Bestiario

Bestiario

Roberto Bianchin

Il primo fu Loredano. Loredano il caimano. No, niente a che vedere col film sul Papi, Loredano era un caimano vero. O un alligatore, se preferite. Per capirci, un coccodrillo, insomma. Di quelli che scivolano silenziosi nei fiumi, si immergono quatti quatti, fanno finta di niente, poi quando meno te lo aspetti riemergono all’improvviso, velocissimi, aprono la boccona, sbattono i dentoni e fanno un boccone di tutto quello che trovano.

Loredano apparve alcuni anni fa sul Delta del Po. Tanto che lo chiamarono, appunto, il caimano del Po: Loredano il caimano del Po. Ben presto divenne celebre. Una leggenda.
Anche se apparve si fa per dire. Perché Loredano non apparve mai. O meglio, furono in molti, da Adria fino al mare, a raccontare di averlo visto. Giovani e vecchi, uomini e donne. Operai e maestre delle elementari, disoccupati e pensionati. Chi nelle notti di luna piena, chi in quelle senza stelle, chi dentro una burrasca, chi in fondo a un temporale, chi sotto un qualche arcobaleno. Chi stando in barca, chi camminando sull’argine, chi rientrando in casa, chi uscendo dall’osteria.

Loredano per molte estati lasciò molte tracce sul Delta. A cominciare dalle impronte inconfondibili delle sue zampe e del suo corpaccione strisciante zigzagando sul fango della riva, per finire con le galline sbranate nei pollai vicino al fiume. Ma nessuno riuscì mai a fotografare Loredano, tanto meno a filmarlo. Nessuno riuscì mai a documentare la sua esistenza. Non ci riuscì, nonostante una sfilza di estenuanti appostamenti anche notturni, neppure quel mastino di Silvio Giulietti, operatore di guerra della Rai-Tv.

Passarono altre estati e di Loredano restò solo il ricordo nei racconti dei vecchi all’osteria davanti all’ultima ombra di vino. Poi vennero, emuli di Nessie, il serpentone di Loch Ness, tutti gli altri dell’immaginifico italico bestiario estivo, come Fiorenza la pantera di Piacenza, Bruno l’orso di Belluno, Nino il delfino di Portofino, Gedeona la tartaruga di Palenzona, Pompea la balena di Tropea, Ilaria la piovra di Bellaria (nome preso in prestito, in realtà, da una ballerina moldava di lap dance del Piper di Mezzogoro).

L’ultima arrivata è Lucrezia la foca di Venezia. Qualcuno, in omaggio a Vinicio Capossela, l’ha ribattezzata anche Pryntyl. Altri, in omaggio a Terence Stamp, Priscilla.
Lucrezia la foca di Venezia, raro esemplare della pregiata razza foca monaca, secondo l’interpretazione del domatore di foche Mario Bellucci del Circo Acquatico Bellucci, è stata vista più volte, da più persone, in più luoghi diversi della città che fu Serenissima. Come Loredano. Ma proprio come Loredano il caimano, nessuno è riuscito a fotografarla. Tanto meno a filmarla. Nessuno insomma è riuscito a fornire una prova della sua esistenza. Tanto che anche Lucrezia finirà, molto probabilmente, con il diventare, come Loredano, una gustosa leggenda metropolitana. Di quelle che fioriscono d’estate, quasi ogni estate, tra un’ombra e un’altra.

Eppure a Venezia sono in tanti a raccontare e a giurare, sia pure tra uno spritz e l’altro, di averla vista. Fioriscono anche i particolari. Sul peso (cospicuo), sulla forma delle pinne (arcuate) del naso (appuntito) degli occhi (vivaci) del pelo (lucido) dei baffi (sottili) .

Raccontano che dalla riva del Carbon (Canal Grande) al rio dei Meloni (San Marco) ci sono stati ben cinque avvistamenti di Lucrezia la foca di Venezia: l’ultimo nel rio della Madoneta. Difficile ma non impossibile che una foca nuoti a Venezia, ammette la Lipu. Anche il celebre etologo Dànilo Mainardi dice che è possibile, perché poco lontano, sulla costa istriana, vive allegramente una robusta colonia di foche, e questi animali sono in grado di compiere in una decina di ore il tragitto, circa cento miglia, che separa le coste veneziane da quelle croate.

Per questo a Venezia hanno aperto ufficialmente la caccia alla foca. Anzi alle foche. Perché Lucrezia la foca di Venezia non sarebbe sola, ma l’avanguardia di un gruppetto mandato a curiosare in avanscoperta. Per vedere l’aria che tira. E c’è già chi fantastica un grande acquario naturale in bacino San Marco con spettacoli giornalieri di foche acrobate per allietare i passeggeri delle grandi navi in transito. ★

Giugno, 2013