Grandi navi grandi foto grandi abbagli

Grandi navi
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grandi abbagli

Gianni Berengo Gardin è un fotografo bravo e conosciuto. E le sue foto delle grandi navi che a Venezia tagliano minacciose le acque del bacino di San Marco, sono suggestive e di grande impatto emotivo. Perché mostrano, persuasive più di ogni scritto e di ogni discorso, quanto grande sia il pericolo che corre la città che fu Serenissima, anche al di là dell'eventuale spuntare di altri Schettino all'orizzonte. Basta si spezzi il cavo d'un rimorchiatore.

Una delle foto di Gianni Berengo Gardin (fonte nuovavenezia.gelocal.it).

Queste foto piacciono a molti. Ma vi sono anche persone alle quali non piacciono affatto. Legittimo. Si può essere tranquillamente di parere diverso senza passare per fanatici o per oscurantisti. Per progressisti o per bigotti. Non c’entra nulla. Qui c’entra solo la libertà di giudizio e di scelta.

Voglio dire, se le foto mi piacciono, posso pensare di farci anche una mostra. Se invece le foto non mi piacciono, sono libero di non fare proprio alcuna mostra. Quanto sta succedendo a Venezia è emblematico. Il nuovo sindaco Luigi Gigio Brugnaro, candidato del centrodestra che dice di non essere di centrodestra, ha tutti i sacrosanti diritti di non volere, nella sua città, la mostra delle foto di Berengo Gardin. Come, del resto, di volere o di non volere qualsiasi altra mostra. È il suo diritto di scegliere. La sua libertà di decidere. Piaccia o no. Opinabile o no. Giusto o sbagliato che sia per ciascuno di noi.

Quello che è inaccettabile, dal punto di vista della libertà e della democrazia, è che si voglia, da alcune parti, tirarlo per la giacca per costringerlo a ospitare (e organizzare, pagandola), quella mostra che a lui non piace e che lui non vuole. Questa non è libertà e non è neppure democrazia. È prevaricazione. Fanatismo. Violenza ideologica. Come è egualmente inaccettabile – altra inutile e pretestuosa polemicuccia estiva – costringerlo ad adottare nelle scuole comunali dei testi scolastici che spiegano che le famiglie possono anche essere composte da genitori dello stesso sesso. Non è obbligatorio. Uno lo fa se è convinto. Se non lo è, ha tutti i diritti di non farlo.

In un caso e nell’altro, non ha alcun senso parlare – come da alcuni versanti molto poco tolleranti si è fatto – di censura. La censura, anche qui, non c’entra nulla. Quei libri sono tranquillamente in circolazione, anche nella città di Venezia, e quelle foto le ha ormai viste, sui giornali e su internet, più di mezzo mondo. Nessuno si è mai sognato di vietarle, o di impedirne la circolazione: questa sì che sarebbe stata censura.

Inoltre, una mostra di quelle foto è stata già fatta, l’anno scorso a Milano. Anche da questo punto di vista, non avrebbe alcun senso replicarla in laguna, per di più con un anno di ritardo. Se Venezia fosse stata così interessata a quella mostra, avrebbe dovuto farla per prima. E non arrivare, buona ultima, a tempo ormai abbondantemente scaduto.

Agosto, 2015