Condannati alla necessità

Condannati
alla necessità

Luca Colferai

E così, alla fine, mentre l'anticiclone infuria, le ferie incombono e la crisi continua, Silvio Berlusconi è stato condannato definitivamente dalla corte di cassazione. Sono stati bravi, i giudici. Avevano in mano una patata arroventata. Da un lato un ventennio di potere incarnato in un anziano capace di tutto; dall'altro lato la giustizia, in senso ideale e anche in senso materiale; in mezzo le necessità della vita. Tipo il governo delle larghe intese.

Condannarlo: non si poteva farne a meno. Non c'erano gli estremi, nemmeno una carta bollata scaduta. Evidentemente i giudici dei primi gradi di giudizio, sapendo bene cosa stavano facendo, hanno lavorato bene, anzi benissimo, costringendo la sfiancata macchina burocratica e giuridica ad una marcia correttissima. Già. Ma condannarlo come?

Condannarlo in toto, con le pene accessorie (interdizione) attaccate al resto, proprio non si poteva. Sarebbe stato un putiferio. Condannarlo a metà sì però: e così hanno fatto. Delle due metà hanno scelto la minore e la migliore: la galera che non farà mai e che sinceramente (almeno noi) non auguriamo a nessuno di fare, soprattutto ad un signore di un'età avanzata.

La pene accessoria, infatti, è in concreto molto peggio della pena principale: l'interdizione avrebbe avuto effetti dirompenti sulla produzione politica di Silvio Berlusconi, mettendolo in seria difficoltà per lunghissimi amarissimi mesi di silenzio e inattività. Peggio della galera. Per il momento l'interdizione è rimandata.

Allora, forse per un senso umano e materiale della giustizia, ecco una condanna che risponde in pieno ad una concezione punitiva sì, ma non severa. Così: l'anziano capace di tutto è stato punito per le sue malefatte. La giustizia ideale è a posto perché si dimostra uguale per tutti. La giustizia materiale è accontentata perché la severità è stata blandita e rimandata.

E le necessità della vita, tipo il governo delle larghe intese, sono in qualche modo consolate. In ogni caso, alla fine, sarà il senato della Repubblica, con voto segreto, a permettere o meno l'applicazione della pena al condannato Silvio Berlusconi.

La procrastinazione del giudizio in merito alla pena accessoria fa tirare un sospiro di sollievo al partito democratico. Nella determinata consapevole autodistruzione alacremente cercata, nel segreto dell'urna il partito democratico è presumibilmente destinato a salvare Silvio Berlusconi. Se lo avesse salvato da una condanna completa di interdizione, sarebbe stato molto difficile spiegare agli elettori una accondiscendenza così supina e prona alla necessità senza alternative del governo delle larghe intese. Se lo avesse salvato solo dall'interdizione sarebbe stato ancora più difficile giustificare il calabraghe supremo. Ma se il partito democratico dovesse salvare Silvio Berlusconi nel segreto dell'urna da una pena che in realtà non sconterà mai, questo potrebbe essere già più presentabile.

Resta da vedere se è accettabile che un condannato per evasione fiscale di milioni di euro, scientemente e proditoriamente organizzata e pianificata anche mentre ricopriva la carica di presidente del consiglio, possa essere un alleato accettabile in un governo. Ma noi pensiamo che possa essere accettabile: la pervicacia della necessità, l'inevitabilità del governo delle larghe intese è più forte di qualsiasi umana considerazione. L'appello di Enrico Letta alla prevalenza degli interessi del Paese sugli interessi di parte forse non è rivolto ai sediziosi del Papi, ma a tutti gli altri. ★

Agosto, 2013