En avant, marche!

En avant, marche!

Dalle Fiandre al cuore di Testaccio

Francesca Federica Fattorini

Equilibrio il Festival della nuova danza ha presentato nella Sala Petrassi del Parco della Musica di Roma lo spettacolo  En avant, marche! dei registi Alain Platel e Frank Van Laecke, un progetto di teatro musicale realizzato insieme al drammaturgo Koen Haagdorens e al Maestro Steven Prengels. Lo spettacolo, in tournee mondiale, s’inspira a due testi: il monologo di Luigi Pirandello  L’uomo dal fiore in bocca e il libro fotografico di Stephan Vanfleteren, catalogo di una mostra organizzata a Gent, la capitale delle Fiandre, nel 2012 dedicata alle bande di ottoni e percussioni.

La Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio in En avant, marche! di Alain Platel (foto Phile Deprez).
Wim Opbrouck nella parte del protagonista di En avant, marche! di Alain Platel (foto Phile Deprez).

ROMA – Lo spettacolo musicale che ne è derivato, dal titolo  En avant, marche! vede sul palco quattro attori e sette musicisti accompagnati da trentasette componenti di una banda locale. Sì perché in ogni città i gruppi bandistici cambiano. È questa una delle prerogative del progetto: conoscere e aprirsi alle realtà culturali locali di cui le Bande sono espressione e testimonianza. A Roma è stata scelta la Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio diretta in scena da Steven Prengels.

Le bande svolgono un ruolo fondamentale nella vita sociale e culturale delle città, testimoni nel tempo di eventi e commemorazioni. Sono piccole comunità eterogenee e specchio della realtà.

Lo spettacolo comincia mentre si stanno allestendo le sedie per i musicisti che a breve si riuniranno per una prova. Wim Opbrouck interpreta magistralmente la parte di un trombonista che confida al pubblico una tragica verità: «La morte è passata» lasciandogli in bocca un carcinoma maligno. Citando Pirandello parla del dono ricevuto che ha «un nome dolcissimo… Epitelioma». La sua è una condizione drammatica che gli lascia solo pochi mesi di vita. Ha paura, non vuole morire, non vuole rinunciare a suonare il trombone, non vuole rinunciare all’amore e a tutte le piccole cose del quotidiano. Ma deve, non ha scelta.

Le divise sgargianti dei musicisti e delle (attempate) majorettes vestite di lamé, i balletti, gli atti sessuali simulati, le prove, Mahler, Verdi, il canto, la musica dirompente e le marce sono un tentativo per sdrammatizzare la tragedia di un individuo in procinto di morire. Ma anche la denuncia di una verità ancora più dolorosa: la collettività lo isola e lo abbandona di fronte alla malattia e alla morte imminente. La banda sembra inglobarlo ancora, ma in realtà lo confina. Ecco la rabbia e la solitudine dell’uomo nei confronti della vita che sta andando via, la perdita del pudore e del ritegno, il rifiuto dell’amore, gancio e attaccamento alla vita, insopportabile nel suo stato.

The show must go on… Al trombone arriva un ragazzo giovane e il trombonista viene messo a suonare i cembali nelle retrovie. La Banda, metafora di una società povera di umanità, non ascolta l’anima sofferente e la paura del trombonista in agonia, perché deve seguire le sue regole e continuare a marciare in un’unica direzione:  En avant, marche!. Lo tollera per quel che può, forse vorrebbe fermarsi e aiutarlo, eppure deve mantenere la sua rotta dove il tempo e la caducità sembrano non esistere.

En avant, marche! è la storia di un commiato e l’orchestrazione di un funerale prossimo.

Marzo, 2016