Come prima meglio di prima

Come prima
meglio di prima

Nulla sarà più come prima. Lo abbiamo sentito ripetere molte volte dopo l'attentato dell'undici settembre duemila e uno alle torri gemelle di New York. Sono passati quattordici anni e questa profezia è stata (fortunatamente) smentita. Tutto è tornato esattamente (o quasi) come prima. Se questo sia un bene o un male, è questione di opinioni. Resta il fatto che il mondo non è poi molto cambiato. Certamente non è cambiato nella direzione che avrebbero voluto gli strateghi del terrore. E questo è molto bene.

La Tour Effeil con i colori della bandiera francese.

Nulla sarà più come prima. Lo sentiamo ripetere molte volte anche adesso, dopo l’attentato del tredici ottobre duemila e quindici al Bataclan e agli altri luoghi di Parigi.

Una frase fatta. Un modo di dire. Una voce di pancia. Nulla di pensato, di sensato né di intelligente. Parole un pochino pericolose, anzi. Che sanno di sconfitta, di resa, di destino ineluttabile. Un messaggio comunque sbagliato.

Sia verso gli autori del terrore, sia verso le vittime del terrore, sia verso chi resta e ha il dovere di andare e di guardare avanti. Perché l’unico messaggio positivo dev’essere invece l’esatto contrario.

Ovvero: tutto sarà come prima. Nonostante voi terroristi e i vostri attentati. Tutto sarà esattamente com’era prima. Tutto come prima. Anzi, tutto meglio di prima.

Tutto sarà come prima, meglio di prima, perché gli attentati non ci fanno paura. Non ci devono far paura. Non ci faranno mai paura. Perché gli idioti possono darci fastidio, anche molto fastidio, ma non possono farci paura. Non potranno mai farci paura.

La nostra vita dovrà continuare com’era prima delle pallottole e delle bombe degli idioti. Solo così, riprendendoci la vita, la nostra vita, la vita normale di tutti i giorni, senza paure, riusciremo a battere il terrore, e forse a far capire agli idioti che possono anche fare quanti attentati e quanti morti vogliono, ma non l’avranno mai vinta.

La nostra normalità, la nostra serenità, la nostra libertà, la nostra cultura, il nostro andare avanti nella democrazia, nel rispetto, nella tolleranza, saranno la loro sicura, inevitabile sconfitta.

Ora è il tempo del dolore, certo. Del lutto. Del raccoglimento. Ma quando avremo sparso le nostre lacrime e seppellito i nostri morti, dovremo provare a riprenderci la vita. La vita normale, allegra, e anche festosa, di tutti i giorni e di tutte le notti.

Torniamo a rioccupare i bar, i ristoranti, i bistrot, locali, gli stadi. Torniamo a bere, a cantare, a danzare, e a fare festa. Solo così umilieremo e sconfiggeremo le tenebre del terrore.

Tutto come prima, sarà il nostro grido di battaglia. Tutto più di prima, tutto meglio di prima.

Novembre, 2015