Dalle primarie dei nomi alle primarie delle idee

Dalle primarie
dei nomi
alle primarie
delle idee

La scommessa di Bersani nel momento più delicato del Pd

Alvise Ferialdi

La carta degli intenti firmata da Pd, Sel e Psi, può aprire nuovi orizzonti alla sinistra italiana che fatica a ritrovare sé stessa e a varare un programma credibile e concreto in grado di riavvicinare gli italiani delusi alla buona politica.

MILANO — La decisione di Pierluigi Bersani di aprire ai socialisti italiani del Psi, ma soprattutto a quelli europei del Pse, e a Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola, rappresenta certamente un fatto nuovo per l’indecifrabile Pd.

Un ritorno alla tradizione ad alto rischio politico in un Paese che risulta schiacciato dall’alto dalla troika composta dalla banca centrale europea, dal fondo monetario internazionale e da un’unione europea germano-centrica, e dal basso da un populismo dilagante che dal magnate delle televisioni passa ora al suo maggior interprete: il saltimbanco.

Non solo, la scommessa di Bersani arriva in un momento delicatissimo per lo stesso Pd, dove la linea nuovista sembra essere passata velocemente di mano dal rottamato Veltroni al rampante Renzi, con un refrain che non sembra subire alcuna revisione, passato dall’ «andare oltre» all’odierno «adesso!», senza mai chiarire le due questioni principali: il dove e il cosa.

Non credo quindi che continuare sulla linea berlusconista della battuta pronta porterà molto lontano, e non penso che sia questo il modo corretto per appassionare gli italiani alla politica, quella con la P maiuscola. Al contrario, la speranza è che Bersani e il suo partito riescano a spostare l’attenzione dalle «primarie delle personalità» alle «primarie delle idee».

Perché è proprio sulle idee e sulle visioni differenti che in America si stanno confrontando il presidente Barack Obama e il repubblicano Mitt Romney, ed è ancora sulle idee che il socialista Francois Hollande ha sconfitto il conservatore Nicolas Sarkozy.

La carta degli intenti firmata in maniera congiunta anche dal segretario del Psi Riccardo Nencini e dal presidente di Sel Nichi Vendola va sicuramente nella giusta direzione, riportando in auge temi fino a pochi mesi fa improponibili all'interno del Pd.

Ma è anche vero che se dalla Francia sapevamo già in anticipo che Hollande era per la riduzione dell’energia nucleare, per la ricerca sulle staminali, per riportare le pensioni a 60 anni, per la riduzione del 30% dello stipendio del presidente e dei ministri, per il matrimonio delle coppie omosessuali, e soprattutto per un salario minimo legato alla crescita, in Italia il dibattito sulle primarie si sta concentrando pericolosamente su elementi di modesta entità come le povere origini del segretario del Pd o gli spot costruiti a tavolino del sindaco fiorentino.

Al contrario, sono proprio le primarie di coalizione, e i comitati per Bersani, i possibili laboratori dove ricompattare la sinistra, abbandonando per sempre quella scomoda parola, centro, che merita politicamente un proprio posizionamento autonomo, perseguendo l'interesse primario di innescare un processo aggregativo di tutta la sinistra che si ritrova nei valori del progressismo e del riformismo.

E con la testa ancora in Europa, che rimane, in questi tempi bui, l’unica ancora di salvezza anche in termini etici ed economici. ★

Ottobre, 2012