Barba ci cova 8

Barba ci cova 8

Enzo Rossi Ròiss

Vuolsi così scrivere dell’arredo pilifero facciale sondaggiato e psicologizzato

Rembrandt Harmenszoon van Rijn, Lezione di anatomia del dottor Tulp (1632, olio su tela, 169,5×216,5 cm, Mauritshuis, L'Aia - wikipedia.org)

La barba per dare nell’occhio e sollecitare commenti
La barba per calamitare sguardi e farsi attribuire talenti
La barba per attirare attenzioni e suscitare innamoramenti
La barba per loquacizzare espressività reticenti
La barba per semantizzare comunicazioni balbuzienti
La barba per autorare anonimie facciali sconvenienti
La barba per mascherare disarmonie deprimenti
La barba per onorare facce con menti carenti
La barba per significarsi autorevoli e sapienti
La barba per blasonare tratti plebei ininfluenti
La barba per aurare teste calve con facciate virilenti
La barba per potenziare fascinosità inconsistenti
La barba per colmare mancamenti e dimagrimenti
La barba per dissimulare e lenire autopatimenti

Una inchiesta Doxa datata 1961, l’anno della mia iniziazione alla scrittura di testi barbieschi, con indagini collaterali mirate a reperire e collezionare reperti bibliografici e massmediatici per la redazione di questo libro, ha rilevato che erano soprattutto gli uomini maturi, particolarmente gli abitanti dei piccoli centri meridionali, a coltivarsi la barba e i baffi. Un milione e quattrocentomila individui della popolazione italiana monoetnica dell’epoca hanno coltivato la barba in tutte le zone geografiche e le classi sociali, con una percentuale poco più alta nei centri urbani e nelle categorie a basso reddito.

Durante la stessa inchiesta, considerata la rasatura un rito giornaliero ben’augurante da molti uomini, sono state svolte indagini biologiche per accertare e quantificare la crescita del pelame sul viso dell’uomo durante 54 anni adulti di una esistenza intera, non interrotta da morte prematura, stabilendola in nove metri complessivi, poco meno di mezzo millimetro al giorno. È stato possibile calcolare, così, che nell’arco di un vita l’esecuzione della rasatura giornaliera, occupa circa 3.300 ore, più o meno 135 giornate (19 settimane, più due giorni), con una media europea di 29 settimane: quantificando in 10 minuti giornalieri la media degli italiani, per un totale di 35 settimane.

Per quanto mi riguarda, ho cominciato a rasoiarmela (come suol dirsi) nel 1955 e ho intenzione di continuare a rasoiarmela manualmente in 8/10 minuti al giorno, fino alla fine dei miei giorni, per un totale di settimane che sarà calcolato da qualcuno dei miei lettori posteri.

Per saperne di più, sia svolta la stessa inchiesta Doxa cinquant’anni dopo tra gli individui della popolazione attuale divenuta multietnica. Invitandoli a rispondere a queste tre domande: «Perchè hai deciso di farti crescere la barba? Quando lo hai deciso? Intendi continuare a coltivarla?».

Un barbicultore mio interlocutore in Facebook, nomato Andrea Tagliaventi, ha risposto: «La barba per disperazione, la barba per solitudine, la barba per fame, la barba per miseria ....la barba per calore ....la barba per pensare colori nuovi ....la barba per aiutarsi ad essere ...ad Essere Oltre !!».
Da Urbino, l’avvocato poeta Antonio Fabi mi ha inviato un breve componimento che trascrivo qui di seguito: Fu, all'inizio, lunga e incolta / e non proprio profumata. / Poi divenne meno folta / e talvolta fu tagliata. / Giove, Tinia e anche Jahveh / (stesso dio, diviso in tre), / hanno barbe molto austere: / simboleggiano il potere.

Bianca Michela Ferro, nata a Genova con educazione artistica torinese, gallerista/poetessa bibliografata da 6 raccolte di scrittura versificata self-editata, oppure self-sponsorizzata, ha commentato negativamente in Facerbook i primi due capitoli di questo libro, anticipati dal webmagazine Il Ridotto (cancellando il commento, successivamente), perchè contrariata dalla mia scrittura lesiva dell’arredo pilifero facciale maritale. Le ho chiesto: «Ha mai poetato l’arredo pilifero facciale di suo marito aurandolo?». Non ha risposto.

