Celeste Roby

Celeste Roby

Roberto Bianchin

Piuttosto irritato, il Celeste Roby Formigoni (Roby è il vezzeggiativo con cui sono soliti chiamarlo alcuni degli amici più stretti tra cui il fido Daccò che gli pagava le vacanze), ha detto che, anche indagato, non si dimetterà da governatore della Lombardia. Non ha chiarito invece se si dimetterà, o meno, nel caso in cui (non si può mai sapere) dovesse essere arrestato. E non ha ritenuto di fornire alcuna informazione al riguardo nemmeno nel caso in cui al processo (non si può mai sapere, anche qui) venisse condannato. Come se non volesse nemmeno prendere in considerazione queste ipotesi a suo celeste avviso del tutto irrealistiche.

Al Ridotto risulta, viceversa, che della questione si siano occupati gli uomini del suo staff, in una riunione dai toni molto preoccupati tenutasi domenica (i Memores Domini sono soliti trascorrere in gruppo non solo le vacanze ma anche i giorni festivi), nella villa che ha recentemente acquistato in Costa Smeralda, e proprio dal fido Daccò, un altro dei fedelissimi del Celeste Roby, quell’Alberto Perego detto Alby (Celeste Alby), che non solo, non avendo evidentemente di meglio da fare, trascorre tutto il suo tempo libero e tutte le sue vacanze insieme al Celeste Roby, ferragosti e capodanni compresi, ma che vive in casa con lui (una casa dei Memores Domini, ça va sans dire), probabilmente per fargli compagnia, recitare assieme il rosario e tirargli su il morale nei momenti di sconforto, dal momento che non è, almeno ufficialmente, il suo fidanzato.

Questi comunque sono affari loro (anche perché di mezzo c’è un imbarazzante voto di castità), e non risulta che i Memores si siano ricordati di affrontare anche questo aspetto della vicenda nella loro tormentata riunione, dove invece hanno preso in esame i possibili comportamenti che il Celeste Roby dovrebbe adottare, per evitare guai peggiori, nei malaugurati e non auspicabili casi di arresto o di condanna.

Le conclusioni, stando a quello che Il Ridotto è riuscito a ricostruire, sono che il Celeste Roby non si dimetterà neanche nella malaugurata ipotesi in cui qualche imprudente (e impudente) magistrato comunista avesse la sfrontatezza (non si sa mai) di emettere un ingiurioso mandato di cattura nei suoi confronti. Se così fosse infatti, la strategia messa a punto dai Memores prevede che il Celeste Roby possa continuare a dirigere gli affari della Regione Lombardia anche dal carcere, sfruttando un marchingegno messo a punto, tra un capodanno alle Antille e un ferragosto ai Caraibi, dal fido Celeste Alby, che per mesi, a porte chiuse, nel cortile di una parrocchia di Usmate Brianza, ha addestrato alla bisogna un gruppo di piccioni viaggiatori scelti, dopo una selezione durissima, tra gli uccelli più dotati e più fedeli alla causa. San Vittore e il Pirellone, in fondo, non sono poi così distanti fra loro in linea d’aria.

Identica decisione, no alle dimissioni, anche in caso di condanna da parte del tribunale. Se la condanna dovesse infatti essere lieve, sotto ai due anni coperti dalla condizionale, il Celeste Roby eviterebbe il carcere e potrebbe continuare allegramente il suo mandato, divertendosi a insultare i giudici e i giornali comunisti. Proprio come il Papi. Se invece la condanna fosse più dura, superiore ai due anni, e dunque tale da non evitargli il carcere, le dimissioni non sarebbero comunque necessarie, perché si tornerebbe al punto precedente, e all’ingegnoso stratagemma dei piccioni. In ogni caso, insomma, al Celeste Roby verrebbe assicurata una celestissima via d’uscita.

La riunione, raccontano, è terminata in allegria, con una sfilata notturna, applauditissima, di giacche da uomo nelle tinte del salmone e dell’arancione. ★

Giugno, 2012