Chi ha paura di Halloween?

Chi ha paura
di Halloween?

31 ottobre: la notte delle zucche luminose

Paolo Fiorindo

Ho notizia certa, raccolta anni fa da fonte orale e in seguito da fonti scritte, che già alla fine dell’Ottocento (e in seguito) nelle campagne tra Veneto e Friuli la sera del 31 ottobre si scavava dentro le grosse zucche, si toglieva la polpa, si intagliavano bocca e occhi, all’interno ci si mettevano delle candele accese e così preparata la zucca veniva posta in bella vista affinché tenesse lontano gli spiriti cattivi.

Strega con Famiglio

E spaventasse pure gli ignari passanti che ritornavano a casa col buio, a piedi, col calesse oppure in bicicletta. So per certo che qualcuna di queste persone che intagliavano la zucca, e al pari costruivano anche il fantoccio coi vestiti vecchi pieni di paglia, al tempo stesso fossero totalmente analfabete, e quindi non avessero certo mai sentito parlare di Halloween. Incredibile? Strano, per lo meno. Ma cerchiamo lo stesso di capirci finalmente qualcosa.

Il calendario celtico

Il più antico calendario tradizionale dell’Europa, quello celtico, legato ancora alle naturali posizioni del sole e regolato dal ciclo lunare, prevede tredici mesi (non dodici come quello gregoriano che usiamo ora noi). I mesi durano 29 giorni e corrispondono esattamente al ciclo lunare; una luna uguale un mese, e siccome lungo l’arco di un anno solare i cicli lunari sono tredici, altrettanti sono i mesi. Il tredicesimo, solo una manciata di giorni, finisce esattamente la notte di quello che è oggi il 31 ottobre. Tutto ciò sarebbe ovvio se anche i nostri popoli vivessero in simbiosi con la natura, come gli antichi Celti. Tribù che stavano scoprendo a poco a poco l’agricoltura e vivevano di caccia e pastorizia, per cui dovevano seguire la selvaggina nelle migrazioni e cercare sempre nuovi terreni portandosi dietro la casa e tutto il resto (millenni e millenni or sono). L’anno celtico è diviso in due parti: una di luce che inizia il May day (primo maggio) e finisce il 31 ottobre (la vigilia di tutti i Santi, All Hallowed eve, oppure Holy wins, da cui Halloween); e una seconda parte di buio, che inizia il primo novembre (, il Principe delle tenebre) e finisce appunto l’ultimo giorno di aprile con la tregenda della terribile (!) notte di Valpurga. Per passare il giorno dopo al May day, l’albero di maggio che rifiorisce dopo il mezzo anno di buio. La fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno celtico sono una cosa sola, e ciò accade proprio la sera di Halloween, appena cala il sole. Se non fosse che Halloween, riportato alla moda negli ultimi anni dalle multinazionali del divertimento, musica e cinema, e dei giocattoli (videogiochi compresi) è il nome abbastanza recente di una ricorrenza antichissima, a cui è difficile dare una datazione certa.

È considerata scellerata e dannosa dalla cristianità, che anche oggi la osteggia considerandola di significato demoniaco come tutte le antiche feste pagane (come ritiene superstizione e peccato qualsiasi forma di contatto con l’aldilà); tanto che nell’anno 834 cercò di sradicare questa che era definita festa degli stregoni (così i cristiani definivano i druidi, i sacerdoti della religione celtica) spostando dal 13 maggio al primo novembre la festa di Tutti i Santi. E aggiungendo poi, nel Decimo secolo, la festa dei Morti il giorno dopo, il 2 novembre (che in seguito la riforma protestante avrebbe ignorato). Questo giusto per tentare di fare un po’ di chiarezza, senza volermi impegolare in questioni religiose, di cui sono rispettoso ma che non mi competono.

Si sa, più l’uomo si modernizza e più la sua vita diventa complicata, e più ancora s’accresce in lui l’antica paura di tutto quello che non conosce. Tranquilli, è solo della forma più divertente, giocosa e popolare di Halloween quella che qui tratterò.

