A che ora parte la Vaca Mora per Venezia ?

A che ora parte
la Vaca Mora
per Venezia ?

Libri di ieri

Gian An­to­nio Ci­bot­to

Vecchie recensioni. La Vaca Mora, uno straordinario romanzo di Gian Antonio Cibotto, uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento, è stato pubblicato nel 1964 dall'editore Vallecchi di Firenze. È la storia tragica e grottesca di due giovanotti scapestrati e di un contadino ostinato ambientata in un dopoguerra allucinato tra Venezia e Rovigo.

Gian Antonio Cibotto La Vaca Mora Vallecchi Editore Firenze

Il vento lanciava manate di polvere calda e giallastra. Nei rari momenti in cui le voci tacevano, si percepiva lo scroscio insistente dei granelli di sabbia, che mulinavano contro le foglie del rampicante assiepato lungo il muro dell’osteria.

«Un’interurbana da Venezia», brontolò la padrona, sporgendosi faticosamente in avanti dalla cassa, trasformata fra cartoline dei paesi più strani, fotografie di divi e banconote fuori corso, in una specie d’altare. All’udire per la quarta volta la chiamata, Antonio decise finalmente di alzarsi dalla poltrona di vimini nella quale stava raggomitolato, facendo scricchiolare sotto i suoi lenti passi «ciabattoni» la ghiaia del sentiero.

Tornò dopo alcuni minuti, asciugandosi il sudore con un tovagliolo rosso, strappato da un cesto pieno di biancheria, fingendo d’imprecare contro chi l’aveva disturbato per una sciocchezza. Non appena gli altri si distrassero, mi fece però un segno d’intesa.

Lo seguii senza dare nell’occhio, ed insieme, per evitare il lungo giro del ponte, attraversammo il greto del fiume, ridotto dalla siccità ad una pelle squamosa, dove le lucertole scappavano fra le crepe della terra ed i ciuffi d’erba imputridita.

(r.b.) — Chissà se questo incipit vi avrà fatto venire voglia di andare a leggere il resto. È l’incipit de La Vaca Mora, un romanzo del 1964 (editore Vallecchi) di Gian Antonio Cibotto, uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento. Cibotto, figlio del Polesine, vive a Rovigo. Nei molti e bellissimi suoi libri c’è tanto della sua terra.

In questo, surreale, grottesco, doloroso, c’è il racconto di due giovanotti scapestrati che si affacciano alla vita in un dopoguerra allucinato tra Venezia e Rovigo. Tra le macerie delle battaglie di una guerra stupida, gli uomini si muovono in un paesaggio lunare, senza storia, cercando i valori della vita.

I giovani protagonisti della storia affrontano la vita con incosciente baldanza, animati da una inesauribile voglia di vivere, da una prepotente sensualità, da una fanciullesca goliardia. Quando incontrano un contadino che insegue a Venezia la sorella lontana, solo allora percepiscono, nella sua scontrosa rudezza, l’esistenza e la resistenza di una tradizione secolare.

Il contadino, che i ragazzi chiamano Vaca Mora, con il nome del treno che va dal Polesine a Venezia, e che la guerra ha distrutto, quando trova la sorella, e la trova come non avrebbe mai voluto trovarla, si gonfia di una rabbia che esplode in una cieca e crudele vendetta. I ragazzi, quando vedono la sua mano colpire con furia omicida, sono finalmente costretti a fare i conti con la realtà. Quello che vedono rompe il loro sogno di pace e li ricaccia in un mondo violento e dolente. ★

Voto: 8

Aprile, 2012