I doni del Grande Persiano

I doni
del Grande Persiano

Le relazioni tra la Repubblica di Venezia e la Persia Safavide

A Palazzo Ducale da fine settembre in mostra commercio, diplomazia e strategia internazionale della Venezia del cinquecento. Un intreccio di affari, arte, prestigio e sopravvivenza nel tentativo di contrastare l'espansione turca degli Ottomani e di ingrandire la sfera d'influenza veneziana.

G. Caliari, Il doge Marino Grimani riceve i doni degli ambasciatori persiani nel 1603.

VENEZIA (l.c.) — Gli scambi tra la Repubblica cinquecentesca e una delle più importanti potenze dell’epoca, la Persia Safavide, al tempo di Shah ʿAbbās I il Grande — (r. 1587-1629) lungimirante ma crudele sovrano, considerato il fondatore della Persia moderna (e conseguentemente dell'Iran contemporaneo) — sono oggetto di una scrupolosa e evocativa esposizione curata da Elisa Gagliardi Mangilli, con il coordinamento di Camillo Tonini, nella Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale, fino al 12 gennaio 2014.

La mostra riunisce i doni inviati dallo Shah insieme a lettere di presentazione e documenti, conservati nelle collezioni di diverse istituzioni veneziane, tra cui lo stesso Palazzo Ducale, il Museo Correr e Palazzo Mocenigo (Fondazione Musei Civici di Venezia), la Procuratoria di San Marco e l’Archivio di Stato di Venezia; vi sono, inoltre, incisioni, mappe, portolani, monete e manufatti, per un totale di una trentina di opere.

Le relazioni diplomatiche con delegazioni e doni reciproci erano una strategia abituale nei rapporti tra Venezia e le grandi potenze, soprattutto dell’Oriente, con le quali la Serenissima era in contatto (o in lotta). Per il predominio sul Mediterraneo, o per l'apertura o il consolidamento di rotte commerciali e mercati. L'intreccio tra diplomazia, commercio, strategie internazionali (spionaggio o addirittura vicende personali) era al tempo, come oggi, inestricabile. La potente dinastia safavide, di cui Shah ʿAbbās I il Grande rappresentò l'apice, aveva al tempo tutto l'interesse di mantenere stretti rapporti con Venezia, oltre che con altre potenze europee. Non solo per i contrasti con l'impero ottomano, ma anche per l'opera di modernizzazione che il sovrano si era prefisso.

La mostra illustra i rapporti amichevoli e proficui tra le due potenze, unite dal comune obiettivo di contrastare la minacciosa espansione ottomana: significativa la grande tela di Gabriele Caliari (primogenito di Paolo Veronese) raffigurante Il doge Marino Grimani che riceve gli Ambasciatori persiani (1603), esposta nella Sala delle Quattro Porte (vedi l'immagine sopra).

Sono esposte incisioni (provenienti dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe e dalla Biblioteca del Museo Correr) in cui sono illustrati i volti dei protagonisti dell’epoca, dettagliatamente ritratti da artisti europei; mappe e portolani utilizzati dai viaggiatori per orientarsi nel Mediterraneo orientale e in Medio Oriente, tra cui il Theatrum orbis terrarum il primo vero atlante moderno, e in più in formato tascabile, opera del cartografo fiammingo Abramo Ortelio (amico, precursore e rivale di Mercatore). E poi le missive originali — dall’Archivio di Stato di Venezia — con sigillo dello Shah, con le rinnovate promesse di collaborazione ed amicizia, suggellate dai doni diplomatici e accompagnate dalla richiesta dettagliata da parte persiana della fornitura di alcuni manufatti veneziani, sia di grande pregio, sia destinati all’uso quotidiano.

Importante esempio della sontuosità e preziosità di queste regalie sono due offerte al doge Marino Grimani, in occasione dell’ambasceria persiana del 5 marzo 1603: il tappeto in seta, broccato in oro con motivi floreali a nastro (conservato al Museo di San Marco); ed il velluto, anch’esso di seta broccato in oro con raffigurati La Vergine e il Bambino, quasi sicuramente prodotto da maestranze specializzate armene nei laboratori di Nuova Giulfa ad Isfahan, (conservato a Palazzo Mocenigo).

Il gusto raffinato per la decorazione minuta e la preziosità degli ornamenti tipico dell'epoca di Shah ʿAbbās I il Grande sono evidenti anche in alcune delle armi esposte; tra cui uno scudo e un bracciale giunti purtroppo incompleti dell'incastonatura di gemme e turchesi, rimossa in passato ma ancora presente all'epoca di Giovanni Grevembroch come testimonia un suo disegno acquerellato.

L’esposizione continua con un percorso guidato attraverso le sale di Palazzo Ducale, indirizzando il visitatore all’Armeria e alla Sala delle Mappe, dove si possono ammirare le opere relative alla Persia presenti nella collezione permanente. La mostra ha il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Teheran, della Fondazione Bruschettini per l’Arte Islamica e Asiatica e dell’Università degli Studi di Udine. Il catalogo è edito da Marsilio (Venezia, 2013): raccoglie interventi di Elisa Gagliardi Mangilli, Camillo Tonini, Giampiero Bellingeri, Diana Cristante, Alessandra Schiavon e Cristina Crisafulli.

Settembre, 2013

Collegamenti: 

Potete trovare una stupenda, gigantesca mappa della Persia del 1570, curata da Ortelius qui su Commons Wikimedia:
http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Persici_Sive_Sopho_Rvm_Regni_Typv...

Altre immagini: 

Mappa tascabile tardocinquecentesca della Persia (Ortelius/Philip Galle 1588).
Ali Goli  Bek Mordar, ambasciatore del Re di Persia nel 1609 (dal Libro terzo delli Dosi di Venetia di Gioan Carlo Sivos).