Una porta sull’aldilà

La sera e la notte del 31 ottobre secondo la tradizione celtica si apre un varco tra il mondo degli spiriti e quello dei viventi: e sono i morti a ritornare tra di noi (se noi ce ne stiamo tra i vivi, ovvio). Così, un po’ in tutte le tradizioni popolari, tempo fa pure nelle nostre, bisogna trattarli bene - anche lasciando loro qualcosa da mangiare - e per quanto possibile tenerli lontano: è questo il senso delle maschere orride, le zucche scavate con la candela all’interno e gli scarecrows, gli scaccia spiriti, i fantocci chiamati qui da noi spaventapasseri (e in friulano spauracs).

I Santi, le anime, gli spiriti dei morti, gli zombie della tradizione anglosassone, resi popolari dalle saghe medievali, dalla letteratura gotica e fantasy e ultimamente da tanti film, fumetti e videogame, stanno catturando sempre più la fantasia specialmente dei più giovani (vale ricordare che le parole fantasia e fantasmi hanno la stessa radice), ed è ovvio che le multinazionali del divertimento ci sguazzino a più non posso, riuscendo a creare dal nulla personaggi eroici, come quel maghetto nato dalla penna di una signora inglese che ha stregato anche i ragazzi che non ne vogliono più sapere di leggere, convincendoli a tuffarsi in libri seriali di centinaia di pagine.

Halloween, la festa della vigilia dei Santi, in cui i morti escono dall’Annwn, l’aldilà celtico, e ritornano a spaventare i vivi e a giocar loro scherzi pericolosi (accompagnati dagli spiriti del mondo sottile, fate elfi gnomi troll e goblin, i piccoli folletti maligni, scuri e cattivi), in onore di Samhain, Principe delle tenebre, nell’antichità si cercò di farla sparire perché aveva perso i suoi connotati sacrali e si era trasformata in celebrazione dell’eccesso, e culminava in violenze, atti scellerati, scherzi micidiali, regolamenti di conti, delitti, saccheggi e assassini (anche oggi, basta far caso alla cronaca nera dei giorni seguenti).

Nelle zone d’origine, i paesi di tradizione anglosassone, però si è mantenuta: Stati Uniti compresi, portata dagli emigrati europei, specie irlandesi e inglesi del nord, che hanno rinsaldato all’estero le loro tradizioni. Col tempo ha addirittura accresciuto la sua forza evocativa e ora è ritornata anche in quei luoghi dov’era stata per secoli relegata nell’oblio. Così la sera della fine-inizio dell’anno celtico (31 ottobre) i più piccoli, ma non solo, si travestono da esseri dell’aldilà, zombie vampiri streghe teschi fate folletti e altro e, col loro abbigliamento da spettri vanno casa per casa a chiedere «trick or treat?» (dolcetto o scherzetto?). E gli devi dare il dolcetto, altrimenti si vendicano e ti giocano tremende malefatte.

Semplice no? Ma lo stesso non succedeva anche nel nostro Capodanno, quando i bambini passavano di casa in casa a chiedere la mancia? E non succede ancora oggi a Venezia il giorno di san Martino (11 novembre) quando i bambini si aggirano per la città sbatacchiando furiosamente pentole mestoli e coperchi, estorcendo dolcetti ovunque? E i travestimenti spettrali non sono gli stessi usati nelle danze macabre della tradizione franco-provenzale? Nulla di nuovo, insomma, per chi abbia mantenuto un po’ di memoria, come quella signora friulana analfabeta che metteva di notte la zucca con dentro la candela accesa sul pilastro del cancello di casa.

Il patto di Jack O’ Lantern

Tutte le entità tenebrose e oscure, apparentemente negative e che in qualche maniera recano danno all’essere umano e lo irretiscono, nella nostra cultura vengono definite col nome di diavolo. Quasi sempre sono personificazioni di forze naturali, soprattutto notturne o che ci prendono nel sonno, dalle quali non sappiamo difenderci. Uscire da soli la sera e passare la notte in luoghi malfamati e in compagnia di individui loschi ed equivoci, magari a ubriacarsi, non è certo buona cosa. E utile, oltre che edificante, può essere sapere cosa accadde all’irlandese Stingy Jack (Jack lo spilorcio), tipo burbero e solitario, che la notte di Halloween, ormai ubriaco, fu avvicinato in una taverna da un individuo che si presentò come il Principe delle tenebre. Jack capì che era suonata la sua ora e che quello era venuto a prenderlo: allora gli chiese se gli pagava per l’ultima volta da bere. Il Principe accettò, poi disse a Jack che tale era il suo potere diabolico che poteva assumere qualsiasi forma: al che Jack gli chiese che si trasformasse nella moneta per pagare il conto. Il Principe delle tenebre allora prese le sembianze di una ghinea ma Jack, rapido, la prese in mano e la mise in tasca accanto a una croce d’argento, impedendo così al diavolo di riprendere la sua forma originaria (la croce d’argento è un talismano potentissimo contro demoni, vampiri e compagnia bella). Il Principe delle tenebre allora promise a Jack che se l’avesse liberato l’avrebbe lasciato in pace ancora per un anno.

