Costa ricca mi ci ficco

Costa ricca
mi ci ficco

Non conosco l'arte del Costa Rica. Però magari potrebbe essere interessante conoscerla. Per quel pochissimo che ne so, è un'arte antichissima, precolombiana addirittura, fatta di dipinti colorati di uomini e di animali, di grandi sculture in pietra, bassorilievi, statuette, maschere da cerimonia, ceramiche, vasi con decorazioni policrome che variano dai temi geometrici a quelli zoomorfi.

Decorazione artigianale tipica del Costarica (www.visitcostarica.it).

E poi monili di ogni specie, in oro e in rame, pendenti in pietre verdi e giadeite. E molti altri generi di espressioni artistiche, racconta Wikipedia, di ispirazione sia antica che moderna. Leggo che il Costa Rica parteciperà alla prossima Biennale d’arte di Venezia con un proprio padiglione, come una novantina di Paesi stranieri, e che allo scopo ha affittato per tutta la durata della manifestazione (con una spesa di ottantamila euro), lo splendido palazzo Pisani a Santo Stefano, sede del prestigioso conservatorio di musica Benedetto Marcello.

Suppongo perciò che esporrà nell’occasione una buona parte del suo patrimonio culturale, e farà conoscere al mondo alcuni dei suoi artisti più rappresentativi. Leggo che il curatore del padiglione costaricense (ma si può dire anche costaricano), è un italiano. Nulla di strano. Sarà sicuramente un conoscitore profondo della cultura e dell’arte di quel Paese. Sessantaquattro anni, maremmano di Massa Marittima, critico, storico dell’arte, e «curatore indipendente» con all’attivo un «numero impressionante» di mostre, come recita la sua biografia, si chiama Gregorio Rossi. Peccato che, per sua stessa ammissione, non abbia mai messo piede in Costa Rica.

Poi leggo i nomi degli artisti che esporranno nel padiglione del Costa Rica: Romina Power (sì, proprio lei, l’ex signora Al Bano), Dario Fo (sì sì, proprio lui, l’attore premio Nobel), Jacopo Fo (sì sì sì, proprio lui, il figlio del Nobel), Franco Nero (sì sì sì sì, proprio lui, l’attore del cinema), e poi artisti-artisti puri, nomi come Cesare Berlingeri, Marco Lodola, Umberto Mariani, Omar Ronda, e altri pittori e scultori, in tutto una sessantina, quasi tutti italiani. Nessun nome di artisti del Costa Rica. Mah.

Qualcosa si comincia a capire qualche giorno dopo, quando l’ambasciata costaricense in Italia ritira precipitosamente la partecipazione del Costa Rica alla Biennale d’arte «per cause di forza maggiore», dopo la denuncia di un artista, Umberto Mariani, che sostiene di aver ricevuto una richiesta di novantacinquemila euro per poter esporre in quel padiglione. Il curatore si giustifica dicendo di aver chiesto agli artisti un contributo di cinquemila euro per ogni opera esposta, dal momento che il Costa Rica non ha investito un euro per la sua partecipazione alla Biennale, e a lui toccano l’affitto del palazzo e le altre spese per gli allestimenti, compreso il compenso per i guardiani.

Curioso. Pensare che il Costa Rica, il primo Paese al mondo ad aver abolito l’esercito (accadde nel lontano 1949), non è affatto un Paese povero. Al contrario. È considerato la Svizzera del Centro America. È il secondo produttore al mondo di ananas e banane, esporta per sette miliardi di dollari, ha un altissimo tasso di scolarizzazione (96 per cento), ottimi servizi sociali e sanitari, e la povertà, diversamente da molti altri Paesi, riguarda soltanto il diciotto per cento della popolazione.

Un’isola davvero felice, insomma, al punto che è stato definito «il Paese più felice del mondo» nella speciale classifica Happiness in nations. Un paradiso naturale, democratico e sociale. Uno dei posti più ricchi del pianeta per la flora e per la fauna, e una delle democrazie (è una repubblica presidenziale), più antiche e consolidate del turbolento Centro America. Dove il clima è fantastico, trenta gradi tutto l’anno, le spiagge sono incontaminate, le tasse sono al dieci per cento, una villetta col giardino, legno bianco, stile coloniale, costa trentamila euro, e con mille euro al mese si vive in quattro da nababbi.

Sarà per questo che molti italiani (tremila e cinquecento finora), hanno mollato tutto e se ne sono andati a vivere laggiù. Se però il Costa Rica, per ricambiare le attenzioni, decide di partecipare alla Biennale, sarà meglio che organizzi in modo diverso la sua partecipazione. Con meno pasticci e con più chiarezza. E che la Biennale controlli cosa succede sotto il proprio cielo. Storiacce come questa non giovano a nessuno.

Aprile, 2015