Deliziosa Carlà con le sue piccole canzoni francesi

Deliziosa Carlà
con le sue piccole
canzoni francesi

L'ex première dame in tour in Francia con il suo nuovo album

Roberto Bianchin

Tutto esaurito e standing ovation per Carla Bruni che nello storico Casino de Paris ha presentato il suo ultimo disco Little French Songs. Canzoni delicate e piacevoli, tutte scritte e musicate da lei, nel solco della più pura tradizione dei grandi chansonnier francesi. Douce France di Charles Trenet cantata in italiano. Nicolas Sarkozy, molto applaudito, in platea.

Carla Bruni come appare nella copertina del suo ultimo album "Little French Songs"; undici canzoni, tra cui "Dolce Francia" di Charles Trenet cantata in italiano (Editions Teorema).
La copertina del primo album di Carla Bruni, "Quelqu'un m'a dit", del 2002 (Editions Free Demo).
Carla Bruni nel libretto che accompagna il suo cd "Quelqu'un m'a dit" (Editions Free Demo).
Ressa di pubblico nel foyer del Casino de Paris in attesa del concerto di Carla Bruni (foto Il Ridotto).
Un'ammiratrice di Carla Bruni davanti al suo manifesto al Casino de Paris (foto Il Ridotto).

PARIGI – Per essere il suo secondo mestiere, quello di cantante (il primo è stato quello di modella), che esercita con dignità da poco più di una decina d’anni (il suo primo album, Quelqu’un m’a dit, è del 2002), non se la cava poi così male la signora Carla Gilberta Bruni Tedeschi, torinese, quarantasette anni a dicembre, ex première dame de France.

Alla soglia del mezzo secolo, Carlà, come la chiamano i francesi, è ancora una delle donne più belle e affascinanti del pianeta. La gravidanza di tre anni fa (una figlia, Giulia, dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy), non ha intaccato il suo fisico asciutto e filiforme. Lei è molto sobria per il suo concerto sullo storico palcoscenico del Casino de Paris, uno sterminato mausoleo di velluti rossi alquanto délabré, e di giganteschi lampadari di cristallo fin de siécle: pantaloni a tubino in pelle nera, t-shirt nera, giacca rossa di velluto intonata alla tappezzeria, appena un filo di trucco.

Deliziosa, viene subito da dire. Sì, deliziosa è la parola giusta. Deliziosa lei, con quella vocina tenue, bassa e sensuale (più quando parla, irresistibile, che quando canta), deliziose le sue canzoncine (il concerto è imperniato sull’ultimo album, Little French Songs, il quarto della sua giovane carriera), delizioso e piacevole il concertino di un’oretta e un quarto che è accompagnato da alcune immagini di lei che scorrono su uno schermo, e non sai più se guardarla in video o dal vivo, tanto è bella uguale.

Carlà canta accompagnandosi alla chitarra acustica, e ha solo due musicisti al suo fianco, un chitarrista solista e un pianista polistrumentista che all’occorrenza suona anche la tromba. L’atmosfera è più intima nella prima parte del concerto, quando scivolano via i pezzi più lenti, più melodici, mentre la seconda parte è dedicata ai brani più veloci, più ritmati, ai quali vengono aggiunte, computerizzate, alcune sonorità più moderne.

I brani che interpreta, sempre molto sobriamente, con una gestualità minima, appena accennata, preceduti ogni volta da una piccolo dialogo col pubblico che è una sorta di spiegazione (come per la canzone dedicata al fratello scomparso), sono quasi tutti quelli composti da lei. Pezzi pienamente immersi nella più pura tradizione degli chansonnier francesi. Non a caso lei rivolge un omaggio ai grandi interpreti della canzone francese, come alla lingua e alla cultura di questa terra che l’ha accolta bambina. Alla terra dove è nata, dedica invece Douce France di Charles Trenet, che canta in italiano. È l’unico pezzo nella nostra lingua.

Il pubblico che riempie come un uovo il vecchio Casino, ed è un pubblico variegato, di tutte le età, mostra di gradire, e le regala persino una di quelle standing ovation solitamente riservate ai mostri sacri. Gli applausi più convinti vanno a pezzi ribelli come Pas une dame che ricorda in qualche modo certe atmosfere alla Juliette Greco, a Mon Raymond che i pettegoli dicono dedicata a Sarkozy (presente in sala e molto applaudito), a Le Pingouin che sostengono invece si riferisca all’uomo che ha sconfitto suo marito alle elezioni, vale a dire l’attuale presidente francese Francois Hollande. Lei che lo sa, ed è furbissima, prima di cantarla spiega maliziosa: «Preciso, riguardo a questa canzone, che non ho nulla contro i pinguini».

Chiude, molto applaudita, con Quelqu’un m’a dit. Non male, nell’insieme. Se continua ad applicarsi, potrà crescere ancora. Forse non resterà nella storia della musica, ma comunque sarà piacevole ascoltarla. E in ogni caso farà fare all’Italia una buona figura all’estero. Come ha già fatto, del resto, quando stava all’Eliseo.

Voto: 7

Maggio, 2014

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