Concordi nella vergogna

Concordi
nella
vergogna

Uno scandalo culturale

Roberto Bianchin

La cinquecentesca Accademia dei Concordi di Rovigo si copre di vergogna mandando al macero parte dei libri che le erano stati donati dal grande scrittore Gian Antonio Cibotto scomparso nel 2017. La denuncia della nipote, del critico d'arte Vittorio Sgarbi, della sorella Elisabetta editrice della "Nave di Teseo", e dello scrittore Giancarlo Marinelli, che chiedono le dimissioni dei responsabili. Fioccano anche le richieste di blocco dei finanziamenti, del cinque per mille, e di chiusura dell'Accademia. Cinque anni fa uno scandalo analogo scoppiò a Venezia e coinvolse un'istituzione altrettanto prestigiosa come la Fondazione Querini Stampalia.

Lo scrittore Gian Antonio Cibotto (fonte: Il Gazzettino).
In queste foto, i libri di Cibotto mandati al macero.
Un documento dell'Accademia da cui risulta che non erano in possesso di alcuni libri di Cibotto.
Il documento dell'Accademia che autorizza la distruzione dei libri.

ROVIGO - Dovrebbero stare molto più attenti, i governanti di Paesi e di città, quando scelgono gli uomini ai quali affidare la tutela dei patrimoni culturali, che spesso, come in Italia, sono importantissimi. Perché scegliendo gli uomini sbagliati possono accadere cose molto spiacevoli. Addirittura scandalose. Come quella che è successa nella un tempo civile città di Rovigo, dove la una volta prestigiosa Accademia dei Concordi, che avrebbe dovuto essere il polo culturale per eccellenza del territorio, ha commesso la scelleratezza di mandare al macero, come fosse cartaccia, parte dei libri che le erano stati donati da uno dei più grandi scrittori del Novecento, Gian Antonio Cibotto, scomparso due anni fa.

“Una vergogna, un crimine culturale” ha tuonato –giustamente- il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli e ha denunciato ai carabinieri il presidente dell’Accademia dei Concordi Giovanni Boniolo e il sindaco di Rovigo Massimo Bergamin. “Sono indifendibili, disonorevoli -ha detto- hanno distrutto beni che non sono loro. Devono andarsene!”. L’affondo di Sgarbi ha raccolto molti consensi, e non solo da parte della sorella Elisabetta, geniale editore della “Nave di Teseo”, ma anche da uno scrittore di talento come Giancarlo Marinelli, due volte finalista al Premio Campiello, e da un libraio importante come Franco Caramanti.

Ora sono in molti a chiedere –giustamente- la testa del sindaco e del presidente dell’Accademia, perché quello che è successo non è ammissibile. La stessa erede di Cibotto, una nipote, ha smentito categoricamente di aver dato disposizione di distruggere i libri. Molte persone hanno anche annunciato l’intenzione di togliere la quota del cinque per mille che davano all’Accademia nella dichiarazione dei redditi. E se i responsabili non pagheranno con le dimissioni, c’è chi è pronto a chiedere il blocco dei finanziamenti e la chiusura della stessa Accademia, storico polo di attrazione per letterati, musicisti, filosofi, studiosi, che con un comportamento del genere contraddice e viene meno ai suoi scopi fondativi. Venisse a sapere cos’è successo, si infurierebbe, rivoltandosi nella tomba, persino il leggendario Conte Gaspare Campo, grande amante di scienze, lettere ed arti, che l’aveva fondata nel Cinquecento.

“E’ stato commesso un crimine –si indigna Sgarbi- un delitto contro la città, contro la cultura, contro Cibotto. Quello che è accaduto è grave come l’alluvione del 1951, come il delitto Matteotti. Un crimine assoluto, perché un libro è un materiale spirituale che non può essere distrutto. Lo spirito non lo butti al macero, i libri sono carichi di vita. Rovigo non può essere riconosciuta come la città che brucia i libri. Chi ha commesso questo crimine, deve pagare!”. “Uno schifo immondo –incalza Marinelli- e adesso stanno qui a discutere se fosse giusto o no. Roba da dementi”. “Cibotto non avrebbe mai permesso un gesto del genere –aggiunge Elisabetta Sgarbi, che ha deciso di ripubblicare tutti i libri scritti da Cibotto e anche quelli di Comisso- e tantomeno lo avrebbe permesso per i suoi libri, che teneva anche in duplice e triplice copia, solo per il gusto di vederli. Ma non solo. Tra i libri buttati via spiccava anche un’edizione Adelphi di Nietszche e un’edizione di Sciascia di Bompiani, fuori catalogo e non più ristampata”.

L’Accademia dei Concordi, che sarebbe meglio ribattezzare della vergogna, ha mandato al macero 67 (sessantasette!) quintali di libri, parecchi dei quali facevano parte, appunto, del lascito di Cibotto. Un’ignoranza e un malcostume che non sono solo di Rovigo, purtroppo. Cinque anni orsono si era distinta nello stesso scempio anche un’altra un tempo stimata Fondazione culturale, la Querini Stampalia di Venezia, che aveva addirittura venduto (venduto!) ad un libraio l’ottanta per cento dei libri che le aveva donato un importante uomo di cultura veneziano, il giornalista Eugenio Ottolenghi, capo redattore della Rai del Veneto, che aveva una grande passione per la sua ricca e fornita biblioteca e aveva espresso da tempo il desiderio di farne dono alla sua amatissima città. Anche chi scrive aveva espresso questa idea, salvo a cambiarla repentinamente –e giustamente- dopo quanto accaduto. Anche perché, nonostante la denuncia della nipote Elisabetta, i responsabili di quello scempio sono rimasti ancora al loro posto (!).

Il problema che non colgono, questi che dovrebbero essere uomini di cultura, e quindi più attenti e sensibili di altri, è che non si tratta solo di vecchi libri. Tanti, certo, e ingombranti, talora già posseduti, l’Accademia dei Concordi ne ha già trecentomila, e quelli lasciati da Cibotto sono altri quarantamila. Dove metterli? Che poi sono anche doppi e tripli? La biblioteca di uno scrittore è indivisibile. E preziosa. Anche perché i libri sono molto spesso pieni di note, di appunti, di dediche, di scritte. Cose uniche e rare, dal valore inestimabile. La biblioteca di uno scrittore è un “corpus” fondamentale, per capire non solo i suoi gusti, le sue letture, ma la nascita stessa e lo sviluppo della sua arte. La biblioteca di uno scrittore è un “fondo” che va tenuto intatto, integro, che serve e servirà nei secoli futuri a chi vorrà studiare la sua vita e la sua opera. Non si può smembrare, tantomeno mandare al macero. Se c’è qualcuno che deve andare al macero, sono i responsabili di questa impresentabile Accademia dei Concordi. Concordi nella vergogna.

LA PAGELLA

Accademia dei Concordi di Rovigo. Voto: 2
Sindaco di Rovigo. Voto: 2
Vittorio Sgarbi. Voto: 8
Elisabetta Sgarbi. Voto: 8
Giancarlo Marinelli. Voto: 8
Franco Caramanti. Voto: 8
Gian Antonio Cibotto. Voto: 9
Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Voto: 2
Elisabetta Ottolenghi. Voto: 8

Gennaio, 2019