Diventerò un diamante e brillerò per sempre

Diventerò un diamante
e brillerò per sempre

Scusate, ma ho la testa un po’ confusa. Quando sarà (tardi, più tardi possibile per carità), non voglio più diventare un fuoco d’artificio, come scrivevo la volta scorsa in questa rubrica (confronta Voglio diventare un fuoco d’artificio). Ho cambiato idea. Già. Adesso voglio diventare un diamante. Un diamante, avete capito benissimo, un diamante. Voglio che le mie ceneri siano trasformate in un diamante. Prezioso, elegante, scintillante. Unico. Bello, vero?

Diventerò un diamante e brillerò per sempre

(Fate pure tutti gli scongiuri del caso, leggendo). L’altra volta mi ero entusiasmato per l’idea di una ditta di Arquà Polesine, la Ma.Za., che si era inventata di poter trasformare le ceneri dei defunti, mescolandole a dosi robuste di polvere pirica (impirica?), in fuochi d’artificio da sparare nel cielo.

Adesso che ho scoperto che le stesse ceneri possono essere trasformate, volendo, anche in un diamante, mi sono entusiasmato ancora di più. È perciò che ho cambiato idea. Questa nuova, sfavillante genialata, appartiene a una società di onoranze funebri di Mogliano Veneto, la Fusidati, che è esperta anche in funerali col rito musulmano, e che si è inventata questa autentica chicca che è «il diamante della memoria».

Il brevetto, in realtà, è svizzero, e arriva da Coira, antica città del Cantone dei Grigioni. Il diamante della memoria lì l’hanno chiamato Algordanza, che significa ricordo nel delicato dialetto romancio ancora parlato nelle vivaci osterie di quelle ridenti vallate. Gli svizzerotti spiegano che il loro progetto ha come obiettivo la trasformazione delle ceneri umane di cremazione in diamanti «unici e irripetibili come le persone da cui provengono».

Aggiungono che questi mortiferi diamanti (ma chi avrà mai il coraggio di indossarli?) vengono generati «esclusivamente» con le ceneri provenienti dalla cremazione «senza inclusione di additivi». Cioè non aggiungono, così assicurano, altre sostanze. E giurano, a garanzia dei più schizzinosi, che i diamanti «non verranno mai toccati da mani nude durante tutto il processo di lavorazione».

Alla fine, questi «cimeli di famiglia unici e senza tempo», che possono andare – a scelta – tra 0,3 e 1,0 carati, brilleranno nelle loro tonalità originarie di sfumature di bianco e di blu, ognuno diverso dall’altro, e nella forma prescelta dal cliente: Princess, Radiant, Asscher, Brillante, Smeraldo, Cuore, Navetta, Ovale. E, volendo, potranno portare anche una scritta, fatta con un’incisione al laser. Unico difetto, i tempi di lavorazione un po’ lunghetti: trenta settimane, vale a dire sette mesi e mezzo. Per i prezzi, meglio chiedere prima di optare per questa forma assai preziosa di sepoltura.

Ma come si fa a diventare un diamante? È una burla o è davvero possibile? I fenomenali svizzerotti dicono di sì, che è possibile: «Sono diamanti autentici – spiegano convinti – che presentano le stesse proprietà fisiche, chimiche e ottiche dei diamanti naturali».

Solo che la produzione di diamanti dalle ceneri umane è estremamente più complessa della produzione dei diamanti industriali. Infatti per renderla possibile, senza aggiungervi delle sostanze estranee, è stato necessario sviluppare e brevettare un metodo speciale, attraverso la collaborazione di studiosi ed esperti nella sintesi dei diamanti. Si tratta, in sostanza, di estrarre dalle ceneri il carbonio, di trasformarlo in grafite, e quindi in diamante. Voilà!

Non facile, ma affascinante. Perché rinunciare a diventare un diamante? In fondo, continuerò a brillare. E brillerò per sempre. ★

Dicembre, 2014

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