Jack acconsentì, liberò il Principe e continuò la sua vita di sempre, finché un anno dopo, sempre la notte di Halloween, il Principe delle tenebre si ripresentò per portarselo via. Prima però Jack gli chiese che si trasformasse di nuovo in ghinea per pagargli da bere per l’ultima volta e il diavolo, ansioso di dimostrare i propri poteri, ci cadde di nuovo.

Ma un anno dopo Jack morì e il suo spirito si diresse verso la casa di tutti i morti, il regno delle Tenebre. Una volta giuntovi però il Principe diavolo, ancora arrabbiato per lo smacco subìto, gli scagliò dietro un tizzone ardente e lo rimandò così a peregrinare sulla terra, al buio della notte. Jack, cercando un posto per nascondersi, per farsi luce nel suo andare ramingo svuotò una rapa, ci fece i buchi per gli occhi e la bocca e vi mise all’interno il tizzone ardente (il fuoco che viene dal regno delle Tenebre non si spegne mai). Gli uomini che lo vedevano prendevano paura e scappavano, e lo spettro dello spilorcio ubriacone Stingy Jack da quel momento fu chiamato così Jack O’ Lantern, Jack della lanterna (nell’altra versione della storia, quella più conosciuta, la rapa grigiastra fu sostituita da una bella zucca arancione).

Tradizione, rito e leggenda della rapa diventata zucca - simpatico frutto di stagione, che ebbe molta fortuna anche in altre favole, vedi Cenerentola - si fondono e ritornano, nella festa e nei negozi di giocattoli. E stregano, è il caso di dirlo (un po’ come i libri e i film del maghetto inglese) specialmente i bambini, attraverso la televisione e tutte le altre diavolerie di folletti, streghe e fate (dalla Barbie in avanti) inventate dai moderni stregoni dell’industria del divertimento, che sanno come tenere sempre attuali le figure della magica tradizione di origine celtica. Vedi appunto Halloween, diventato un secondo carnevale alla moda, più simpatico, spontaneo e bizzarro di quello di febbraio (vissuto ormai come uno stanco dovere). Una festa rinascente, più libera e soggetta alla creatività popolare, perché sa eccitare la fantasia.

Una vecchia novità che intriga i più giovani mentre, come al solito, i più vecchi, restii alle mode, si dimostrano stizziti e non ne vogliono sapere.

Rituali e magie della sera di Halloween

La magica sera di Halloween, dove tutti si divertono (e anche le scope ballano) ha pure un aspetto divinatorio e profetico, legato soprattutto a questioni sentimentali: le ragazze sole, guardandosi nello specchio, vedranno comparire accanto la figura del futuro marito. Altri presagi si possono ottenere osservando ardere la fiamma della candela dentro la zucca e, soprattutto, cosa accade quand’è consumata e si spegne: se la fiamma arde verso destra tutto va bene; se invece arde verso sinistra è un presagio di malie stregonesche in corso, ma se la fiamma esce dai fori della zucca significa che l’incantesimo non produce effetto. Sempre in questa notte pare che le streghe mettano alla prova i cuori degli innamorati: li inseriscono in un’ampolla di vetro trasparente e poi li scaldano con una candela. Se rimangono rossi si tratta di vero amore, se invece diventano scuri loro sanno cosa fare per rompere l’incantesimo che tiene un cuore veramente innamorato legato ad uno traditore. Ma siccome mi sono stancato di tradurre queste facezie dal centenario libro inglese che una strega apprendista mi ha regalato prima di tornarsene a Salem, l’ultima magia la lascio tradurre a voi! «With a goose wishbone and four pumpkin seeds / marked with letters love / on Halloween place over door on the sill above / and the who first passes from under / future husband is to be / if he don’t blunder!»

Ottobre, 2013