Estataccia

Estataccia

Sembra tornato l’inverno nel cuore dell’Europa. Freddo, vento, piogge torrenziali, frane, alluvioni, inondazioni. Morti e dispersi. Case, paesi e città evacuati. Le notizie che arrivano sono un bollettino di guerra.

Nella Repubblica Ceca, Praga è in ginocchio: i vigili del fuoco, scrive Repubblica, hanno dovuto erigere delle barricate lungo gli argini del fiume Moldava per impedire che tracimasse nel centro storico. In Germania, a Passau, le autorità hanno chiesto l’intervento dell’esercito per alzare barricate sugli argini del Danubio. In Svizzera, a Basilea, il livello del Reno ha superato i nove metri, e si temono esondazioni. In Austria, a Salisburgo, un uomo è morto travolto da una frana, e parecchi sono i dispersi. In Ungheria, a Budapest, il Danubio è in piena e rischia di esondare.

Il maltempo che flagella l’Europa è più generoso con l’Italia, che almeno per il momento è in condizioni molto meno critiche. Anche se fa ancora freddino per la stagione, le spiagge sono vuote, e non si ricordano un mese di maggio così brutto e un inizio di giugno così ballerino. Tutte condizioni che fanno temere il peggio per la stagione turistica ormai alle porte, che dovrebbe portare un po’ di ossigeno all’economia malata, e invece, proprio a causa del maltempo, rischia di tradursi in un altro, pesantissimo flop.

Poco male, per alcuni. I quali, magari un po’ egoisticamente, pensano di poter trarre da questa situazione qualche piccolo vantaggio. Per esempio, di trovare meno affollati i luoghi di vacanza quest’estate, sia a causa della crisi che del maltempo. Per esempio di trovare che, proprio a causa del minor numero di turisti, i prezzi sono abbassati (e magari alcuni servizi sono migliorati).

Per esempio, di trovare finalmente posto in quel castelletto in riva al mare, nelle Marche, dove tentavi inutilmente di andare da anni, e non riuscivi mai ad andare perché ogni anno ti dicevano, anche quando chiamavi alcuni mesi prima, che era già tutto prenotato. Per esempio, di riuscire finalmente ad andare a cena senza fare la coda, e senza bisogno di prenotare, in quel delizioso ristorantino sulla piazzetta, dove non sei mai riuscito ad andare a cena perché i tavoli erano sempre occupati, tutti i giorni e a tutte le ore del giorno e della notte.

Capita così che, egoisticamente rinvigorito sia dalla crisi che dal maltempo, ti metti a cercare di prenotarti il posto per le tue vacanze estive di quest’anno, certo, anzi certissimo, che finalmente troverai posti liberi dappertutto, e che anzi quando chiamerai saranno felici di sentirti e ti faranno le feste, perché quest’anno sarai uno dei pochi turisti dell’estate, e verrai quindi trattato come un turista privilegiato invece che come una merda qualsiasi, come sempre accade.

Alle prime telefonate ti sorprendi, non ci vuoi credere. E insisti. Un posto dopo l’altro. Una spiaggia dopo l’altra. Un mare dopo l’altro. Una montagna dopo l’altra. Un albergo dopo un altro. Una pensione dopo l’altra. Un residence dopo l’altro. Posti importanti e posti sconosciuti. Posti vipparoli e posti fantozziani. Posti ricchi e posti poveri. Posti cari e posti a buon mercato.
Alla fine non ci credi ma ti arrendi.

Sei costretto ad arrenderti. Non puoi far altro che arrenderti. Con un po’ (abbastanza) di stupore. Perché non c’è più posto da nessuna parte. Nessuna. Proprio nessuna. Perché è tutto pieno dappertutto. Tutto (salvo poche e deprecabili eccezioni) già prenotato dappertutto. Ma come può essere? E la crisi? E il maltempo?

Ti viene da pensare che alla fine non solo ti toccherà restare a casa. Questo sarebbe il meno. Ma ti toccherà anche — e questo davvero non l’avresti mai pensato — dare ragione a Papi Silvio Berlusconi, che quando cominciava la crisi e lui si ostinava a negare che c’era la crisi, per convincerti raccontava che i ristoranti, gli alberghi e gli aeroporti erano pieni.

Ci dev’essere qualcosa che non abbiamo capito. ★

Giugno, 2013