***

L’ onor del mento ha incusso rispetto in passato più che nel presente, causa la vita media molto bassa rispetto ad oggi, perché è stato considerato attributo senile significando anzianità, quindi meritevole di rispetto. Altrettanto rispetto non incute nel tempo presente, particolarmente da chi lo porta come supporto peloso a ciò che risulta spelato. Tanto che, a chiunque porti più peli sulla faccia che capelli sulla testa, è possibile dire «Sia resa lode alla barba che veste il tuo volto perché la tua testa risulti meno nuda»: parafrasando Cicerone (106-43 a.C.) oppositore di un interlocutore barbicultore calvo dotato di scarso ingegno, nel momento gli disse «Lodo i tuoi capelli che si sono separati da una testa tanto vuota». È possibile dire ciò, poiché, a conclusione di un sondaggio fattibile da chiunque e in ogni luogo affollato, l’arredo pilifero facciale risulta portato da un gran numero di individui portatori anche di una testa spelata dalla calvizie (sia parziale sia totale). I più calvi lo portano radendosi il cranio ogni giorno come altri si radono la faccia. Provare per credere! Segnando su un cartoncino con una matita un segno X per ogni barbicultore portatore anche di calvizie e un segno W per ogni barbicultore capelluto. Nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti, in metropolitana, in ogni piazza affollata, lasciandosi sfilare davanti un corteo qualsiasi.

A chi porta la barba modellata perché significhi philosofo è sufficiente citare ciò che è possibile leggere nella Antologia Palatina, scritto da Luciano (120-180/92 d.C.): Se facendoti crescere la barba / tu credi ci diventi un sapientone, / con la sua bella barba anche una capra / è tutta un autentico Platone.

Poche parole scritte nel Convivio da Dante Aligheri (1265-1321), invece, sono sufficienti per commentare ad hoc l’arredo pilifero facciale portato ed esibito perché significhi valenza sessuale: Ogni bontade propria in alcuna cosa, è amabile in quella: sì come ne la maschiezza essere ben barbuto, e nella femminezza esser ben pulita di barba in tutta la faccia.

In Milady magazine (31 marzo 2012) é stato scritto (con firma Lucia De Pascalis): Sicuramente preferisco essere punta da una barba sexy piuttosto che vedere il viso di un uomo liscio come il culetto di un neonato! E non sono l’unica a pensarla così, l’uomo con la barba trionfa in tutto il mondo. Con la notizia di un un sondaggio effettuato su 1300 donne tra i 25 e i 55 anni, secondo il quale l’uomo barbuto ha più fascino.
È stato appurato ciò durante una ricerca coordinata dal dottor Savo Trovato, sociologo esperto in fenomeni di costume, che ha dichiarato: Abbiamo scoperto che il nuovo sex symbol maschile è affascinante, tenebroso, autorevole, mascolino, protettivo. Tutte qualità che, secondo le donne che hanno preso parte alla nostra indagine, sono rappresentate proprio da un dettaglio ben preciso: la barba. Inoltre è anche una perfetta arma di seduzione, tanto che è una caratteristica fisica apprezzata dal 34% delle signore.

Un risultato identico sarebbe stato ottenuto anche a conclusione di indagini svolte a Newcastle, in Gran Bretagna dalla Nothumbria University. Dove, otto donne su dieci hanno dichiarato di preferire i maschi con barba, non importa che sia folta, ridotta a pizzetto, ben curata, incolta o appena accennata poiché il volto con la barba rende l’uomo più misterioso e incuriosisce le donne, pronte a chiedersi che cosa nasconda l’uomo che ha deciso di farsela crescere.

Da un punto di vista psicologico la barba esprimerebbe, quindi, mascolinità, maturità, saggezza, senso di protezione: tutti elementi che le donne di Newcastle hanno dichiarato di cercare e pretendere dall’uomo al quale accoppiarsi. Condividendo questa dichiarazione: Non sarà certamente la barba a rendere un uomo saggio, ma di sicuro per il nostro immaginario è così e quindi saremo più tentate a conoscere un uomo barbuto.

L’uomo con la barba è risultato, così, più apprezzato dal genere femminile: meno apprezzato dai produttori di rasoi elettrici e rasoietti usa-e-getta.
Del rapporto fra sessualità e pelosità, cioè se davvero sia più ardente la donna pelosa secondo l’antico proverbio «Donna baffuta, sempre piaciuta», risulta scritto in alcune relazioni da docenti di endocrinologia sessuale studiosi del testosterone (l’ormone della libidine) che può provocare veri stati di delirio sessuale quando gli androgeni, che sono 9 in entrambi i sessi, superano un certa quantità, provocando anche l’ipertricosi (l’eccesso di peluria). Altri proverbi recitano: «Donna pelosa donna virtuosa», «Donna barbuta coi sassi si saluta». Mal conciliandosi con alcune credenze popolari che affermano: «A letto, le donne barbute non hanno inibizioni», «Le donne barbute difficilmente sono fedeli a un solo uomo, perché sono sessuofaghe», «Nell’antichità, le donne barbute sono state considerate sibille molto attendibili».

Barba ci cova© Per gentile concessione dell'autore — Riproduzione vietata

Settembre, 2012

Altre immagini: 

Massimo Cacciari e Giorgio Orsoni, sindaci veneziani
Enzo Rossi-Ròiss barbuto nell’autunno 1968 (Luca Colferai 2012)
Esemplari da Beard di Matthew Rainwaters