I tre gradi di percezione

I tre gradi
di percezione

Alle origini della moderna chiromanzia

Enzo Bordin

Gli scritti sapienziali tramandati dai Magi concordano nel ribadire che la creazione arriva alla perfezione attraverso tre gradi: regno minerale, regno vegetale, regno animale. Dappertutto ritroviamo il termine Ternario e i tre mondi.

Caravaggio, La buona ventura (1594, olio su tela 99×131 cm, Museo del Louvre di Parigi, fonte Wikimedia Commons).

In magia prevalgono tre fasi: principio, realizzazione, adattamento. In teologia: incarnazione, redenzione, Dio. Nell'animo umano: azione, pensiero amore. Nella famiglia: padre, madre, bambino.

Anche nei fenomeni naturali il Ternario appare basilare. Lo spettro solare risulta composto da sette colori; ma visto a distanza, ne conserva tre: rosso, blu e giallo. L'arancione è il risultato di una rifrazione tra rosa e giallo, mentre il verde si ricava tra rosso e blu. L'indaco ed il violetto appaiono il risultato di una rifrazione tra rosso e blu d'intensità diverse.

La stessa gamma musicale, composta di sette toni, si riduce in accordo perfetto (mi,sol, do) di terzina in terzina.

Qui siamo in presenza di trinità relative così percepite: il suono rappresenta la luce che vibra negli orecchi; la vista è invece la luce che vibra negli occhi. Perché in natura, dove tutto è armonia, due cose che partono dalla stessa causa devono necessariamente produrre analoghi risultati.

Gli antichi sapienti, partendo dal concetto di trinità in moto perpetuo (incessante), sono risaliti dagli effetti alle cause riuscendo a stabilire l'esistenza di tre forze superiori riunite in una.

Come avviene con l'atomo, termine greco per definire ciò che la scienza riteneva indivisibile. Invece si è poi scoperto che l'atomo risulta composto da un'infinità di altre particelle ancora più piccole, anch'esse divisibili ma appartenenti allo stesso nucleo.

È davanti ad un dio uno e trino che i saggi dell'antichità hanno piegato le ginocchia. A scrivere un vero e proprio trattato in materia, partendo dalla chiromanzia per poi penetrare nei meandri dell'arcano, fu il pittore paesaggista e scrittore Adolphe Desbarrolles (1801-1866) autore del fondamentale libro Les mystères de la main pubblicato a Parigi nel 1857.

È anche citato per aver pubblicato, tra l'altro, anche il resoconto di un viaggio da lui fatto con Alexandre Dumas. Stando alle cronache dell'epoca, sarebbe stata sua moglie (una zingara) ad insegnargli tutti i segreti della chiromanzia. Ma egli rifiutò tale versione dei fatti, proclamandosi allievo del capitano Casimir Stanislas d'Arpentipgny, soldato e nel contempo letterato.

Nato nel 1790, d'Arpentigny servì l'esercito francese sia sotto Napoleone I che sotto re Luigi XVIII, fino al suo pensionamento avvenuto nel 1844. Mentre si trovava in servizio in Spagna, durante la guerra peninsulare del 1820, conobbe una giovane gitana che lesse le sue mani con straordinaria perspicacia. Rimase folgorate da tanta perspicacia interpretativa.

Da quel giorno si tutto anima e corpo nel campo della chiromanzia studiando tutti i testi rinascimentali reperibili in quel campo e nel contempo cominciando a trarre osservazioni preliminari dalle mani delle persone che incontrava. Ciò gli consentì di fare alcune importati scoperte chirognomiche.

Invitato spesso a riunioni nell'ambito della società francese, nella sua duplice veste di miliare e uomo di lettere, di accorse di un fenomeno particolare: l'esistenza di due diversi strati sociali comportava anche differenze sostanziali tra tipi di dita.

Alla prima lista appartenevano soprattutto scienziati, matematici e ingegneri, mentre alla secondo facevano riferimento per lo più artisti, poeti e musicisti. D'Arpentigny notò che gli individui razionali presentavano sovente dita nodose ai giunti, mentre le articolazioni delle dita dei creativi apparivano quasi sempre lisce. Ne concluse che ciò rappresentava l'immagine icastica della differenza di mentalità tra i rispettivi mondi espressivi.

Un'asserzione destinata a divenire la pietra angolare di tutto il sistema di lettura della mano. Fu proprio D'Arpentigny a formulare un sistema di classificazione basato sulla forma della mano, prendendo in considerazione tali differenziazioni evidenti e distintive che andavano al di là alla diverse forme e dimensioni della mani da lui delineate.

Un altro nome da ricordare è quello di Louis Lucas che nel 1854 , nel suoi libro testo Chimie nouvelle sostiene che i simboli del Cristianesimo si rifanno a queste idee metafisiche degli antichi saggi. Furono a suo dire i Padri della Chiesa, all'epoca del neoplatonismo, a trasfondere in dottrina i precedenti testi sapienziali.

