I più grandi collezionisti di arte antica a Modena

I più grandi collezionisti
di arte antica a Modena

Per la prestigiosa rassegna Modenantiquaria

Gabriele Drago

La più longeva (ventinove anni) e la più visitata fiera di alto antiquariato in Italia, che è in corso a Modena in questi giorni, presenta numerosi capolavori di altissimo valore. E si conferma ancora una volta tra le più qualificate espressioni del mercato dell'arte antica in Europa. Vi si possono ammirare oggetti di splendida fattura: statue, dipinti, mobili, ceramiche, tappeti, oreficerie. Una panoplia di meraviglie e tante storie da raccontare e da scoprire.

Antonio Canova (1757-1822), Genio Rezzonico (gesso, altezza 165 cm).

MODENA – Da maestri come Guercino, Canova, Tiepolo, Veronese, alle grafiche più raffinate. Da mobili antichi a ceramiche, tappeti, oreficerie e tante storie da raccontare e da scoprire: storie di passioni, di committenti illustri, di fatiche creative, di devozione, di dispersioni e di ritrovamenti, di acquisizioni faticose e di ricerche attente.

Il mondo dell'alto antiquariato e i più grandi collezionisti d'arte antica si sono dati appuntamento a Modenantiquaria, in corso a Modena, giunta alla 29esima edizione, che è la più longeva e visitata fiera d’alto antiquariato in Italia, e tra le più qualificate espressioni del mercato dell’arte antica in Europa. Una fiera dal cuore antico, che considera il collezionismo l’anima della storia artistica e culturale dell’Europa.

Sono cento e cinquanta i galleristi presenti in questa edizione della storica manifestazione modenese che, organizzata quest’anno da ModenaFiere con il sostegno della Banca Popolare dell'Emilia Romagna, viene accompagnata quasi per mano dalla competenza e dalla verve di Philippe Daverio.

Modenantiquaria, che mira a rappresentare le eccellenze nel settore, è l’unica fiera nel panorama europeo a offrire una visione ampia e originale dell’arte antica, grazie alla compresenza di Excelsior, un salone esclusivamente focalizzato sulla pittura dell’Ottocento, e di Petra, dedicata alle antichità per esterni.

Di grande valore molte delle opere presentate, come il Genio Rezzonico di Antonio Canova proposto dalla Galleria Orsi, un busto gigante in gesso di 165 centimetri di altezza, calco dal genio giacente situato sul lato destro del monumento a Clemente XIII Rezzonico in San Pietro a Roma, inviato dal grande scultore nell’estate del 1794 a Girolamo Zulian per la sua dimora padovana, dove aveva allestito addirittura una stanza del Canova, e acquistato alla sua morte da Daniele degli Oddi.

Preziosa anche la Natura morta con violino, libro e frutta attribuito da Francesca Baldassari all’emiliano Cristoforo Munari: un dipinto di qualità superba databile negli anni dal 1703 al 1713 quando l’artista era all’apice della sua fama alla corte dei Medici, presentato al salone modenese da Moretti Fine Arts: una sorta di ritorno a casa, dal momento che Munari iniziò la sua carriera proprio con il patrocinio di Rinaldo d’Este, duca di Modena.

Grande interesse, per la sua importanza artistica e storica e per il legame con la città, ha destato anche lo scenografico e imponente dipinto di Guercino e scuola raffigurante Francesco I d’Este (centimetri 224 x 120), conservato in collezione nobiliare spagnola e proposto dalla Cantore Galleria Antiquaria. Si tratta con ogni probabilità di un dono del duca modenese al re Filippo IV di Spagna in occasione di un suo viaggio a corte nel 1638. Dal libro dei conti di Guercino apprendiamo infatti che furono realizzati un ritratto di Francesco I e un altro della moglie Maria Farnese, opere pagate secondo i documenti «630 scudi in data 31 maggio 1633».

Infine, tra i tantissimi gioielli, non si può non soffermarsi su un pregevole esemplare dell’ebanisteria magnifica romana della metà del Settecento qual è la grande scrivania lastronata (238 x 120 centimetri di lunghezza) di Nicola Bargilli con al centro, in madreperla, le ghiande dei della Rovere, cintura tripartita e bocchette bronzee per i cassetti (Bois de rose e bois de violette, noce, cornici di testa in radica di noce, acero e madreperla) già Lepri di Rota e proveniente da Palazzo Montoro a Roma.

Febbraio, 2015

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