I ragazzi di Fodom

I ragazzi di Fodom

Gemone di Velieronero d'Oltremare
Sans Terre - Alessandra Catalioti per Gemone di Velieronero d'Oltremare

Questa è una storia tristemente vera.
Io mi chiamo Giuliano. E sono all'ultima svolta della garbugliata passione della mia pazienza: ebbene sì, ho smesso (quasi) di essere pignolo. Perciò posso annunciarvi che parlerò dei ragazzi del Fodom (senza sostituire la preposizione articolata del con il di anche se potrebbe sembrare che vi parli di una squadra di calcio o di una selezione di pentathlon).

Sono ladino e non un personaggio di una novella della silloge di prose Le mille e una notte. La mia Valle è protetta dalle Dolomiti, conosciute Dall'unesco e da Sylvester Stallone che vi ha interpretato un film. Piz Ciavazes è una vetta che ricorda i fondali del quattro volte premio Oscar John Ford: immaginatevi una barriera corallina che cresce col salire del livello del mare; e i suoi organismi che, per distanziarsi dall'acqua, continuano a mettere in loco calcio. Il blu se ne va e il processo dell'orogenesi fa svettare denti e creste; tutto è così affascinante: sarà per questo che sono ancora single? Ed è facendomi annebbiare dal suo candore freddo che ora narro scrivendo.

A casa ho tanti amici: dico «a casa» perché studio a Udine: popolata dagli amanti della grappa e del mutismo. La mia migliore amica si chiama Eleonora (detta Testa d'Arancia per via del colore dei suoi capelli, credo ereditati dallo zio); lei ha un tablè (una baita) dove il nonno, tuttora, conserva il fieno della stagione soleggiata. Piccolo rifugio per dormire sopra il biondo. Con al di fuori il verde geometrico delle conifere non tagliate per non essere rimpiazzate da lastroni di cemento civilizzato, colonne portanti di piani abitativi e i supermercati del 3x2. La neve è patrimonio della mia memoria: le cose che ho fatto sono esperibili e non; non tutti sanno inerpicarsi lungo un sentiero di montagna contorto, andare sugli sci e sopportare il filosofeggiare dissennato di Eleo. La neve è un manto che conserva il c'è per conto del futuro. Ci sono tutte le varie fogge e congreghe del caprone Pan, da noi campanilisti della provincia di Belluno. Un'altra amica fodoma (e non si tratta dell'unità ereditaria gene) è Erica: suona con me nella Banda da Fodom. Ha un sax, come la sorella di Eleo, Nene. Una contralto e l'altra tenore. Io mi diletto col clarinetto. Nene credo che abbia un anno meno di me, è molto abile a cadere dalla bicicletta e dagli sci, ultimamente deambula ingessata. Ricordo le sere trascorse assieme a lei a giocare a monopoli durante i freddi inverni con tanta di quella neve da seppellire le case.

Amo l'alpestre aria dei miei posti incontaminati. Il verde primaverile delle foglie: la cui vitalità suggerisce, in me, battiti così lenti che il silenzio può trovare rimpianto. Siamo gente semplice che ancora può cogliere su uno stelo di calla la guazza serale appena depositata. Abbiamo quasi uno spirito animista come i Germani sottomessi da Cesare.

Ed è triste sapere che il deserto nero ha invaso la vita degli uomini.

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Giugno, 2013