Dateci subito il mago Otelma

Dateci subito
il mago Otelma

Dopo di me ci sarà solo il Mago Otelma, aveva buttato lì profetizzando, con un’occhiataccia sghemba alla palla di vetro, Pinocchietto Renzi. Come a voler sottolineare, per convincerti a sceglierlo e a votarlo, che lui era l’ultima spiaggia. L’ultima possibilità. Realisticamente. Credibilmente. Democraticamente. Sinistramente (nel senso di chi vota a sinistra).

Il Divino Otelma (fonte wikipedia.org).

Come a voler dire, con una battutina di indubbia efficacia, arte in cui indiscutibilmente eccelle, che dopo di lui ci sarebbe stato il diluvio. Magari di risate, trattandosi del Divino Otelma. O, se preferite, il disastro. Comunque, il nulla. Allora, Pinocchietto Renzi o nada.

Non trattandosi purtroppo di Nada (la splendida Nada Malanima, s’intende), e in mancanza di alternative credibili, molti dei membri della sinistra italica litigiosa famiglia (nel senso di chi vota a sinistra, e non li sto pigliando in giro, mi ci metto anch’io), inclusi non pochi dei residui compagnucci della parrocchietta, hanno scelto Pinocchietto Renzi. Salvo a pentirsene amaramente soltanto un minuto dopo.

Perché quelli che lo hanno votato, sinceramente convinti che potesse fare del bene anche a loro (tipica espressione del Cavalier Martina, un gentiluomo di altri tempi, per chi non lo avesse malauguratamente conosciuto), lo hanno votato per fare il segretario di un partito un po’ basotto come il Pd. Non per scippare, con un colpo di mano tutto democristiano, la poltrona di presidente del consiglio dei ministri a un altro felpatissimo curialone come Enricuccio Nipotino Letta, uscito peraltro di scena con molta più dignità di quanta ne abbia esibita Pinocchietto Renzi entrandoci.

Chi aveva votato Pinocchietto Renzi lo aveva fatto perché ringiovanisse il Pd, lo riorganizzasse, lo sveltisse, e desse un’anima, e finalmente dei contenuti, dei connotati un po’ precisi, a quell’accozzaglia informe, indistinguibile, assistenziale e clientelare, fatta di ex democristiani ed ex comunisti.

A Pinocchietto Renzi, in realtà, delle magnifiche sorti del Pd — che si può dare ormai per definitivamente defunto dopo quest’avventura — si è visto che non interessava una beneamata fava. Se non per farne la scorciatoia e il trampolino di lancio per la sua folgorante carriera e per l’arrembante conquista di Palazzo Chigi, terzo presidente del consiglio, dopo Monti e Letta, a prendere il potere senza essere stato eletto dagli italiani, e quindi senza aver avuto alcun mandato popolare (e qui mi tocca dare ragione, anche se mi costa assai, al pregiudicato Papi Silvio Berlusconi).

Quel che è ancora peggio, poi, è che se Monti e Letta avevano, chi più chi meno, e chi in un modo e chi nell’altro, la serena consapevolezza della loro provvisorietà, e non nascondevano l’ipotesi (corretta) di andare prima o poi alle urne, dopo aver fatto una nuova legge elettorale e al massimo un altro paio di leggine sui temi più pressanti, al contrario Pinocchetto Renzi non parla più, come faceva prima, dell’urgenza della nuova legge elettorale, e si pone addirittura il traguardo (più che ambizioso, folle) di arrivare in sella al suo (modestissimo) governicchio, uno dei peggiori — anche come individualità — della storia repubblicana, addirittura fino al 2018!

Gli auguro sinceramente di non arrivarci. Per il bene — Cavalier Martina docet — del Belpaese. E anzi di finire impiombato quanto prima. Come in fondo si merita. Perché si possa andare al voto — con una nuova legge, certo, con le preferenze e senza esagerati premi di maggioranza — e perché gli italiani possano scegliere un governo che governi, sia di destra, sia di sinistra, ma che almeno sia politicamente omogeneo e non, come adesso, solo indecentemente pasticciato.

Dateci subito il Mago Otelma, per favore. Lui almeno ci fa divertire. ★

Febbraio, 2014