tale parola ha la sua origine nella serie di fumetti Barbapapà, pubblicata in Francia nel 1970 e resa più nota dalla serie televisiva d'animazione trasmessa in Italia a partire dal 1976. Una frase ricorrente durante le varie puntate è: resta di stucco, è un barbatrucco.

BARBA VERDE (ricetta): dopo l'avvento di Barba Rossa ed i racconti di Barba Blù... ai giorni nostri è nata Barba Verde! jejeje. Ingredienti: un disco di pasta sfoglia integrale, 250 gr. di agretti, 200 gr. di branzino sott'olio,70 gr. di panna, 80 gr. di certosino, due uova, sale q. b., pepe q. b., noce moscata q. b. Preparazione: pulire e lavare gli agretti, scottentarli in acqua leggermente salata per circa 5 minuti, sbattere le uova aggiungendo la panna, il certosino a tocchetti, il sale, il pepe, una bella grattatina di noce moscata, gli agretti ed infine il branzino. Amalgamare bene il tutto,versare il composto nella base di pasta sfoglia stesa in un a tortiera, pre - riscaldare il forno a 200°, infornare per circa 40 minuti.

BARBOGIO: persona anziana rimbambita e brontolona.

EL DIABLO BARBA VERDE: leggenda popolare argentina raccontata oralmente dai nativi del popolo Mapuche. (http://www.youtube.com/watch?v=rtGAPMWZoDg)

IL VERO BARBA GRIGIA: è la testata di un almanacco romano (1925).

Luglio, 2013