Rifacendosi alla stato del sapere scientifico dell'epoca Lucas cita lo stesso Platone, discepolo di Pitagora, sostenendo che «come il suo maestro, non professava altri simboli al di fuori di quelli degli egizi, a loro volta appresi da non si sa bene chi: simbologie improntate alle leggi fisiche della conoscenza acustica». E aggiunge: «È proprio nella produzione simultanea di tre centri armonici che troviamo questa consustanzialità e questa contemporaneità, oscure in presenza di un'ipotesi diversa».

E cita alcuni esempi, esempi, a cominciare dalla Santissima Trinità: «In effetti lo Spirito Santo che dona la vita, paragonato alla mediante acustica, procede dal Padre e dal Figlio. E in musica la triade produce armonia; in ottica provoca la luce dorata, i raggi solari; in chimica determina l'azoto che dà vita a tutto ciò che respira».

Al termine di questo suo ragionamento Lucas arriva alla conclusione che in un'esistenza soprannaturale stia racchiusa «tutta la fisica del futuro, poiché la natura produce gli atti di Dio stesso, unitari nel loro principio ancorché multipli nella loro applicazione ma non all'interno di un panteismo stupido che confonde la causa prima con l'effetto bensì attraverso un ragionamento sugli attributi di Dio che non oppone più il mondo esterno alla potenza infinita del Creatore».

Il grande romanziere francese Honoré de Balzac, nel suo libro mistico Louis Lambert scritto nell'estate del 1832 mentre si trovava con un amico nel castello di Sachè, analizza e sviluppa del idee di un geniale ragazzo affascinato dalle idee del filosofo svedese Emanuel Swedemborg (1688-1772). Si tratta di un romanzo incluso nella sezione di studi filosofici denominati La Comedie Humaine.

In Lambert, protagonista del libro, Balzac divide il mondo delle idee in tre sfere: istintuale, astratta e specialistica. La maggior parte del genere umano visibile coltiva la prima. Gli istintivi «nascono, lavorano e muoiono senza elevarsi al secondo grado dell'intelligenza: l'astrazione», intesa come ragionamento e calcolo basati su dati precisi e non già inficiata da condizionamenti di tipo emotivo.

Se l'astrazione, paragonata all'istinto, appare una potenza quasi divina, «diventa tuttavia una debolezza se messa a confronto con il dono della specialità, l'unica in grado di poter spiegare Dio». L'astrazione, in altre parole, comprende tutta una natura in divenire, come il seme contiene virtualmente il sistema di una pianta e i suoi prodotti.

Spiega il genietto Lambert: «Dall'astrazione nascono le leggi, le arti, gli interessi, le idee sociali. L'uomo giudica tutto tramite un suo procedimento mentale astratto: il bene e il male, la verità e il crimine».

Si trovano però anche degli esseri intermedi (misti) che non separano in modo netto l'istinto dall'astratto. In certi certi casi il comportamento istintuale si mescola con quello astrattivo ( e viceversa) in proporzioni infinite. In altri casi ancora le due azioni si neutralizzano agendo attraverso forze uguali.

La specialità (vista da Balzac come genio, intuizione, spontaneità e concezione elettrica del mondo) consiste «nell'inquadrare correttamente le cose materiali con quelle appartenenti al mondo spirituale, nelle loro rispettive ramificazioni originali e consequenziali».

Ne consegue che ii geni umani più felici risultano quelli «partiti dalle tenebre dell'astrazione per arrivare alle luci della specialità». Specialità intesa come species, parola latina che significa «capacità di vedere tutto in un solo colpo». Deriva da speculum (specchio), lo strumento idoneo «per apprezzare una cosa intera partendo da un dettaglio». Non a caso la specialità implica l'intuito.

E l'intuito è una facoltà dell'uomo interiore, di cui la specialità rappresenta un attribuito. Essa agisce tramite sensazione, ignorata da chi obbedisce.

Il giovane Louis Lambert arriva a questa conclusione: «Entro la sfera dello specialismo e quella dell'astrazione, così come quella dell'istintualità, si trovano esseri che passano da un regno all'altro producendo dei misti: sono gli uomini di genio».

Uomini senza confini che riescono a spaziare nei tre gradi. Lo specialista incarna la più perfetta espressione dell'uomo perché «oltrepassa la misura e rappresenta l'anello che lega il mondo visibile ai mondi superiori: si muove sotto la spinta di una forza interiore».

L'istintivo appare invece sotto misura, mentre, l'astrattivo sta nella media.
L''istintivo agisce, l'astrattivo pensa.

Settembre, 2013

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Caravaggio, La buona ventura (1594, olio su tela 99×131 cm, Museo del Louvre di Parigi, fonte Wikimedia Commons