Futtiri

Futtiri

Roberto Bianchin

C’è qualcosa di non immediatamente comprensibile, di vagamente misterioso, e anche di leggermente inquietante, nel sorriso, e in quel tipo di sorriso, con cui Papi Silvio Berlusconi ha accolto la rielezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica. Una soddisfazione strana.

Immotivata in apparenza. Perché mai il più feroce degli anticomunisti (Papi Silvio) dovrebbe essere contento, come peraltro ha chiaramente detto, per la risalita al Colle più alto del Paese di uno degli ultimi ex comunisti (Napolitano) venuti dal Pci e rimasti in Italia?

Per senso dello Stato? Ma quando mai Papi Silvio l’ha avuto? Allora i motivi sono altri. Allora sorgono altri sospetti. Che Papi Silvio sia contento perché Napolitano, e solo Napolitano, è un teorico delle cosiddette «larghe intese»: una mania perniciosa dei vecchi comunisti quella di fare alleanze col nemico, che viene da lontano, fin dai tempi del compromesso storico vagheggiato da Enrico Berlinguer.

Solo Napolitano difatti (Prodi e Rodotà, per dire, non l’avrebbero fatto) può clamorosamente riportare al governo il Papi e la sua corte colorita in un nuovo esecutivo Pd-Pdl-Scelta Civica giudicato l’unico in grado di tenere il Belpaese lontano dal fallimento. Solo così il Papi, dato per morto (politicamente s’intende) appena un anno fa, può tornare a guidare l’Italia, sia pure in coabitazione con gli ex odiati ex comunisti, e confidare per questo in un benevolo salvacondotto che lo salvi, appunto, dalla galera alla quale è destinato per via delle condanne in arrivo ai suoi numerosi processi.

Ma a sconcertare ancora di più, in questo sconcertante ritorno in grande stile del Papi, che è l’unico vero vincitore di questa sconcertante battaglia intorno al Colle, è proprio la sua pervicace ostinazione a tornare a tutti i costi sulla scena da protagonista assoluto. A tornare ad essere, adesso e sempre, il numero uno. Il più bravo di tutti. Il migliore. L’indispensabile. Quasi un bisogno esistenziale, più che una necessità politica.

E pensare che tra non molto, il 29 settembre, come in una celebre canzone dell’Equipe 84, Papi Silvio arriverà alla bella età di 77 (settantasette) anni. Ci arriva in salute (almeno sembra), ancora discretamente ricco, e con un interesse ancora vivo per il gioco del calcio e per le giovani bernarde. Lui è pronto, prontissimo, a tornare in pista, ad essere di nuovo il leader, a fare ancora il premier, a sfinirsi in una nuova campagna elettorale, a blaterare per settimane e settimane attraverso paesi televisioni e città.

Ma perché, alla sua età, con i suoi soldi e le sue gnocche, non se ne sta bello spaparanzato, infischiandosene beatamente di tutto e di tutti, in una delle ville meravigliose che possiede in qualcuna delle isole meravigliose che possiede, a godersi quel che gli rimane (e non è poco) della vita?

Può permettersi praticamente tutto, come non accade a molti mortali. Luoghi da sogno, case da sogno, auto da sogno, barche da sogno, aerei da sogno, vestiti da sogno, gioielli da sogno, cene da sogno, sigari da sogno (anche se pare non fumi), vini e liquori da sogno (anche se sostiene di non bere alcol, solo sanbittèr), droghe da sogno (non è dato sapere se ne assuma), bernarde da sogno (quelle sì! Tantissime ! E sempre più giovani!). Perché non lo fa? Perché continua invece a scassarci i cabbasisi, come direbbe Montalbano? A noi, noi che se fossimo lui avremmo già ascoltato da tempo questo saggio consiglio.

Non ci viene una risposta razionale. Non ci viene proprio, neanche sforzandoci al massimo. Forse non c’è. Anzi senz’altro non c’è. Eppure una ragione da qualche parte ci dev’essere. E l’unica ragione non può che stare in quel vecchio detto, tratto dalla saggezza popolare di un popolo accorto, qual è il nostro, che recita che comandare è meglio di trombare. Cummannari è megghiu ri futtiri, per restare nella lingua di Camilleri.

Anche se lui, il Papi, in verità ha fatto e continua a fare ambedue le cose: cummannari e futtiri. Anche in questo, unico. Sarà perciò che sono quasi vent’anni che fotte anche noi. ★

Aprile, 2013