Gondolkiller

Gondolkiller

Roberto Bianchin

Morire in gondola è più stupido che morire in guerra. Molto più stupido. È anche più stupido che morire in bicicletta. O in motocicletta. O in automobile. O in treno. O in aereo. O in nave. È stupido come morire su una giostra. Su un seggiolino di quella che va a pedate, su un’automobilina dell’autoscontro, su un vagoncino delle montagne russe.

In fondo un giro in gondola, per gli stranieri, è come un giro in giostra. E una città come Venezia altro non è diventata che un gigantesco parco storico di divertimenti che accoglie (accoglie si fa per dire) trenta milioni di turisti l’anno. Non a caso c’è chi ormai la chiama Veneland.

Joachim Reinhard Vogel, il criminologo tedesco morto a Venezia su una gondola speronata da un vaporetto in Canal Grande, davanti al ponte di Rialto, il suo ultimo giorno di vacanza in laguna con la famiglia, non avrebbe mai pensato che una morte così assurda fosse davvero possibile.

Invece lo è stata. E più di tanto non sorprende. Sono anni che si rischia il morto in Canal Grande per il troppo traffico di barche di ogni tipo. E sono anni che nessuno interviene. Che il Comune, nelle varie amministrazioni che si sono succedute alla guida della città, non prende alcun provvedimento.

Ora si cercano i colpevoli. Giusto. La morte di un uomo durante un giro in gondola non è una fatalità. Non può esserlo. Qualcuno dovrà pagare. I giudici diranno chi e quanto. Intanto un colpevole c’è già: il vaporetto. Questo è pacifico. Se non altro perché è stato il vaporetto ad andare contro la gondola e non viceversa.

Ma sarebbe ingiusto prendersela solo con il pilota del vaporetto della linea uno. Perché i piloti, che pure sono sempre meno bravi, meno abili, meno preparati e più cialtroni, guidano in condizioni quasi impossibili, costretti in spazi strettissimi a slalom millimetrici tra centinaia di gondole, spesso schierate a ventaglio per le serenate con i cantanti, e tra barche, barchini e barconi ingombranti di ogni tipo.

Sono molti i colpevoli dell’ingorgo infernale. I vaporetti che sono troppi, corrono troppo e spesso sono poco attenti. Le gondole, che sono anch’esse troppe, quattrocento e cinquanta, intasano il canale e rallentano pericolosamente il traffico. I lancioni dei taxi acquei, abusivi e non, che sono tantissimi, vanno continuamente avanti e indietro e molto spesso corrono come forsennati. I barconi che trasportano i turisti, che sono enormi, a volte giganteschi. Le barche dei privati, cofani, caccia e pesca, pilotine, piccoli yacht e quant’altro, che vanno a spasso. I barconi di ogni tipo che trasportano merci di ogni tipo, dalla frutta alla verdura ai mobili ai televisori alle immondizie. Da ultimi, ma almeno questi qualche ragione ce l’hanno, le ambulanze, le barche dei pompieri, le lance dei poliziotti, dei carabinieri, della guardia di finanza. Il casino è totale, e la frittata presto fatta.

Ma anche tra chi sta a terra ci sono dei colpevoli. I vigili urbani che non controllano un accidenti. Il Comune che non ha mai fatto nulla per fermare il traffico impazzito. Un sindaco, quello attuale, che a sentirlo cadono le braccia, perché sembra che si accorga solo adesso dell’esistenza del problema. Un assessore, quello al turismo, che dovendosi occupare di turismo nella città più turistica del mondo, decide proprio nel pieno della stagione turistica di andare a fare il turista da un’altra parte. E non interrompe le ferie nemmeno per tornare a dire una parola di conforto a una famiglia che ha perso un padre e un marito, morto di turismo nella città del turismo.

La città non si è nemmeno fermata davanti a questa morte assurda. Le gondole non sono state tirate a riva neanche per un giorno. Non c’è tempo per il lutto. Ricominciano le serenate. La giostra deve continuare a girare. ★

Agosto, 2013