Farfalle colorate fiori del cielo stelle dei prati

Farfalle colorate
fiori del cielo
stelle dei prati

Una ricerca svela per la prima volta i loro segreti

Gabriele Drago

Amate e cantate da Domenico Modugno, sono state studiate da cento collaboratori volontari che hanno raccolto sessantamila dati e censito centosettanta specie di farfalle nella sola Regione del Veneto. Lo studio promosso dal Museo di Storia Naturale di Venezia a cura di Luciano Bonato, Marco Uliana, Stefano Baretta. Tre anni di indagini sul campo per uno dei rari esempi nazionali di citizen science che prevede la partecipazione diretta dei cittadini alla ricerca.

Lucio Bonato, Marco Uliana, Stefano Beretta, “Farfalle del Veneto: atlante distributivo”.
Un esemplare di Aglais Io (com. Vanessa io, Occhio di pavone) da Farfalle del Veneto.
Un esemplare maschio di Polyommatus Bellargus (com. Adone, Bellargo)  da Farfalle del Veneto.

VENEZIA – Farfalle colorate, farfalle delicate, farfalle, farfalle…cantava più di mezzo secolo fa (era il 1959 per l’esattezza), il grandissimo Domenico Mimmo Modugno, l’uomo che rivoluzionò la canzone italiana e che con la sua inimitabile Volare, intonata ancora adesso in tutte le lingue del mondo in tutti e cinque i continenti, la portò in giro per il pianeta.

«Bianche e gialle, sono i fiori del cielo, sono le stelle dei prati, fra corolle e pistilli di mimose e lillà – gorgheggiava il Mimmo nazionale – le farfalle le, le farfalle le, le farfalle le, le farfalle le». E aggiungeva, poetico: «Con il canto del gallo si risvegliano a mille, con il trillo dei grilli se ne vanno a dormir». Poi continuava: «Farfalle silenziose, farfalle luminose, farfalle, farfalle, misteriose. Sono mille fiammelle, lampadine volanti, fanno luce agli amanti là nell’oscurità». Per chiudere alla grande: «Sono i portafortuna di chi sogna l’amore, sotto il chiaro di luna nelle notti d’està. Le farfalle le, le farfalle le, le farfalle le, le farfalle le».

Già, il fascino delle farfalle non ha sedotto solo Domenico Modugno, ma ha attratto, attraverso i secoli, generazioni di collezionisti, imponendosi per millenni nel nostro immaginario collettivo grazie alla bellezza del loro aspetto. Eppure molte caratteristiche di questi straordinari insetti, vicini alla nostra quotidianità, restano tutt’oggi poco conosciute: si è dovuto attendere fino a questi giorni per conoscere nel dettaglio tutti i segreti delle farfalle.

Frutto di una ricerca promossa dal Museo di Storia Naturale di Venezia, che fa parte della Fondazione Musei Civici, in collaborazione con la Regione del Veneto, il volume Farfalle del Veneto: atlante distributivo, di Lucio Bonato, Marco Uliana, Stefano Beretta, composto da oltre 400 pagine di testo e immagini, rappresenta infatti il primo studio completo mai realizzato sulle farfalle diurne di un’intera regione italiana. Ricco di mappe e grafici, è impreziosito da un ricchissimo corredo di fotografie riprese in natura, che lo rendono godibile anche ai lettori meno esperti.

Alla presentazione nella sede del Museo, oltre agli autori, sono intervenuti Mauro Bon del Museo di Storia Naturale, Franco Manzato assessore all’agricoltura, parchi e aree protette della Regione del Veneto, e Mauro Giovanni Viti della sezione parchi, biodiversità, programmazione silvopastorale e tutela dei consumatori della stessa Regione.

La ricerca, iniziata nel 2009, con oltre tre anni di indagini sul campo e due per l’elaborazione dei dati, si è avvalsa della partecipazione di oltre cento collaboratori volontari. Grazie al loro contributo sono stati raccolti più di sessantamila dati, provenienti da osservazioni inedite, collezioni di farfalle pubbliche o private e dalla letteratura specialistica.

Dopo il severo vaglio dei coordinatori, questa ricca raccolta di dati ha permesso di accertare la presenza in Veneto di cento e settanta specie di farfalle diurne e di definire la distribuzione di ciascuna di esse sul territorio regionale. Per ognuna, sono state analizzate la distribuzione geografica, quella altitudinale, gli ambienti frequentati e il periodo di attività.

Lo studio ha quindi il pregio di essere uno dei pochi esempi nazionali di citizen science, una tradizione già affermata in altri paesi europei che prevede la partecipazione diretta del pubblico alla ricerca. In Italia è già stata sperimentata con successo su vari gruppi di vertebrati ma è stata applicata ora per la prima volta sugli insetti.★

Gennaio, 2014