Ed è subito notte

Ed è subito notte

È solo una storiellina. Una storiellina anche piuttosto penosa. Che però, proprio per questo, fa riflettere. Succede a Torino, nell'antica ed elegante Torino, dove sono finiti all'asta, dal ben noto Bolaffi, la medaglia e il diploma del premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo. Sembra uno scherzo ma non lo è. Per carità, roba di poco valore, in quanto tale. L'interesse che riveste è solo culturale e affettivo.

Salvatore Quasimodo (fonte wikipedia.it).

La base d’asta è stata fissata in cinquanta mila euro, e non c’era la coda per compere medaglia e diploma. Solo un senso di malinconia. E l’impressione di un’offesa, come di uno sfregio, alla memoria del poeta. Ma chi avrà mai potuto compiere un gesto simile?

Tranquilli, il figlio. Come, il figlio? Ma sì, il figlio, il figlio di Salvatore Quasimodo, che è un po’ meno celebre del padre, si chiama Alessandro, ha settantasei anni, si definisce attore e regista (anche se francamente le sue interpretazioni ci sfuggono…) e dice che di tanto in tanto va in giro a leggere le poesie del padre (maledicendolo forse?).

Secondo le solite malelingue, che come sempre abbondano nel Belpaese, Quasimodo figlio avrebbe deciso di vendere il Nobel di Quasimodo padre al miglior offerente per motivi economici. Navigherebbe insomma in cattive, cattivissime acque. Lui nega. E spiega che il suo è invece «un gesto di altruismo» (?) fatto affinché il Nobel possa «essere fruito pubblicamente» (???). Come direbbe Fefè Indolfi, celebre gentiluomo napoletano: «cosa avrà voluto dire?».

Ma poi, gratta gratta, cioè parlando parlando, viene fuori la vera verità. Ed è lo stesso Quasimodo figlio a rivelarla, forse eccitato per il fatto che i giornali per una volta si occupino di lui. Si scopre così che la motivazione vera è il rancore: «il giorno della premiazione a Stoccolma, mio padre andò con un’altra persona, non portando né mia madre né me». Poi aggiunge, ed è ancora peggio: «ho perdonato tante cose a mio padre, ma questo gesto no».

Povero Quasimodo! (Il figlio, s’intende). Primo perché aspetta più di mezzo secolo per farsi vendetta (cinquantasei anni sono passati da quel giorno, il Nobel a Quasimodo padre è del 1959). Secondo perché non capisce che suo padre, come chiunque del resto, aveva tutti i diritti di andare dove voleva con chi voleva, e non aveva alcun obbligo di portare sua madre – tanto meno lui – in alcun posto. Terzo perché non tocca a un figlio perdonare qualcosa al padre, casomai il contrario.

Non tocca ai figli giudicare i padri, e dire loro quello che devono o non devono fare. Tanto meno rinfacciarglielo dopo morti. Ai figli tocca unicamente, se non l’amore, almeno il rispetto verso i genitori, e verso le scelte del genitori. Il rispetto anche verso le amanti dei genitori.

Quasimodo padre era liberissimo di andare a ritirare il Nobel con l’amante, o con chi gli pareva, invece che con la moglie. Se l’ha fatto, significa anche che qualche motivo ci sarà pur stato.

E se oggi fosse vivo, lui sì che sicuramente non perdonerebbe suo figlio. E farebbe non bene ma benissimo.

Novembre, 2015