Bella l'Italia senza partiti

Bella l'Italia
senza partiti

Roberto Bianchin

Bella l’Italia con un governo senza partiti. Efficiente anche. Capace finalmente di decidere qualcosa. Ma pericolosa. Perché quello che sta accadendo nel nostro Paese, ed è la prima volta che accade, potrebbe fare venire a qualcuno qualche idea malsana.

Abituati com’eravamo alle discussioni sterili ed eterne, all’arte del rinvio e di nessuna decisione mai, specialità in cui eccelleva la Dc che da partito interclassista non poteva permettersi il lusso di scontentare nessuno (perché quando decidi qualcosa, inevitabilmente scontenti qualcuno), siamo rimasti piuttosto sorpresi di fronte al frenetico attivismo del governo cosiddetto tecnico del professor Mario Monti. Capace di sfornare in poche settimane sfilze di decreti sui temi più disparati come per anni non erano riusciti a fare i governi di centrodestra e di centrosinistra, con maggiori responsabilità per quelli di centrodestra che sono stati più a lungo alla guida del Paese.

Le misure adottate dal governo Monti possono piacere o meno, a seconda dei punti di vista. E chi non le gradisce ha tutti i diritti di scendere in piazza a protestare senza venir manganellato, come in ogni paese civile e democratico degno di questo nome. Ma il punto non è questo. Il punto è che Monti doveva salvarci agli occhi dell’Europa dopo il disastro-Berlusconi. Questa la prima, la vera, l’unica emergenza. Rischiavamo di farci buttare fuori dall’Europa. Il Professor Monti, forte del suo prestigio internazionale, ha fatto in modo che ci rimanessimo. E con pari dignità. Al punto tale che oggi viene considerato tra i migliori leader europei. Una vecchia volpe come il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari lo ha definito più competente della Merkel e di Sarkozy, e il Financial Times, mai troppo tenero nei nostri confronti, ha scritto che l’Europa intera oggi è sulle spalle di Monti, quasi si guardasse a lui come al salvatore del vecchio continente.

Esagerazioni, probabilmente. Ma che fanno pensare. Il primo pensiero è un mesto de profundis per la politica. Il professor Monti, che proprio per le inefficienze della politica è stato chiamato a commissariare un Paese, ha dimostrato in pochissimo tempo che un governo senza politici sa prendere decisioni, e sa fare meglio e più in fretta, di qualsiasi governo politico. E questo è un fatto, non un’opinione. Che vale per adesso. Ma viene da chiedersi se questo ragionamento, che fanno molti italiani, anche di centrodestra, sarà valido pure l’anno prossimo, quando si apriranno le urne per la scadenza normale della legislatura.

Se il governo Monti durerà fino alla primavera del 2013, e sembra ormai che vi siano pochi dubbi in proposito, anche perché nessuno dei due schieramenti, penalizzati entrambi dai sondaggi, intravede attualmente un interesse ad andare alle urne, ci sarà il rischio di una ulteriore delegittimazione dei partiti. Della serie: siamo andati bene finora con Monti, che ci ha salvati dal disastro e ci ha tenuti in Europa, perché mai dovremmo cambiare e tornare al vecchio, burocratico, inefficiente e corrotto sistema dei partiti? L’obiezione è corretta. Ed ha anche un senso. Però fa a pugni con le regole della democrazia.

Un governo tecnico, cioè il commissariamento di un Paese, va bene solo in una fase di emergenza. Per scongiurare un fallimento, o per tentare di farlo. Finita l’emergenza, si torna alla democrazia. Al voto, al rispetto delle regole, alla dialettica dei partiti, allo scontro anche aspro tra maggioranza e opposizione. Non esistono scorciatoie. E altre soluzioni non sono possibili. Morte le dittature e affossati i comunismi, non è stata ancora inventata una formula migliore della democrazia alimentata dai partiti politici, nonostante tutti i suoi evidenti difetti e le sue maleodoranti degenerazioni.

C’è piuttosto una lezione che i partiti politici che l’anno prossimo si riprenderanno il Paese dovrebbero trarre da questa esperienza commissariale. Che siccome si è visto che si può far meglio senza di loro, si sbrighino ad attrezzarsi per cambiare. Per migliorare. Per recuperare la credibilità perduta. Per diventare più seri. Più efficienti. Meno corrotti. Imparino da Monti, insomma. Cerchino di assomigliare più a lui che a Berlusconi. E magari ci facciano anche un pensierino, al Professore col loden, se proprio non riescono a trovare un leader.

Gennaio, 2012