I nuovi ismi contemporanei

I nuovi ismi
contemporanei

Domani è un altro giorno

Luca Colferai

C'è questo titolo che si affaccia prepotentemente sulla scena confusa della mente del vostro amato direttore responsabile. È un saggio di più di cent'anni fa. Un saggio di letteratura: Gli ismi contemporanei di Luigi Capuana, scrittore, critico e teorico letterario, giornalista. Il saggio, che nessuno ormai legge più tranne forse gli studenti universitari (appunto di letteratura italiana e stranieri probabilmente) sarebbe destinato all'oblio se non fosse per il titolo.

Nuovi ismi contemporanei per un Nuovo nuovo che avanza.

Che torna a frullare nella mente all'indomani dell'avvenuta decadenza del più indomabile demagogo della storia italiana. Nel nuovo panorama politico italiano c'è posto per nuovi ismi contemporanei. Radicalmente diversi da tutti i precedenti ismi. Alla fine del secolo scorso, appena dopo la caduta degli altri pesantissimi ismi novecenteschi, forieri di guai terribili duramente provati dalle popolazioni di tutto il mondo, apparve maschiamente il primo degli ismi di nuovo conio, meno totalitari, meno pericolosi, decisamente più maneggiabili: il celodurismo della destra italica vernacolare ancestrale pedemontana prealpina padana. Durò quel che doveva durare, essendo che i fautori di questo nuovo e antichissimo pensiero testicolare provarono personalmente (in corpore vili per così dire) che il passare degli anni influisce pesantemente su tale ismo, rendendolo con il tempo piuttosto moscio.

Ma ora nuove correnti, nuovi stili, nuovi uomini si affacciano. Altri, vecchissimi, si riciclano; alcuni seppur giovani (rispetto agli altri) sgomitano per un posto in prima fila. Tutti hanno bisogno di nuovi ismi. Proviamo a darglieli. Cominciamo dalla fine, dal più vecchio e inossidabile di tutti: oggi Silvio Papi Berlusconi è in bilico tra vittimismo e papismo. Il primo è l'ideologia paranoide che egli cerca di spacciare come verità; il secondo, che non ha nulla a che fare con il potere temporale della chiesa, è invece l'infatuazione isterica (in senso anche uterino soprattutto per alcuni signori) che i suoi incredibili sostenitori si ostinano a nutrire per lui.

Dall'altra parte, quasi l'altra faccia della stessa virulenta incazzata medaglia: il grillismo appare un ismo già desueto, come pure il vaffanculismo seppur ancora esercitato. Propendiamo, viste le fisionomie sue e del suo assistente alla regia, per un capellismo rinvigorente e ribelle, una versione aggiornata e corretta del dannunziano allo shampoo da anni settanta: «liberi e belli».

Un ismo tutto per sé meritano i due giovanotti governativi delle larghe intese ristrette. Quello di destra ci suggerisce, non solo per assonanza eponima, uno scacchistico e strategico alfierismo: in cui il pezzo diagonale dell'esercito tenta di papparsi re regina, cavallo e anche torri con l'assistenza dei pedoni. Quello di sinistra (nelle foto in cui stanno insieme) ora a capo di un governo di galleggiamento presidenziale, ci suggerisce invece un bellissimo (per noi) vatuttobenismo che è l'ideologia curiale aggiornamento attuale del vecchio insopportabile anche da nuovo buonismo, ma più manageriale e con mano d'acciaio al tungsteno in guanto di velluto di seta (color porpora cardinalizia) per un gattopardiano rinnovamento nella continuità del tirare a campare, ma con fermezza però.

Ci resta l'ultimo, il più bello di tutti (sempre a nostro avviso): il sole dell'avvenire del tramonto democratico italiano. Il faccismo di Matteo Renzi, il prossimo segretario e candidato non si sa bene ancora a cosa del partito democratico. È il giovanotto per bene dalla bella faccia giovane, dalla battuta sveglia e dall'intelligenza vivace, maschio e irruente quanto basta, oppositivo e granitico, indefettibile nei propositi, l'uomo del futuro: ricorda tanto un giovane berlusconi ma senza la patina della milano da bere, un grillo più tranquillo e ben pettinato, un toni blair dei colli, è un inno (di nuovo, dopo tanti tanti anni) alla giovinezza, alla determinatezza, ad un'altra e diversa primavera di bellezza. Un faccismo, appunto. Proprio quello di cui non avevamo bisogno. ★

Novembre, 2013

Collegamenti: 

potete trovare il saggio di Luigi Capuana, che non parla di politica ma di letteratura, qui:
http://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/capuana/gli_ismi_contemporane...