Cleptocrati in Canal Grande

Cleptocrati in Canal Grande

Dieci interrogativi e due ipotesi
sul marubio delle tangenti sull'acqua alta

Luca Colferai

Adesso che sappiamo le motivazioni dell'arresto del sindaco della città di Venezia, siam costretti a fare subito un altro editoriale. Disdetta. Insomma: si tratta di finanziamento illecito di partito. Nel caso specifico del partito democratico. Per l'elezione del sindaco. Di professione avvocato. Cioè: non sono soldi presi personalmente per il proprio divertimento. Questo solleva alcuni interrogativi, e fa nascere alcune ipotesi.

William Bell Scott (1811–1890), L'alba del Diluvio (1865, olio su tela; cm 445x324; Tate, London, 2011; fonte wikimedia da GoogleArtProject). Il debosciato e inebriato satrapo osserva tra sensuali baiadere l'arrivo del primo nuvolone del prossimo diluvio.

Primo interrogativo: prendere i soldi per il proprio partito invece che per il proprio soddisfacimento è un'attenuante o un'aggravante? Secondo interrogativo: se il partito è il partito democratico (invece di un altro) ciò è meno bene o più bene? Terzo interrogativo: ma uno che ha fatto l'avvocato per tanti anni sa che prendere i soldi sotto banco è un reato e si rischia tantissimo anche se si fa finta di non saperlo e peggio se proprio non lo si sa? Sembrano questioni capziose, pure sono importanti. Secondo noi sono molto importanti. Moltissimo.

Spieghiamo. Non c'è niente di strano se un candidato (o il governatore regionale) di un partito fondato da un evasore fiscale condannato in via definitiva (e autore di altri reati di vario tipo ma per cui ancora non è stato condannato definitivamente) si fa corrompere per il proprio piacere personale. Rientra nella linea morale di un partito co-fondato e co-ideato assieme a un sedicente editore e amatore di libri (e falsi diari di dittatori nazisti) estradato di recente dal Libano perché condannato per mafia. Tutto regolare, anche se vomitevole.

Invece a noi pare strano che il sindaco (avvocato) di un partito che discende dalla parte della politica italica più refrattaria al malcostume si dia spensieratamente al finanziamento illecito (anche brevi manu), corroborato in ciò anche da una patetica difesa di molti rappresentanti proprio del suo partito. Quinto interrogativo: ma i democratici credono davvero che il finanziamento del proprio partito sia una necessità superiore alle loro proposizioni ideologiche?

Sesto interrogativo: ma davvero la campagna elettorale di un partito costa così tanti soldi? Ormai non si stampano più neanche i manifesti, le sedi dei partiti sono vuote, tutti si tuittano si feisbuccano e vanno in televisione, mentre redattori di giornali frullano tutto in pastoni dementi e gli elettori si sciroppano ogni cosa. Settimo interrogativo: saranno stati proprio necessari tutti questi euro per battere l'allora (e sempre) impresentabile candidato del centrodestra che chiunque avrebbe battuto anche ad occhi bendati e con una mano legata dietro la schiena?

Ottavo e nono e decimo (ultimo) interrogativo: cosa farà adesso il partito democratico veneziano? Cosa farà adesso il partito democratico nazionale? Cosa faranno gli elettori del centrosinistra veneziano?

E ora: le ipotesi. Prima ipotesi, ad alta probabilità di smentita fattuale: salta la ventilata minacciata ricandidatura senza primarie del sindaco di Venezia; era una spada damoclea sulla testa dei poveri elettori veneziani del centrosinistra che si sarebbero trovati costretti a rivotare il sindaco più deludente della pur lunga lista di sindaci deludenti di questa città. Potrebbe essere difficile, con un arresto ai domiciliari, ricandidarsi senza primarie. Ma non si sa mai.

Seconda ipotesi. Premessa: il crollo del sistema berlusconiano fa cadere rapidamente i satrapi del regime cleptocratico giunto al suo apice nel ventennio appena trascorso. Ipotesi: è probabile che non si fermi qui. Il centro di potere e di controllo del sistema di difesa dall'acqua alta (controllo di tonnellate di cemento, di flussi di milioni, di persone, di legami intrecci e connivenze) ideato con grande maestria pentapartitica negli anni ottanta per garantire decenni di corruzione assicurata è forse il primo dei centri di potere a cadere. Quello più grosso, più vecchio, più longevo. Forse, sotto la spinta inesorabile del caos che ne deriverà, crolleranno anche gli altri nuclei della cleptocrazia cittadina, provinciale, regionale. Forse.

Staremo a vedere. L'unica rassicurazione che possiamo dare al nostro lettore, presumiamo deliziosamente irritato come noi, è che fortunatamente per tutti non sta a noi rispondere a questi dieci interrogativi, né verificare le due ipotesi. Auguri!

Giugno, 2014