Bunga Bunga senza fine

Bunga Bunga senza fine

Roberto Bianchin

La risposta definitiva, quella che molti aspettavano febbrilmente, la risposta alla domanda delle cento pistole, quella che in tanti si facevano inutilmente da tempo senza riuscire a intravedere una soluzione possibile, finalmente è arrivata. Ed è arrivata diretta, precisa, inequivocabile. Da una fonte autorevolissima e difficilmente smentibile. Perché è la testimonianza diretta, e sostanzialmente disinteressata, quindi non inquinata, di un testimone oculare. Anzi di una testimone oculare molto speciale.

Ah! Bene bene. Usare ancora bunga bunga!

È una risposta secca, che se farà felici alcuni, per esempio quelli che nel loro intimo erano convinti della cosa, e perciò si aspettavano una risposta del genere, al tempo stesso scontenterà altri, specie quelli che, anche per ragioni mediatiche collegate a eventi contingenti (leggi: elettorali) confidavano in mutati e più compassati stili di vita.

Ebbene, la domanda delle cento pistole era contenuta in una malinconica riflessione sul tramonto, sia politico che umano, di Papi Silvio Berlusconi (confronta l’elzeviro intitolato Tramonti nella rubrica Il Lunedì), là dove si diceva che per ritrovare il sorriso, il Papi dovrebbe tornare al bunga bunga. Ma probabilmente — si argomentava — è troppo tardi anche per quello…

E invece no! Non solo perché non è mai troppo tardi, parlando in generale, come insegnava il sublime maestro elementare Manzi alla tivù quando la tivù era in bianco e nero. Ma anche perché, andando nel particolare, davvero non è mai troppo tardi per il Papi, anziano scopatore sublime impenitente e imperituro.

A rivelarlo, fugando ogni dubbio, e per la felicità delle ancora numerose fan femminili del Papi, è nientepopodimenoche una delle sue Papi-Girls preferite, la vivacissima olgettina Marysthell Polanco, curve di cioccolato, labbra di velluto, occhiatone da brividi.

Senza pudore, la musa del bunga bunga, durante la trasmissione Un giorno da pecora in onda su Radio Rai, ha dato finalmente risposta certa alla domanda più gettonata dagli italiani, chiarendo una volta per tutte la questione in modo irrevocabile e definitivo: «Il bunga bunga non finirà mai», ha esclamato, fra urla di giubilo e di gioia.

Ed ha aggiunto, in tono trionfante: «Finché c’è Silvio, c’è bunga bunga!». Per concludere solenne, quasi commossa, al culmine dell’orgasmo: «Lui fa sempre bunga bunga»!

Adesso finalmente sappiamo come stanno le cose. E possiamo tirare un generoso sospiro di sollievo. Il bunga bunga esiste ancora. Meno male. Stavamo cominciando a preoccuparci.

Novembre, 2013