Fastidio

Fastidio

Roberto Bianchin

Non so voi, ma io avverto una sensazione di crescente fastidio ad ogni passo che muove, sempre un po’ sgangheratamente (che sia per questo?), il vero vincitore delle elezioni politiche italiane, vale a dire il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Non tanto perché, come si diceva la settimana scorsa, la maggioranza degli italiani abbia deciso di votare per un comico, anzi due (lui e Berlusconi), quanto perché il comico riesce oramai ad offrirci ben pochi motivi per sorridere. Ancora meno per ridere. Anzi, non se ne parla nemmeno.

Ci ha provato, per la verità, prima scendendo in spiaggia mascherato sotto un piumino che gli copriva anche il volto (non l’ha inventato lui, esiste davvero, è il modello di una ditta, pubblicità mascherata?), e poi allestendo una deprimente convention dei suoi eletti, cento e cinquanta tra deputati e senatori, in un albergo di Roma che però di stelle ne aveva di meno, e alcune anche un po’ malconce. Ma nessuna di queste due iniziative ha fatto ridere. Neanche un po’. Speriamo che migliorino una volta in Parlamento.

Per l’intanto hanno dato uno spettacolo tristissimo i cento e cinquanta illustri sconosciuti diventati parlamentari senza nemmeno rendersene conto, al servizio di un comico sfiatato e del suo bizzarro guru personale. Hanno dato la pessima impressione di essere sostanzialmente incolti, ignoranti, incompetenti, impreparati, digiuni di tutto. Anche stupidamente arroganti, come il loro capo. Gente che non sa e non capisce nulla di politica, di istituzioni, di leggi e regolamenti. Tipi che non sanno come funziona il Parlamento e cosa ci andranno a fare. Che non sanno mettere in fila due parole, tentare un’analisi, elaborare un concetto, sviluppare un ragionamento.

Che non sanno dire cosa andranno a dire in Parlamento. Da che parte si siederanno. Quali governi sosterranno. Con quali forze politiche si alleeranno, e con quali altre si scontreranno. Niente di niente, insomma. L’unica cosa che sanno dire è che saranno i loro capi, Grillo e Casaleggio, a decidere che cosa fare e cosa dire, e a comunicarlo loro. E loro obbediranno come soldatini (almeno all’inizio, poi ci sarà tempo per i De Gregorio a basso prezzo). Un fulgido esempio di democrazia interna, di partito aperto, e di un proficuo dibattito in corso, non c’è che dire.

Non sorprenda, del resto. Grillo, per giustificare il suo movimentino dittatoriale, si è fatto teorico della democrazia senza partiti. E pensare che c’è qualcuno, anche tra i più autorevoli commentatori delle vicende della politica, capace di spacciare questa buffonata per una gustosa novità.

Novità? Non c’è proprio niente di nuovo nella sconsiderata avventura del grillismo. A partire dalla sua nascita: il movimento, altro che rete, è stato inventato a tavolino da due signori alquanto maturi e benestanti: uno dei due, oltre che un comico, è un ultrasessantenne, quello che tecnicamente qualcuno potrebbe anche considerare un anziano. E questo sarebbe il nuovo? Ma molti giovani lo seguono, si dice. Peggio per loro! ★

Marzo, 2013