Ciao Padania ciao ciao ciao

Ciao
Padania
ciao
ciao ciao

Roberto Bianchin

Adesso resterà solo la Val Padana. Resterà solo, densa come latte, la nebbia in Val Padana. Resterà solo, granuloso e piccantino, il Grana Padano. La Padania invece, come una mozzarella scaduta, finirà in quel posto dove il gran capo della Padania voleva buttare il tricolore. Finalmente.

Ma che fine ingloriosa per quelli che volevano separare il Belpaese. Quelli che vent’anni fa, quando scoppiò la Tangentopoli che avrebbe decapitato (giustamente) i partiti politici della prima Repubblica, sventolavano il cappio in Parlamento. Adesso il popolo truffato da Lega Ladrona (altro che Roma Ladrona), dovrebbe andare a sventolare le ghigliottine a Via Bellerio, a Milano, davanti alla sede della Lega Nord, e a Gemonio, nel Varesotto, davanti a quel bizzarro castelletto ristrutturato con i soldi del partito, quindi di tutti gli italiani, dove abita la famiglia Bossi.

Sono vent’anni che ad ogni accadimento, ad ogni passo falso, ad ogni giro di boa, ad ogni appuntamento elettorale, frotte di politologi, intellettuali, politici, giornalisti e teste di cazzo si affannano a spiegare che, per i più disparati motivi, «stavolta la Lega sparisce per davvero», «stavolta la Lega è certamente morta». Ne avessero azzeccata una. Non è mai stato vero. Anzi qualche volta la Lega ha pure guadagnato. Grazie a quel furbacchione di Bossi, capace di mille capriole e giravolte. L’unico vero animale politico degli ultimi vent’anni, come lo definì Massimo Cacciari, «sia nel senso del politico che nel senso dell’animale».

In questi vent’anni la Lega ha parlato alle viscere. Ha dato fiato al peggio che è nascosto negli italiani. Ha portato al potere e al governo le sue stimmate più plebee: l’ignoranza, la volgarità, l’arroganza, la xenofobia, il razzismo. È ora che il paese se ne liberi. Per tornare civile. Per tornare normale.

Stavolta l’Italia ce la farà. Tutto hanno perdonato alla Lega, finora, anche i rutti, le scorregge, gli insulti e il dito medio alzato. Perché comunque erano puliti, perché erano diversi, perché i ladri e i corrotti erano gli altri. Stavano a Roma. Abitavano al Sud. Erano terroni, baluba e bongo bongo. Adesso che si è scoperto che invece i ladroni abitano a Gemonio e in Via Bellerio, gli stessi leghisti, quel popolo leghista che aveva votato convinto, credendoci, per il sole delle Alpi, è schifato. Si vergogna. Non ci crede più. Non li vuole più.

Si è visto alle elezioni amministrative appena concluse, dove la Lega ha perso più del sessanta per cento dei voti che aveva. Con il tonfo di Lega e Pdl, per la prima volta il Belpaese si è liberato di quei loschi figuri di nome Bossi e Berlusconi, ai quali aveva incautamente affidato le sue sorti per diciotto, maledetti, lunghissimi anni. Alle prossime elezioni politiche il miracolo tante volte sognato da molti si può finalmente completare: grazie alla laurea albanese del Trota, ai diamanti della Rosy Mauro, agli investimenti di Belsito in Tanzania, ai milioni alla scuola padana della signora Marrone e a molte altre nefandezze indigeribili anche per i palati più ferocemente leghisti.

La Lega, stavolta, può sparire per davvero. O, almeno, ridursi a un partitello tanto insignificante da non meritare più di un trafiletto nelle notizie brevi. Sarà un giorno buono per l’Italia. Un giorno di festa. Ciao, Padania. Ciao Padania ciao, ciao ciao. ★

Maggio, 2012