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Come un'anguilla imbizzarrita, questo Enrico Letta non si sa più da che parte prenderlo, né come fare per tenerlo fermo un minuto e capirci qualcosa. Cinquanta minuti di torrenziale prolusione governativa a vasto raggio, di rara imbarazzante vaga retorica solerte esortativa ottimistica e anche un poco pre elettorale, la prima volta in Camera, per poi sfoderare una piccola sapiente frenata correttiva la seconda volta al Senato: non fatevi troppe aspettative. E soprattutto il ritornello compulsivo ossessivo: non ci sono alternative. O meglio: non c'erano alternative. Che è quello che dicono in realtà i suicidi; e nella finzione gli omicidi seriali delle serie televisive.

Sarà che abbiamo letto troppi romanzi, troppe poesie, troppi saggi, troppi fumetti, e sinceramente così tante scemenze che impallidireste a saperle, ma a noi piacciono tantissimo i dettagli. Nelle storie, in tutte le storie, i dettagli sono indispensabili. E bellissimi. E interessanti. Avvincenti.

I dettagli raccontano più storie di tutta intera la storia a cui appartengono. E così, mentre Enrico Letta si ergeva in tutto il suo ottimismo operoso servizioso e progressivo in Camera, nel suo programma decisamente esagerato e mostruosamente vasto per un governo d'emergenza e di servizio abbiamo scorto due dettagli interessantissimi.

Primo dettaglio. Questo governo durerà almeno diciotto mesi, almeno cioè fino a quando non si accorgerà (lui, Enrico Letta) che le necessarie future prossime riformate leggi non saranno dirette «verso un porto sicuro. Se avrò una ragionevole certezza che il processo di revisione della Costituzione potrà avere successo, allora il nostro lavoro potrà continuare».

Secondo dettaglio. L'expo di Milano si deve fare: «uno dei primi atti del Governo sarà quello di nominare il Commissario unico per l'Expo, una grande occasione che non dobbiamo mancare. A questo fine nei prossimi giorni sarò a Milano a presentare il decreto per partire per l'ultimo miglio di questo evento strategico».

Del primo dettaglio possiamo solo serenamente dire che, a parte la metafora nautica, che tocca corde profonde nell'immaginario collettivo italico, lo strumento di valutazione (la sua ragionevole certezza) pare decisamente e prodigiosamente vago di fronte al perentorio termine temporale. Per esempio: anche noi abbiamo ragionevoli certezze, quasi tutti i giorni, ma molte di esse si rivelano aleatorie, quando non sono anche sbagliate. Per cui sospettiamo che il diciotto mesi siano un po' pochi per formarsi una certezza, magari ce ne vorranno di più. Molti di più.

Del secondo dettaglio dobbiamo solo velenosamente dire che da anni sappiamo che i grandi eventi, come le grandi opere, non servono ad altro che a sostenere le vaste e vaghe imprese e cordate di imprese che sopravvivono sulle spalle dello stato creando inutili e costosissimi mostri di cui poi ci dobbiamo vergognare due volte. Perché esistono e perché li paghiamo. Molte volte queste imprese, e cordate di imprese, oltre a costare moltissimo, corrompono e si fanno corrompere moltissimo. Ma anche se fossero esempi di rettitudine e di specchiata virtù, hanno prodotto, producono e produrranno comunque orrende schifezze utili solo a loro.

Di fronte a queste due dettagli, tutto il resto (tassa sulla casa ritardante, pellegrinaggio nelle capitali europee, abolizione delle province, redditi minimi eccetera e eccetera) appaiono quello che sono: tante belle intenzioni.

Che il calabraghe del partito democratico di fronte al berlusconismo, rappresentato icasticamente e maggiordomescamente dal vellutatissimo Enrico Letta, fosse completo lo sapevamo già, ma nei dettagli, oltre alla coda del diavolo, si nascondono anche le prospettive di quello che ci aspetta. E sono prospettive, anche nei dettagli: inquietanti.

Aprile, 2013