I dannati della legge elettorale

I dannati
della legge elettorale

Ciò! Che freddo. Anche no: pareva che l'inverno non dovesse mai arrivare e invece. A me (Andrea Silvestri, molto obbligato) e al Mauri (Maurizio Vianello, di corsa come che dicono gli inglesi) ci è venuta l'idea di togliere i cubetti di ghiaccio dagli spritz prima di passare definitivamente alla china calda con scorzetta di limone e spruzzata di cognac (qui detta kin-ko(n)g quasi come lo scimmione e la bionda). Ci ha riscaldato gli spiriti un paragone che il Mauri, grande conoscitore della letteratura veneziana antica, ha fatto sui recenti avvenimenti parlamentari a seguito della conclamata incapacità di fare la legge elettorale, che è poi necessaria trattandosi di eletti ed elettori, tirandolo fuori dalle fiamme dell'inferno, anche no.

Carlo Lodoli ritratto da Pietro Longhi nel 1761. Notare la postura (e purtroppo non si vedono bene le patacche di unto sulla tonaca).
Pietro Longhi, Monaci, canonici e frati di Venezia e delle isole vicine "che godono il buon tempo" (1761, Querini Stampalia, fonte wikipedia).

«Mi paiono, a me — ha esordito il Mauri — come che hanno fatto i diavoli infernali quando che l'Abate Lodoli (quell'infamissima persona) è stato precipitato dentro del baratro infernale in concomitanza con la sua mai troppo auspicata morte».

«Si sono messi tutti in confusione!» Ho concluso io, che il Mauri me lo cita ogni uno e uno due e anche ogni due e due quattro: questo sonetto del grandissimo Zorzi Alvise Baffo giudice di Quarantia e poeta erotico anzi che no, e proprio proprio anche, zio — come che tutti sapete che leggete queste pagine — di Giacomo Girolamo Casanova e anche marito di Cecilia (sua moglie di lui, Zorzi Alvise) guarda caso omonima (e non solo nel nome, se così posso dire) di mia moglie (che a me mi tratta come la Cecilia trattava suo marito, e forse anche peggio, solo che io non scrivo poesie erotiche e la mia moglie non me le potrà così bruciare dopo morto).

Comunque, come che sia e come che non sia, l'Abate Lodoli era uno degli arcinemici praticamente di tutti i veneziani dell'epoca che non fossero delle anziane signore bigotte per mancanza d'altro o delle giovani signore bigotte per nascondere l'altro. Da quello che dice il Mauri, ufficialmente si spacciava per teorico di architettura ma in realtà era un grandissimo orchiclasta che aveva da ridire praticamente su ogni cosa, soprattutto in tema di libri e censura e che persino, appunto, i diavoli dell'inferno si sono precipitati nella confusione più totale quando se lo sono visto arrivare tra capo e collo «sapendo che lui se la prende con tutti».

E così, per essere come che dire, contingenti (come dice il geometra Giovanni detto Nane Scantamburlo, che ogni tanto ci viene a scroccare uno spritz ma che noi gliela diamo molto corta) torniamo ecco alla notizia della settimana che a noi (ma pensiamo anche a tanti altri) ha fatto tanto da ridere: che la legge elettorale che abbiamo usato finora — e che gli stessi che l'avevano fatta lo sapevano — era talmente una schifezza che non è neanche costituzionale. E così la notizia che bisogna veramente rifarla sul serio e anche presto ha gettato tutti in confusione come i diavoli con l'Abate Lodoli.

Adesso, sostiene il Mauri: i parlamentari hanno di fronte tre possibilità. Possibilità numero uno: fare una nuova legge elettorale perché questa non si può più usare. Ma questo sembra che non siano capaci a farlo: una nuova legge elettorale intendo, perché sennò l'avrebbero già fatta che sono anni che dicono che la vogliono fare nuova; eppure non ci sono mai riusciti. Possibilità numero due: cancellare questa legge elettorale del piffero e tornare a quella che c'era prima, che anche se non era buona, almeno non era fuorilegge; e questo, almeno secondo il Mauri, sarebbe la scelta migliore perché non c'è da fare niente, e quando non c'è da fare niente è sempre la scelta migliore. Oppure. Possibilità numero tre: smettere di andare a votare; sempre secondo il Mauri sarebbe anche meglio e metterebbe tutti d'accordo.

Intanto, mentre che bevevamo un altro spritz senza ghiaccio, abbiamo citato la fine del sonetto di Zorzi Alvise Baffo, la quale fine è alquanto indicata per tutti gli altri italiani che come noi non sono parlamentari, ma che sono ugualmente dannati e che sanno benissimo che è arrivato l'Abate Lodoli (per dirla figuratamente, diciamo ecco): «sono così tanto spaventati, i dannati, che per quanto sappiano che stanno al sicuro — perché Plutone in persona ha ficcato l'Abate dentro di un calderone — ugualmente temono la fama tremenda di penetratore anale dell'abate; e allora se ne stanno tutti con il didietro appoggiato al muro e messi in guardia, come fanno i soldati, lo stanno là ad aspettare con il pene duro».

(Duro per la rima, ovviamente).

Chang! due Kin-Ko(n)g al banco che a casa è pronto in tavola! ★

Dicembre, 2013

Collegamenti: 

Su Wikisource potete dilettarvi nella lettura dell'originale di Zorzi Alvise Baffo
https://vec.wikisource.org/wiki/Zonto_all%27Inferno_quel_terribil_Frate