I nodi al pettine

I nodi al pettine

Accipicchia i compiti per le vacanze!!!

Luca Colferai

Tanti e tanti e tanti anni fa, quando il nostro paese viveva ancora in quel modo agricolo e un po' patetico, manzoniano e pascoliano insieme, da cui nemmeno due guerre mondiali e l'aggressione della contemporaneità erano riuscite a scrollarlo, i proverbi erano d'uso comune.

Heinrich Hoffmann, Der Struwwelpeter (it. Pierino Porcospino, fonte wikimedia).

La mia maestra delle elementari ne aveva uno particolarmente odioso per noi neghittosi e pigrissimi scolari: tutti i nodi alla fine vengono al pettine. Non ci pareva giusto, ecco, che si scoprisse che non avevamo fatto i compiti per le vacanze. Che non avessimo imparato a memoria e bene Arnaldo Fusinato o Giosuè Carducci. Che si scrivesse sotto dettatura «cornice d'orata» o «l'aradio» ancora una volta.

Però la maestra ci sgamava sempre. Santo cielo!

Ecco: senza raggiungere le vette incommensurabili di Verga, le cui pagine grondano di malavoglia di tale purtroppo inefficace sapere arcaico, ci permettiamo in questa uggiosa domenica di fine settembre e di fine governo, di sottolineare come fosse inevitabile giungere a questa pessima conclusione della strana stagione delle larghe intese.

La formidabile pretesa che Papi Silvio Berlusconi e i suoi morti viventi fossero in qualche modo delle persone degne di assumersi la responsabilità di governare la nazione in un momento di gravissima crisi ha dimostrato nel breve arco di un'afosissima estate tutta la propria velleitaria vanesia vacua vanità.

E questo è il primo nodo che prima o poi doveva giungere al pettine.

Ma c'è un secondo, ancor più grave, nodo arrivato così al pettine.

Se pretendere che fosse inevitabile dar vita alle larghe intese è stato un orribile errore, ancor più grave è non essere riusciti a combinare nulla mentre queste ridicole larghe intese erano in vita.

Nessuna delle pretese riforme è stata non solo fatta, ma nemmeno cominciata. L'unica riforma che avrebbe potuto offrire uno spiraglio di speranza, la riforma elettorale, non è stata nemmeno tentata. Si è scelto di dar vita ad una risibile commissione di saggi che avrebbero dovuto, nei ritagli di tempo, studiare alcune proposte.

Gli interventi economici sono stati microscopici, propagandistici, inutili. Gli interventi fiscali sono stati caotici, iniqui, falsi. Gli interventi sociali invisibili, pubblicitari, patinati.

Intanto però, governo parlamento e paese, sono stati come sempre impegnati quotidianamente a soddisfare le egocentriche pretese capricciose di un potentissimo pregiudicato in attesa di altri pesantissimi giudizi. Proni e supini al suo volere.

Come al tempo delle elementari (quando Enrico Letta guardava il carosello e pensava, come ancor oggi pensa, che il mondo fosse tutto lì, tra Jo Condor e Dom Bairo, con uno spruzzo di Kambusa Uam! l'Amaricante) finalmente è suonata la campanella, e accipicchia, non abbiamo neanche fatto i compiti per le vacanze. ★

Settembre, 2013