I migliori anni

I migliori anni

Monica Morellato

Ricordo che sono andato in bagno, mi sono seduto sulla tazza per urinare e lo sguardo mi è andato sui piedi. Calzavo le mie vecchie e sfondate pantofole dalle quali non mi separo mai, neanche in estate. I calzetti di lana, anche se è primavera, contribuiscono a tenermi caldo, rimediano ad una circolazione ormai rallentata, data l’età. Devo metterle in valigia, queste pantofole mi saranno ancora utili nella nuova casa, ho pensato.

Hieronymus Bosch, Ascesa all'Empireo (particolare, 1500-1503; olio su tavola; Palazzo Grimani, Venezia; fonte it.wikipedia.org).

Poi mi sono asciugato, ho raccolto le mutande e i pantaloni e mentre lo facevo ho avvertito una leggera vertigine.

Sono uscito in corridoio e un secondo capogiro mi ha fatto barcollare. Ho subito realizzato che dovevo stendermi e mi sono diretto verso la mia camera da letto, solo pochi passi. Stavo per stendermi sul letto, ma mi sono trattenuto. E se poi fossi caduto dal letto? Mi è già successo sere fa, sempre per una vertigine. Mi sono trovato sul pavimento e ci sono stato fino a mattina. Meglio stendersi sul pavimento del corridoio, con i piedi verso la porta d’ingresso. Così sono tornato sui miei passi e appoggiando una mano sul muro, ho piegato prima una gamba e poi l’altra e lentamente sono scivolato a terra e mi sono sdraiato sulla schiena.

Eccomi qui. Guardo il soffitto, poi abbasso lo sguardo e con la coda dell’occhio intravedo il mio cane di ceramica, un dalmata a grandezza naturale, l’unico mio muto compagno da quando mia moglie non c’è più. È lì, al suo solito posto, vicino al mobiletto con lo specchio, il muso rivolto al portoncino blindato, a far buona guardia della casa e dei suoi abitanti. Un testimone silenzioso del tempo trascorso e degli avvenimenti che si sono succeduti in più di cinquant’anni. Adesso scruta le mie giornate solitarie, monotone, vuote dei gesti abituali e quotidiani. Come preparare la colazione e il bicchiere d’acqua con le medicine che mia moglie assumeva ormai da molti anni. Come aiutarla a vestirsi e svestirsi, rincalzarle le coperte la sera e dormire con un occhio aperto e un orecchio viglie, sempre pronto ad una sua richiesta di aiuto. Tutto questo mi manca. Le confezioni dei medicinali le ho riposte in una scatola, il letto, rifatto, è vuoto, la sua camera chiusa con i suoi ricordi.

Tant’è… Domani viene il camion dei traslochi, parto per una nuova vita, una nuova casa. Porto con me poche cose ma indispensabili, il letto, il comodino, il televisore, la lavatrice, la poltrona con il poggiapiedi, gli orologi a cucù e il cane di ceramica. Non ho bisogno d’altro, dove vado c’è tutto. Domani chiuderò questa porta per sempre, scenderò per l’ultima volta le tre rampe di scale, saluterò i vicini promettendo almeno una telefonata… Accidenti, il telefono… dov’è? Di solito lo tengo in tasca, adesso è sul tavolo del tinello. L’ho posato prima di andare in bagno. Di recuperarlo non se ne parla proprio. Non sento la necessità di alzarmi, non avverto né fame né sete. Non ho paura. Non sento dolore, quindi non ho niente di rotto. Non provo alcuna emozione. Sono in pace. Se anche la mia avventura finisse qui, su questo pavimento, non ne sarei stupito. Anzi, ne sarei grato. A quest’età ogni giorno è un dono, qualsiasi cosa porti. Anche se porta solo il ricordo di mia moglie, è un buon ricordo. Tutto quello che è stato è un ricordo vivido, come fosse ora. Lei mi manca ma abbiamo vissuto tutta la nostra vita così intensamente che non mi sento solo.

Il telefono s’è messo a squillare, insistentemente, disturbando la mia quiete. Non mi affanno a pensare chi possa essere, adesso sono immerso in una beatitudine che vorrei eterna. Da quanto sono qui? Ho perso la cognizione del tempo.

Fuori c’è ancora luce.

Passi sulle scale.

Qualcuno fermo alla mia porta.

Il cuore batte forte, una chiave gira nella serratura.

Chi è venuto a prendermi?

Chiudo gli occhi

Sono pronto.

… … … .
Penso che è stupendo restare al buio
Abbracciati e muti,
come pugili dopo un incontro
come gli ultimi sopravvissuti
Forse un giorno scopriremo che non
ci siamo mai perduti.
E che tutta quella tristezza, in realtà,
non è mai esistita.
I migliori anni della nostra vita
I migliori anni della nostra vita
Stringimi forte che nessuna notte è infinita…

I migliori anni della nostra vita
Autori, Maurizio Fabrizio, Guido Morra
Esecutore, Renato Zero
1995

Maggio, 2016

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